Tuttonapoli

Clemente di San Luca: "Insopportabile presunzione di Conte, nuovo attacco a medici e mercato"

Clemente di San Luca: "Insopportabile presunzione di Conte, nuovo attacco a medici e mercato"
Oggi alle 13:40Le Interviste
di Arturo Minervini

Guido Clemente di San Luca, Docente di Giuridicità delle regole del calcio presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Vanvitelli, si è espresso così ai nostri microfoni: "Mamm’ d’ ’o Carmn! Che sofferenza! E che soddisfazione! Urla a squarciagola per tutti i gol. Tranne il primo. Che mi ha lasciato ammutolito. Incredulo. E al tempo stesso arrabbiato. Perché martedì scorso (prendendomi gli abituali insulti) l’avevo scritto agli amici della chat. A Genova dobbiamo giocare con Meret, Beukema, Rrahmani, Buongiorno (o JJ). E invece. Trenta secondi ed ecco il risultato. E che c…avolo. Vabbè, c’è tempo. E la vita diventa McFratm. Napoli e la Scozia si fondono, diventano tutt’uno! Gooooooool!!! Il grido esce dalla finestra, attraversa Fuorigrotta e raggiunge la collina dei Camaldoli. Uguale ai gol del 2-2 e del 2-3. Gooooooool!!! E per tutto il resto. Comprese le pesanti invettive rivolte all’arbitro, e all’ormai non più tollerabile ‘chiosatore’ arbitrale, definitivamente privo di ogni benché minima credibilità.

1. Ad ascoltare, poi, i commenti sugli episodi ‘discussi’ nelle trasmissioni delle TV e radio nazionali (su tutte le reti: DAZN, SKY, RAI) viene veramente la nausea. Un chiacchiericcio indegno, dal quale si riesce a capire – meglio che da qualsiasi programma d’informazione ‘pseudo-politica’ – quanto questo Paese soffra maledettamente la mancanza di cultura della legalità. Agire secondo legalità – non guasta ricordarlo – non vuol dire comportarsi in modo virtuoso. Se così fosse, ci consegneremmo definitivamente al relativismo più assoluto. Ognuno (e pure giustamente) considera virtù quello che egli reputa tale. Ma la convivenza democratica impone che le diverse opinioni sulla virtù vengano composte nelle norme emanate all’esito della mediazione ‘politica’ fra esse. Legalità significa semplicemente rispetto della legge. Da parte di tutti. A cominciare dai poteri pubblici.

Le regole, naturalmente, si possono discutere. Ma in sede di revisione normativa, non laddove si tratta di doverle applicare e far rispettare. Può ben dirsi, perciò, costituente una istigazione a violare le regole l’attitudine di coloro che discutono adoperando argomenti tipo: «Il calcio è finito»; «Questo non è più calcio»; «Non è il calcio che abbiamo giocato noi». E meno male! Perché quello era intriso fino alle ossa di arbitrii ed illegittimità. Guarda caso, quasi esclusivamente a beneficio dei tre club potenti.

I due rigori di Genoa-Napoli non sono opinabili. È vero che Vitinha fa il furbo e si trascina la gamba prima dell’impatto, ma Alex obiettivamente lo ostacola in maniera «negligente», perciò illegale. E su Vergara (non si tratta di pestone, ma di sgambetto) uguale. Senza il «negligente» tocco di Cornet, lo scugnizzo avrebbe potuto tirare in porta. È vergognosa la litania, priva di ogni minima base normativa, del dibattito mediatico. Lo stesso De Rossi – benché pure lui nostalgico del calcio del «campionato col verme» (come efficacemente lo definisce Ziliani) – ha finito per rivelare la consapevolezza della regola, riferendo con onestà intellettuale il pensiero del suo collaboratore. A parti invertite, si sarebbero lamentati della mancata concessione del calcio di rigore. Perché Cornet – non diversamente da Meret – «mostra una mancanza di attenzione o considerazione nell’effettuare un contrasto», «agisce senza precauzione» (pur nessuno avendo piena conoscenza della regola). Alla stessa stregua, tecnicamente, se è ineccepibile la seconda ammonizione a JJ, è illegittima la prima, perché il brasiliano non «agisce con noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario». Non v’è alcuna «imprudenza». Trattasi (tuttalpiù) di «negligenza». Non è affatto inappropriato, invece, l’intervento VAR a Bologna. Altro che «dinamica del gioco». Inequivocabilmente le immagini mostrano che Pondrega «mette in pericolo l’incolumità» dell’avversario: è «vigoria sproporzionata».

Le regole, ragazzi. Le regole. Solo stando ad esse si può tendere alla uniformità di giudizio. Invocare l’interpretazione del «senso del gioco», che sarebbe patrimonio esclusivo degli ex calciatori, è una truffa ingannevole. Fuffa adoperata ad arte per conservare l’incontrollabile arbitrio dei direttori di gara.

2. Riguardo a questa vittoria, volendo andare oltre l’incontenibile appagamento (sia emotivo, sia per la stretta utilità) del tifoso azzurro, dal dibattito mi pare si debbano cogliere due questioni rilevanti. La prima concerne Meret. «Con lui si parte ad handicap». «Meret è uno dei portieri più scarsi della storia del Napoli». «È una preoccupazione per i compagni». «Meret non è cosa per come gioca il Napoli». «Mai più in campo Meret». «Fortunatamente sarà la sua ultima partita». «Adesso Meret si siede in panchina». Un campionario di autentiche bestialità.

Che vanno di pari passo con la incondizionata fiducia in Conte, che i suoi adulatori acritici portano oltre ogni ragionevolezza. Mi scrivono: «La verità è che senza questo allenatore il Napoli sarebbe 15°. Invece può ancora giocarsi lo scudetto. Nonostante tutto». Certo che ancora potrebbe farlo. Se l’Inter si suicidasse. E nessuno vuole sminuire gli indubbi meriti del mister. Ma mica è infallibile. A mio avviso ha sbagliato formazione. Ed è uno dei principali responsabili di tutti questi infortuni (ho provato a spiegarlo nel pezzo del 6 febbraio). Perché la sua indiscutibile dote di saper motivare i ragazzi fino al sacrificio e all’abnegazione, non di rado, si trasforma in una sorta di vero e proprio ‘fondamentalismo’. Condito da una comunicazione opaca e stizzosamente reticente.

Non frequentando Castel Volturno e non sapendo che vita fanno i giocatori fuori dal campo, non ho alcun titolo per giudicare il suo operato. È ovvio che, per fare le scelte, egli si avvale di informazioni che non abbiamo. Scrivo sempre, però, quello che vedo e che penso. Da osservatore libero e autonomo. E ciò che vedo mi fa pensare quello che scrivo. Non lesino critiche, perché, per grazia di Dio, non devo compiacere, né dare conto a qualcuno. Pertanto, se nessuno spiega, abbiamo diritto di chiederci cosa mai abbia fatto Beukema di così grave per non poter giocare nel suo ruolo, laddove manchi Di Lorenzo. I paladini di Conte a tutti i costi lasciano intendere che non ha fiducia in Beukema e Buongiorno, perché non farebbero vita da atleti (la vera ragione del siluramento di Lucca e Lang). Ammesso – e non concesso – che sia così, ci si chiede perché, fra due che non si segnalano per spiccata serietà, si sceglie di mandare in campo quello col piede invertito, così da aggravarne il disagio. Che già se ne mette un altro così, subito davanti, sulla stessa fascia. Insomma, se i due non fanno una vita adeguata, questo non implica affatto farli giocare fuori posizione. Ma poi, salva contingenza eccezionale, non è un ‘delitto’ levare Rrahmani dal centro della difesa?

Se non bastasse, l’allenatore ha portato un nuovo attacco allo staff sanitario, e persino al mercato: «Parliamoci chiaro, è davvero difficile: sono i giocatori ad essere determinanti, e se non hai giocatori è difficile […]. Tutti dovremmo fare delle riflessioni, sulla composizione della rosa – che secondo me è ridotta – sul mercato che abbiamo fatto, sul fatto che non possiamo attingere dal vivaio. Certo, ci sono stati tantissimi infortuni e pure molto lunghi». Mai una, sia pur minima, autocritica. Come se non fosse stato lui ad orientare il mercato (con un ADL generosissimo, e silente). E gli infortuni non dipendessero anche dalle metodologie di allenamento e dallo scarso turn-over nella gestione della rosa. Ha attribuito (in maniera velenosa e anche un po’ codarda) il mancato recupero di Anguissa alla incapacità dei medici: «ha un problema alla schiena ed i dottori non stanno riuscendo a risolverlo». Insomma, Conte non molla mai ed è fra i più vincenti della storia. Ma esibisce una insopportabile presunzione (propria di una certa cultura che sta al nostro antipode). A parte le mie opinioni, che valgono zero, ho richiamato alcuni dati oggettivi (sempre nell’ultimo pezzo). Qualcuno li contesti. Oppure si confronti con essi per rispondere alle critiche.

Detto questo, speriamo ardentemente che non sbagli niente domani sera col Como. Arrivare alla semifinale con l’Inter sarebbe un’occasione straordinaria, non solo per provare a conquistare la Coppa, ma soprattutto per dimostrare che, anche se vinceranno lo scudetto, i più forti restiamo noi".