Solo lacrime per Callejon

01.09.2020 11:47 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Solo lacrime per Callejon

(di Arturo Minervini) - Oggi vi parlo di Callejon. E vorrei che lo faceste anche voi. Vorrei che il web fosse inondato da immagini di Callejon. Esistono tante immagini sorridenti dello spagnolo, ma altre sono più adatte ad inquadrare il suo cammino al Napoli. Eccolo, girato di schiena con l'inserapabile maglia numero 7, mentre si asciuga la fronte. Eccola l'immagine per eccellenza: Josè che cerca di contenere sudore e fatica, dopo l’ennesima caccia alla profondità, esploratore senza timore di spazi ed occasioni.

Il momento di andare, per chi sull’andare ci ha costruito tutta la carriera, è un beffardo paradosso. Ricordare e celebrare, un doveroso omaggio per chi ha calpestato come uno zerbino la vocina nella testa che ti sussurra sinuosa ‘fermati, riposati, risparmiati’. Callejon era differente. Ha messo al primo posto il presente, il Napoli, l’immediata necessità di concedersi totalmente allo scopo. Callejon ha saputo trovare calore nell’ombra, nei posti gelidi riservati a chi non sempre ha i riflettori puntati.

Scudiero fedele, con l’animo iberico del Don Chisciotte che vuole proporsi come l’anti-eroe, l’alternativa maledettamente e meravigliosamente umana agli invincibili cliché dell’uomo che non deve chiedere mai. Josè, tra i più abili narratori di quello spazio vuoto, di quella distrazione fatale dei difensori. Nella zona d’ombra, come serpente che sa individuare meglio di chiunque altro il momento giusto per affondare il colpo, pronto ad esplorare ogni possibilità. Fino allo sfinimento.

Fino a doversi fermare, giusto un secondo. Per contenere la fatica che si fa sudore. Per poi ricominciare. Spostato un pochino ai margini della contesa, sulla destra. Dove c’è poca luce, dove c’è tanta ombra: complice degli amore più sinceri. Casa naturale di un amore così grande, che sembra non finire, anche nel giorno in cui ufficialmente dovrebbe finire. Ci manchi già così tanto, che siamo così sciocchi da non accorgerci che in campo ci mancherai ancor più di adesso.

Oggi vi parlo di #Callejon. E vorrei che lo faceste anche voi. Vorrei che il web fosse inondato da questa foto. C’erano tante immagini sorridenti, ma ho pensato che questa fosse la più adatta. Josè che cerca di contenere sudore e fatica, dopo l’ennesima caccia alla profondità, esploratore senza timore di spazi ed occasioni. Il momento di andare, per chi sull’andare ci ha costruito tutta la carriera, è un beffardo paradosso. Ricordare e celebrare, un doveroso omaggio per chi ha calpestato come uno zerbino la vocina nella testa che ti sussurra sinuosa ‘fermati, riposati, risparmiati’. #Callejon era differente. Ha messo al primo posto il presente, il #Napoli, l’immediata necessità di concedersi totalmente allo scopo. #Callejon ha saputo trovare calore nell’ombra, nei posti gelidi riservati a chi non sempre ha i riflettori puntati. Scudiero fedele, con l’animo iberico del Don Chisciotte che vuole proporsi come l’anti-eroe, l’alternativa maledettamente e meravigliosamente umana agli invincibili cliché dell’uomo che non deve chiedere mai. Josè, tra i più abili narratori di quello spazio vuoto, di quella distrazione fatale dei difensori. Nella zona d’ombra, come serpente che sa individuare meglio di chiunque altro il momento giusto per affondare il colpo, pronto ad esplorare ogni possibilità. Fino allo sfinimento. Fino a doversi fermare, giusto un secondo. Per contenere la fatica che si fa sudore. Per poi ricominciare. Spostato un pochino ai margini della contesa, sulla destra. Dove c’è poca luce, dove c’è tanta ombra: complice degli amore più sinceri. Casa naturale di un amore così grande, che sembra non finire, anche nel giorno in cui ufficialmente dovrebbe finire. Ci manchi già così tanto, che siamo così sciocchi da non accorgerci che in campo ci mancherai ancor più di adesso.

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 1 Set 2020 alle ore 2:39 PDT