L'Angolo Sarrista - Pressing e copertura della profondità: così Ballardini ha messo in difficoltà il Napoli
Al San Paolo il Napoli soffre ma porta a casa tre punti determinanti per la corsa Scudetto. Solito possesso palla soverchiante (66%), 16 tiri totali, in diverse circostanze però gli azzurri sono apparsi un po’ frenetici, probabilmente condizionati dall’enorme importanza della gara e dagli sviluppi di una serata in cui il pallone sembrava non voler entrare. Due pali clamorosi, imprecisioni sotto porta, qualche egoismo di troppo (da sottolineare ahimè nel primo tempo il pallone non dato da Mertens ad un Callejon solissimo sul secondo palo), c’è voluta l’incornata di Albiol per sbloccare un match delicatissimo.
Nel post partita Sarri è stato molto chiaro. Quella di ieri sera era una gara a rischio. Gli uomini di Ballardini subiscono pochissimi gol in trasferta e sono difficili da infilare quando difendono bassi e ordinati. In aggiunta hanno scelto di privare il Napoli di quel pressing alto e intenso che lo porta spesso a rubare palloni nella metà campo avversaria, rinunciando a qualsiasi tentativo di uscita dal basso puntando esclusivamente sul rilancio di Perin in direzione del gigante bulgaro Galabinov.
Il 3-5-2 rossoblu era davvero ben strutturato. Il tecnico del Grifone ha schierato sulla destra il più difensivo Rosi per cercare di limitare il Napoli sul lato più tecnico, mentre sull’altra corsia Laxalt era chiamato a svolgere compiti prettamente difensivi, ovvero non perdere mai di vista Callejon. Ballardini ha poi optato per due mezzali di movimento, Lazovic e Hiljemark, incaricate di seguire a tutto campo Hamsik (Zielinski) ed Allan.
#NapoliGenoa Nel 3-5-2 dei rossoblu il giocatore che detta i movimenti difensivi è Bertolacci. Qui sale in pressing su Jorginho prendendolo di spalle, il quale braccato ai lati da Pandev e Galabinov è costretto a tornare indietro di prima da Koulibaly pic.twitter.com/258C1mhsNI
— Jacopo Ottenga (@JacopoOttenga) 19 marzo 2018
Il perno difensivo dello scacchiere genoano era però Bertolacci. Quando Jorginho restava in posizione centrale ed era in attesa di essere servito da uno dei due centrali (come in foto), il centrocampista rossoblu saliva forte in pressing con i tempi giusti costringendolo a riniziare costantemente da dietro. Quando invece il play italo-brasiliano si spostava su di un lato Bertolacci restava a guardia del passaggio tra le linee.
Visione di campo limitata, poco tempo a disposizione per pensare, Jorginho, attaccato di spalle, veniva privato del gioco in verticale e il Napoli della principale arma per velocizzare il gioco ed arrivare direttamente in area.
Una volta poi che gli azzurri con il loro giro palla conquistavano la metà campo avversaria e attaccavano con l’intero collettivo fronte alla porta, il Genoa finiva per schiacciarsi all’interno della propria trequarti in modo da togliere al Napoli l’arma della profondità e a Jorginho le verticalizzazioni alle spalle dei difensori.
Ai partenopei in pratica non restava altro che andarsi a posizionare tra difesa e centrocampo, lo spazio da cui non a caso sono nate le occasioni più importanti, come lo spettacolare palo interno di Mertens e la conclusione alta di Allan all’interno dell’area di rigore.
#NapoliGenoa Il Napoli risale il campo dopo essere andato a destra da Hysaj, il Genoa si alza subito in pressing formando vari 1 vs 1. La gestione del pallone è così compressa in piccoli spazi esponendo gli azzurri al rischio di pericolosi contropiedi pic.twitter.com/RVw2E8n3bK
— Jacopo Ottenga (@JacopoOttenga) 19 marzo 2018
Mentre Hysaj e Mario Rui si sovrapponevano sulle fasce in modo da preservare una certa ampiezza, Callejon ed Insigne si accentravano costantemente a ridosso di Mertens per cercare di disorientare la linea a 5 rossoblu (diventava praticamente un 5-3-2) con frequenti scambi di posizione o trovare un varco tramite scambi rapidi nello stretto.
Il serrato blocco ospite tuttavia non ha dato grossi segni di cedimento costringendo molte volte il Napoli ad allargare il gioco sulle fasce per poi risalire il campo rapidamente e provare a servire nuovamente uno dei tre attaccanti tra le linee. In questi frangenti, di fronte ad un Napoli molto esposto offensivamente (restavano praticamente a difesa della porta i due centrali e il terzino non coinvolto nell’azione), si alzava il pressing del Genoa, sempre pronto con i propri terminali offensivi ad indurre i partenopei all’errore per poi ripartire in contropiede a tutta velocità. La gestione del pallone, compressa in pochi spazi, non è sempre stata perfetta, portando gli ospiti a concludere per ben 12 volte (3 sono arrivate da calcio piazzato, 9 da azioni manovrate originate da contropiedi) verso la porta difesa da Reina, e poche squadre sono riuscite a registrare questi numeri al San Paolo.
Per fortuna alla fine è arrivata la zampata del singolo, l'ennesima rete su calcio da fermo, che è servita a strappare 3 punti necessari per continuare ad alimentare il sogno Scudetto.
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