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Corazzi: “Con il VAR non è cambiato nulla! Sempre polemiche, io lo eliminerei"

Corazzi: “Con il VAR non è cambiato nulla! Sempre polemiche, io lo eliminerei"
Ieri alle 21:00Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Emanuele Corazzi, giornalista e direttore di Cronache di Spogliatoio, è intervenuto nel corso di 'Sabato azzurro' sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

Prima di entrare nei temi di campo di Inter-Napoli, vorrei fare un passo indietro e tornare a Napoli-Verona. Ti chiedo un passaggio su quanto è successo e, più in generale, su questo caos arbitrale che coinvolge quasi tutte le squadre di Serie A. “Io penso che, alla fine del campionato, torti e benefici arbitrali più o meno si compensino. Non credo che, guardando la classifica alla trentesima giornata, ci sia una squadra eccessivamente penalizzata o un’altra eccessivamente favorita. Detto questo, la mia posizione - che so essere piuttosto controcorrente - è la seguente: io penso che il VAR sia estremamente utile per le situazioni oggettive. È giusto essere progressisti e andare dietro alla tecnologia. La goal line technology va benissimo, il fuorigioco oggettivo pure: oggi si discute del margine, della linea, addirittura Infantino vuole reintrodurre il “fuorigioco con la luce”. Per queste situazioni oggettive io sono assolutamente favorevole al VAR. Per le situazioni di campo, invece, io sarei per lasciarle al campo. Tornerei al guardalinee che alza la bandierina e all’arbitro che vede e giudica. Perché, alla fine, il VAR cosa ha cambiato? Ogni settimana ci sono polemiche, non una ma più polemiche. È esattamente come prima del VAR. Il VAR introduce comunque un elemento soggettivo, che non è più solo l’arbitro in campo ma anche chi sta al VAR. Questo, secondo me, crea ulteriore confusione e delegittima l’arbitro su alcune decisioni. Io, per tutta una serie di dinamiche di campo, eliminerei il VAR e riporterei il calcio a un senso più naturale: il contatto deve essere un contatto falloso; il fallo di mano deve essere evidente, non una palla che rimbalza addosso; se alzi volontariamente il braccio, è fallo di mano; se sei in area e la palla ti rimbalza addosso, non è rigore. Non servono tutti questi criteri complicatissimi, sembra di dover leggere il manuale per montare il mobile più complesso di Ikea. Il calcio è uno sport vivo, il contatto fa parte del gioco. In Inghilterra il calcio è più veloce perché tanti contrasti vengono lasciati correre. Io sono per il contatto minimo, purché sia calcio vero. So che è una posizione impopolare, ma dal giorno zero, da quando è arrivato il VAR, ho sempre pensato che ci siano situazioni oggettive in cui è funzionale e altre in cui non lo è affatto". 

Prima di andare su Inter-Napoli apro una parentesi sul Chelsea, che ricordiamo sarà avversario del Napoli in Champions League e ha appena cambiato allenatore: Maresca si è dimesso per divergenze con la società. Nella sua newsletter lei ha definito il Chelsea un “Far West”. Ci spiega la situazione delicata che stanno vivendo i Blues? “Io penso sempre che l’ombrello si giudichi dal manico. Quando una società funziona, il riflesso si vede sul campo. Non a caso, quando il Milan non funzionava a livello societario, era ottavo; quando ha preso un direttore sportivo competente è diventato terzo in classifica. Potrei fare mille esempi. Il Chelsea oggi è una società con cinque direttori sportivi, tutti yes men del presidente Boehly, che accentra tutto. Il Chelsea viene concepito come una società di trading, non di calcio. Dal 2022 ha speso circa 1,6 miliardi di euro, comprando continuamente giocatori, quasi tutti under 26. Perché solo under 26? Perché la loro logica è quella. Ma poi obbligano l’allenatore a gestire minutaggi decisi dall’alto: 30 minuti a uno, 30 minuti a un altro, 60 minuti a un altro ancora. Questo non è calcio. Il calcio è l’allenatore libero di scegliere in base a ciò che vede in allenamento e alle gerarchie di campo. Qui invece l’obiettivo sembra essere rivalutare i giocatori, non vincere. Ma se vinci titoli, automaticamente la rosa acquista valore. È per questo che Maresca ha preso questa decisione: non accettava di dover cambiare un giocatore al minuto X perché qualcuno dall’alto doveva rivalutarne un altro. Io da bambino sono stato molto legato al Chelsea: l’epoca di Zola, Casiraghi, poi Abramovich, Mourinho, Drogba. C’era un’identità. Oggi credo che i tifosi del Chelsea si sentano derubati di tutto questo. Ed è una sensazione molto brutta”.

In chiusura, un passaggio su Inter-Napoli. È una partita spartiacque per entrambe? Pesa di più per l’Inter, che può allungare in classifica, o per il Napoli? “Un Napoli senza Neres, e senza altri assenti, non arriva al meglio a questa partita. Per l’Inter, invece, la vedo come una vera prova di maturità. È una parola spesso abusata, ma in questo caso è appropriata. Se trovi un avversario che non è al massimo, è il momento di “mordere la giugulare”, di sfruttare l’occasione per allungare in classifica. L’Inter è una squadra molto forte, che produce tanto gioco, ma è ancora troppo leziosa. Spesso servono quattro o sei palle gol per segnare una rete: è troppo. Una grande squadra non può vivere così. Quindi per l’Inter è una prova di maturità mentre per il Napoli è una prova che dipende dagli uomini a disposizione, ma anche di tenacia e coesione attorno all’allenatore, che secondo me è molto bravo a dare un senso di missione a ogni singola partita”.