Sarri non ha tradito i napoletani, ha tradito se stesso

16.06.2019 15:45 di Dario De Martino Twitter:    Vedi letture
Sarri non ha tradito i napoletani, ha tradito se stesso

(di Dario De Martino). Adesso anche i sarristi più sarristi devono crederci. Non sono soltanto voci insistenti: ora è ufficiale. Quello che sembrava un incubo è diventato realtà, Maurizio Sarri è il nuovo allenatore della Juventus. Succede tutto in una noiosa e calda domenica pomeriggio, subito dopo pranzo. L’annuncio ufficiale, anche se atteso da giorni, arriva comunque come un fulmine a ciel sereno e sconvolge la domenica. Perché la notizia di Sarri alla Juventus non può essere digerita come un semplice addio. E così, mentre si leggono i primi commenti e si ragiona a tavola o in spiaggia, la mente torna indietro e rivive in pochi flash un’intera avventura. 

In principio era solo un’idea di gioco del calcio. Poi è diventato il sogno di un popolo, quello napoletano, che cercava ancora nel pallone una rivalsa sociale. Pian piano è cresciuto ancor di più. È diventata un’ideologia. E no, il termine non è affatto esagerato. Quando la società non offre spazi d’aggregazione attorno alle idee e il successo politico e sociale non è altro che marketing, agli orfani dell’ideologismo non rimane che aggrapparsi attorno a un allenatore di calcio. Un tecnico che non ha solo idee calcistiche, ma vere idee politiche: la rivoluzione con pochi uomini fidati, la creatività e la bellezza come mezzo per raggiungere il risultato ma anche come scopo finale, la cultura del lavoro meticoloso e senza sosta come unica strada verso il successo. Principi che vanno ben oltre il calcio. Sono modi di intendere la società. È politica. D’altronde solo così si può raggiungere un consenso che trasborda lo sport. Solo così si può portare un gruppo di tifosi del Napoli in piazza Miraglia per tifare Chelsea. E non solo certo i napoletani. Dall’ombra del Vesuvio, ancora una volta e non a caso, è partita una magia che ha travolto tanti e che non si è mai spenta, nemmeno con Inter-Juventus, nemmeno con lo scudetto perso in albergo, nemmeno con il passaggio al Chelsea. È un qualcosa di più: è una genuina ma raffinata idea del mondo. Anzi, era. 

Ora non è più un dubbio. Il tradimento è cosa fatta. E non ci sono altri termini: di tradimento si tratta. Non dei napoletani. Da Altafini a Higuain, sarebbe solo un altro che passa dall’azzurro al bianconero. Il passaggio al club degli Agnelli è il tradimento dell’intero popolo sarrista. Ma ancor di più: Sarri tradisce se stesso. Al di là della rivalità sportiva, il nocciolo della questione sta nei simboli. La Juventus è il simbolo del palazzo, è il simbolo del potere da ribaltare con la rivoluzione, è quel club verso cui il comandate diceva di nutrire «lo stesso retropensiero dei tifosi del Napoli». Maurizio Sarri ha dato un approccio ideologico al suo ruolo da allenatore e in tanti lo hanno seguito. Anche perché sembrava un comandante genuino. Ora sorge il dubbio: era un’ideologia vera o solo rappresentazione? Nel primo caso, e i sarristi che hanno creduto nel sogno lo penseranno fino alla fine, Sarri con il passaggio alla Juventus tradisce sé stesso. Nel secondo ha tradito tutti gli altri. 

Con la giornata di oggi la rivoluzione sarrista finisce. E “ci si sente come in due”, come nel “qualcuno era sarrista” gaberiano di uno dei seguaci del movimento, rappresentato da una pagina Facebook che è diventata molto di più. Da una parte l’uomo inserito che ragiona e concretezza il tradimento. E dall’altra il gabbiano che non ha più nemmeno l’intenzione del volo.