Olivera si racconta: "Un orgoglio vincere 3 trofei a Napoli. Maradona è come un dio. Sulla città..."
Mathias Olivera, difensore del Napoli e dell'Uruguay, si è raccontato in una lunga intervista all'influencer uruguaiano Rafa Cotelo nel suo format Por La Camiseta. Di seguito i punti principali evidenziati da TuttoNapoli.net.
Non è un casino guidare in questa città?
"No, la verità è che è complicato. Devi abituarti perché è un po' come una rotatoria al contrario, contromano... non gli importa niente"
Non rispettano nulla?
"No, qui no. Gli è indifferente, sinceramente. I primi mesi mi incavolavo, dicevo: ma cosa stanno facendo? Sono tutti matti? Non rispettano nulla, non ci sono semafori, non ci sono strisce. Ma vanno, vanno avanti. Non capisco quale sia la logica, perché da noi in Uruguay se fai una mancanza chiedi scusa. Qui invece suonano il clacson, litigano, discutono. E per di più buona parte della città ha vicoli strettissimi, strettissimi, dove non ci passa neanche un'auto".
E la spiaggia? La costa è fantastica.
"Sì, la costa è una follia. In piena estate nel weekend è più complicato, ma io cerco spesso di andarci la mattina con il cane, le mie figlie, la mia ragazza, a camminare, a prenderci un mate. È meraviglioso".
Mi ha colpito che non si veda nemmeno una maglia di un'altra squadra, nemmeno un souvenir, nemmeno un magnete di un altro club in tutta la città.
"Sì, esatto. Qui lo vivono tutti, dalla persona più piccola alla signora più anziana. Ti conoscono e vivono il calcio in modo diverso. Lo si vive moltissimo qui".
Maradona è come un dio qui:
"Sì. Qui in questa città, sì, lo è ancora dopo tanti anni. Ha dato moltissimo al club. È come un mito vivente. Dalla persona più anziana che l'ha visto giocare fino ai più giovani, se lo tramandano. E poi al Napoli c'è una statua, quindi è continuamente presente.
Tu non ti puoi lamentare: in pochissimi anni hai già dei titoli, e la tua faccia è per la città.
"Sì, grazie a Dio. Sono qui da tre anni e mezzo e ho potuto vincere due Scudetti dopo tanto tempo, e anche una Supercoppa. È un orgoglio. A volte sinceramente non ci si rende conto. E ti accorgi di tutto quando vedi la tua faccia in giro e quel fanatismo".
Ti capita che, che so, vai a comprare una pizza e te la regalano?
"Sì, esatto. Hanno le loro cose che a volte ti fanno impazzire, ma la gente qui è davvero affettuosa e lo dimostra ogni giorno. Ogni tanto arriva una pizza gratis. In quel senso è una follia".
Oggi vedere i tuoi genitori guardarti con orgoglio in Nazionale, al Mondiale... deve essere speciale
"Sì, certo. Dopo tutto quello che abbiamo vissuto, e ora vederli che possono viaggiare, andare alla Copa América, al Mondiale. Per me è un orgoglio e sono molto contento per loro e per tutta la mia famiglia".
Primo atterraggio in Europa, 18 anni, pochissime partite in prima squadra al Nacional. Come fu?
"Il Getafe fu il mio primo club. La città è bellissima, la lingua, la cultura. E il club è più di quartiere, lotta, il suo obiettivo è non retrocedere, non hai la pressione di dover vincere tutto. È un club molto familiare, tanti uruguaiani, allora fu più facile ambientarsi".
Come arrivò la chiamata dell'Uruguay? Te la fece Darío Rodríguez?
"Sì, mi scrisse su WhatsApp. 'Ciao, sono Darío Rodríguez, voglio parlarti'. Mi fecero sapere che sarei stato convocato per la prima volta. Incredibile, perché amo l'Uruguay, amo giocare con la Nazionale. Ogni volta che gioco è una delle cose più belle che ci siano. Quella settimana, un nervosismo terribile".
E arrivare in uno spogliatoio con Godín, Cavani, Suárez...
"È un orgoglio. Quella settimana un nervosismo enorme, ma meraviglioso, il più bello che ci possa essere".
Serie A Enilive 2025-2026
![]() |
VS | ![]() |
| Napoli | Bologna |
Editore: TC&C SRL - Testata giornalistica
aut. Tribunale Napoli n. 4 del 12/02/2020
Iscritto al Registro Operatori
di Comunicazione al n. 18246
Direttore editoriale: Antonio Gaito
Direttore responsabile: Francesco Molaro




