L'ex designatore Rocchi: "Mai sentito Marotta o altri dirigenti. Perché ero il mostro?"
Gianluca Rocchi rompe il silenzio sull’inchiesta di Milano che lo ha coinvolto per “concorso in frode sportiva”. L’ex arbitro e designatore si è raccontato in un’intervista al Corriere dello Sport, ripercorrendo i momenti difficili seguiti all’apertura dell’indagine. Al momento, resta in attesa della ratifica del gip sulla richiesta dei pm di archiviazione, ultimo passaggio prima della possibile chiusura del procedimento.
Lo sfogo di Rocchi e i rapporti con l’Inter
“Mi è esplosa una bomba nella vita... perché?”, si domanda il 53enne originario di Firenze. “Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me? Cosa ho combinato? Da impazzire, credimi, Ivan (Zazzaroni, direttore del quotidiano romano), e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti”.
Rocchi ha poi chiarito di non aver mai avuto contatti con Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, anch’essa coinvolta nell’indagine per una presunta frode sportiva: “Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno”.
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