ESCLUSIVA - Dal restyling al caos, Esposito svela i retroscena sul San Paolo: "Troppi regali di DeMa, ADL deve pagare"

29.08.2018 08:41 di Dario De Martino Twitter:   articolo letto 82306 volte
ESCLUSIVA - Dal restyling al caos, Esposito svela i retroscena sul San Paolo: "Troppi regali di DeMa, ADL deve pagare"

(di Dario De Martino). La bufera scoppiata nelle ultime settimane sul San Paolo ha radici antiche. La gestioni dei rapporti con la Ssc Napoli da parte del Comune, in particolare sul San Paolo, è sempre stata difficile. Chi ne sa tanto, sia sul piano amministrativo per la gestione dello stadio sia su quello politico per i rapporti tra de Magistris e De Laurentiis, è l'ex presidente della commissione Sport Gennaro Esposito (nella foto in basso). In quel ruolo, nella scorsa consiliatura, è stato l'unico a riuscire a portare in commissione il patron del Napoli. E non solo. Ha permesso lui, attraverso un emendamento, l'utilizzo dello stadio con la formula a domanda individuale (inserendo il 10% degli incassi in favore del Comune). Formula con la quale si sta andando avanti dalla scadenza della convenzione. E sulla stessa convenzione ha lavorato a lungo. Ma soprattutto ha permesso a Palazzo San Giacomo di riscuotere circa 6 milioni dal club azzurro, che per anni non aveva pagato l'uso dello stadio. All'epoca Esposito era esponente della maggioranza di de Magistris in consiglio comunale. Pian piano, però, non si è più ritrovato nelle scelte politiche, ma soprattutto nella gestione amministrativa, del sindaco. Così non si è ricandidato, ma non rinuncia a stare sul campo dell'attivisimo civico, attaccando il sindaco e combattendo con i residenti, da avvocato e da presidente del "Comitato per la quiete pubblica e la vivibilità cittadina", la battaglia dei residenti contro la "movida molesta". 

Come erano i rapporti con De Laurentiis quando lei era presidente della commissione?
«Io l'ho sempre impostato come un rapporto di carattere contrattuale, chiarendo subito che io rappresentavo la parte pubblica e non potevo fare favoritismi a nessuno. Cosa che invece non hanno fatto il sindaco e gli assessori che hanno pensato di avere un atteggiamento "morbido" con De Laurentiis, magari facendogli anche delle promesse, che poi non sono riusciti a mantenere. Penso, per esempio, al mutuo con il Credito Sportivo per la ristrutturazione del San Paolo che la Corte dei Conti ha bloccato. L'errore dell'amministrazione è stato proprio nel modo in cui sono stati impostati i rapporti con De Laurentiis». 

In che senso? Come andavano gestite le interlocuzioni col presidente del Napoli secondo lei?
«Mi spiego con un esempio. De Laurentiis, tramite Formisano, invitò me e i capigruppo del consiglio ad una cena all'hotel Vesuvio. Io declinai, spiegando che per una questione di rispetto istituzionale della gestione del San Paolo bisognasse discuterne in commissione e non a cena. Tant'è che De Laurentiis venne il commissione. Sono stato l'unico a portare il patron azzurro ad una riunione di commissione». 

Ora è guerra aperta con la SSC Napoli. 
«De Laurentiis è una persona ostica. Bisognerebbe trattarlo, secondo me, formalmente, facendogli capire che il Comune rappresenta la parte pubblica ed è soggetto alla Corte dei Conti, alla responsabilità erariale e a tutti i vincoli a cui sono soggetti gli enti pubblici. Riprendo l'esempio di prima. Il capo di gabinetto Auricchio e l'assessore Borriello non sarebbero dovuti andare a parlare della questione stadio all'hotel Vesuvio. Bisognava dirgli subito che ci sono dei vincoli di finanza pubblica che l'ente pubblico non può superare. Tutto questo a De Laurentiis non è mai stato chiarito per bene dal sindaco e dai suoi. De Laurentiis è abituato a ragionare col privato, queste cose bisognava chiarirgliele subito. Invece il sindaco gli avrà promesso alcune cose, senza però poterle mantenere. E da lì il patron si è innervosito con Palazzo San Giacomo».

Parliamo del progetto di restyling del San Paolo fatto da De Laurentiis in cambio della concessione per 99 anni?
«Sì, nel senso che De Laurentiis credeva di poter incassare "sì" dal sindaco convinto che fosse dalla sua parte e si è spinto fino alla richiesta di ricevere lo stadio per 99 anni gratuitamente in cambio di lavori per 20 milioni. E non solo.  De Laurentiis in cambio di quei 20 milioni di lavori, chiedeva pure 400mila metri quadrati su piazzale Tecchio per realizzare un centro commerciale. Il patron è arrivato a fare questa richiesta perchè era convinto che il sindaco potesse accettare qualsiasi cosa. Sin dal 2004, quando De Laurentiis ha acquistato la società, gli sono stati fatti tanti regali. Quando De Laurentiis ha acquisto la squadra, il Comune gli ha "abbonato" le quote pregresse e si è accollato alcuni lavori».

Lei ha poi deciso di abbandonare l'esperienza politica con de Magistris. Questa gestione dello stadio può essere definita uno specchio della gestione amministrativa che non l'ha più convinta?
«E' la riprova che la gestione della cosa pubblica con de Magistris non è svolta secondo i canoni della correttezza amministrativa, che pensavo fosse sicura con un ex magistrato».

Lei è riuscito anche a portare nelle casse del Comune dei soldi un bel po' di annualità non pagate dal Napoli. 
«Sì, appena scoprii che De Laurentiis non pagava lo stadio, sollecitai subito i dirigenti. Ma siccome l'amministrazione è sempre stata morbida con De Laurentiis, io fui costretto a fare un esposto alla procura della Corte dei Conti perchè non potevo assumermi la responsabilità di rilevare un inadempimento contrattuale così forte senza denunciare la cosa. La vicenda finì nelle mani della Procura della magistratura contabile che dispose un sequestro da 6 milioni e 230mila euro sulla Unicredit. Sequestro che alla fine non si ebbe anche perchè De Laurentiis pagò quanto doveva. I 6 milioni e 230mila euro rappresentavano quanto non aveva pagato dal 2006 al 2014. Ma non è finita lì. Nel 2016 scrissi di nuovo agli uffici per chiedere se De Laurentiis stesse pagando per lo stadio. In quel caso venni a sapere che per quel biennio mancavano altri 600mila euro. Anche quella volta sollecitai i servizi, ma nel frattempo fui sostituito alla commissione Sport. Ma non solo per il canone dello stadio ho fatto battaglie sul San Paolo». 

Cioè? È riuscito ad apportare altri cambiamenti alla gestione dei rapporti col Napoli?
«Sì. E' grazie ad un mio emendamento che è possibile dare al Napoli lo stadio con servizio a domanda individuale dietro il corrispettivo del 10% sugli incassi oltre il canone. E non solo. Feci anche un emendamento sulla buvette. De Laurentiis incassa circa 30mila euro a partita dalla buvette, perchè si fa dare 60 centesimi a spettatore, a prescindere dal fatto che consumino o meno. E poi feci anche un proposta di delibera, che però non arrivò in consiglio, per sponsorizzare l'esterno del San Paolo. Anche perchè recuperare soldi dallo stadio serve anche per sostenere i costi che comporta la gestione dell'impianto. Non è vero che il Comune non paga niente per lo stadio». 

Cioè, quanto costa lo stadio al Comune?
«Al 2015, ma vale ancora oggi, Palazzo San Giacomo spende oltre 2 milioni e mezzo di euro per mantenere lo stadio. Considerate solo che ci sono quasi 400mila euro di spesa annui solo per l'acqua. D'altro canto, invece, De Laurentiis che dice che il San Paolo è un "cesso", incassa circa 15 milioni di euro l'anno dallo stadio. E c'è di più. De Laurentiis dice di vantare alcuni crediti col Comune, ma non è proprio così».

In che senso? L'installazione dei tornelli è una spesa che ha sostenuto la società. 
«Sì, ma bisogna fare le cose per bene. Mi rivolsi anche all'avvocatura per questo. Il Comune non può corrispondere questi soldi a De Laurentiis, perchè i lavori non sono stati realizzati secondo al forma pubblica. Non puoi spendere 2 milioni e mezzo per lo stadio senza rispettare tutte le norme sui contratti pubblici di appalto e poi presentare delle fatture chiedendo che il Comune te li restituisca. Nel pubblico non funziona così».

Come bisognerebbe intervenire ora, secondo lei, per provare a regolarizzare i rapporti tra il Comune e la società?
«Credo che ormai i rapporti tra de Magistris e De Laurentiis siano lacerati, non credo che ci siano le condizioni, anche in un prossimo futuro, per stipulare una convenzione. Il prossimo sindaco, invece, dovrà incontrare De Laurentiis e porre la questione strettamente sul piano contrattuale. Io proporrei il modello che si usa a Milano. Cioè la società paga quanto deve al Comune, ma una parte di questo invece di darla a Palazzo San Giacomo, lo rinveste nella manutenzione dello stadio, realizzando un programma condiviso di interventi»..