Biazzo fa il nome: “Dopo Como l’ho criticato, poi ho fatto una riflessione”
Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto nel corso di "Cronache azzurre" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android).
Le gare di campionato sono 38. È importante il risultato, ma sarebbe anche auspicabile vedere partite più spettacolari. Come ti inserisci in questo pensiero? “È una riflessione che ho fatto dopo la partita contro il Como. Alcuni calciatori del Napoli stanno giocando sempre e arrivano alle gare non tanto con mancanza di motivazione, ma piuttosto stanchi. Quando ho commentato la partita ho criticato un po’ Politano, ma poi analizzando i numeri bisogna essere equilibrati: parliamo di un giocatore che ha fatto circa 218-219 partite con il Napoli, con una media di 33 stagionali. Ha sempre dato il suo contributo. Se gli chiedi doppi compiti, fase offensiva e difensiva insieme, alla fine ottieni sì un esterno disciplinato, ma perdi qualcosa in spinta offensiva, ad esempio a supporto di Højlund”.
Quindi alcuni giocatori rischiano di essere sacrificati nel doppio lavoro? “Sì. Se vuoi quel tipo di gioco, devi anche mettere giocatori più adatti nei ruoli giusti. De Bruyne, per esempio, è un giocatore che qualche volta cala, ma è molto generoso e non si tira mai indietro rispetto ai compiti che gli vengono assegnati”.
Si parla di un possibile ritorno di Maurizio Sarri. Come lo vedresti? “Personalmente non amo troppo i ritorni. I contesti cambiano e io valuto molto i risultati. Con Sarri l’opinione pubblica è divisa: si dice “si giocava benissimo”, ed è vero, ma in una stagione con l’attacco più prolifico d’Europa (circa 90 gol) non si è vinto lo scudetto. Qualche domanda me la pongo. In più, questa storia del ritorno di Sarri è diventata più un rumor che una notizia reale, rilanciata e amplificata senza basi concrete. Oggi, tra l’altro, non è nemmeno chiaro il futuro di Conte, quindi si ragiona su ipotesi molto premature”.
Il Napoli segna poco su calci piazzati. Può essere un limite strutturale? Servono nuovi innesti? “Il Napoli ha avuto un problema evidente: non abbiamo visto De Bruyne per tutta la stagione. All’inizio la squadra era promettente, si parlava di lotta scudetto fino alla fine. Poi tra infortuni suoi e di altri, il rendimento è cambiato. De Bruyne era stato preso anche per incidere in Champions, non solo in campionato. Lì il Napoli ha fallito clamorosamente. Detto questo, i problemi non sono di un singolo giocatore: sono diffusi in tutti i reparti”.
Il Como può essere un modello diverso? “Sì, se guardiamo il Como vediamo una squadra giovane, con una media di 23 anni, contro i 28 del Napoli. Nel Como più giocatori partecipano alla manovra, molti centrocampisti e attaccanti vanno a segno, chi segna spesso fa anche assist. Nel Napoli invece la struttura è più fisica, ma meno fluida nella partecipazione collettiva”.
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