Corbo: "Conte dovrebbe riflettere su un aspetto della sua filosofia"
Antonio Corbo, giornalista ed editorialista de La Repubblica, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Sul quotidiano Repubblica si parla molto di Malagò come possibile figura chiave per il calcio italiano. Pensa che possa davvero risolvere i problemi del sistema?
"No, non mi illudo. Sono abbastanza scettico. Credo che ci sia molto da fare. Se vuole diventare davvero una figura centrale nella rinascita e nella ristrutturazione del calcio italiano può dare un contributo importante, perché ha esperienza e capacità operative. Ha guidato il CONI, ha lavorato sulle Olimpiadi Milano-Cortina e ha saputo superare anche momenti di forte ostilità politica. Tuttavia, più che discutere della sua eleggibilità, mi interesserebbe capire quale programma abbia per risanare, ristrutturare e rilanciare il calcio italiano".
Quali dovrebbero essere le priorità del nuovo presidente federale?
"La prima è smantellare e rifondare la giustizia sportiva. Ho ricordato il caso Napoli del 2020, quando durante il Covid la squadra non partì per Torino per motivi sanitari certificati. Per tre volte la giustizia sportiva assegnò la sconfitta per 3-0 e un punto di penalizzazione agli azzurri. Fu necessario l'intervento di Franco Frattini, allora alla guida del Collegio di Garanzia del CONI, per ribaltare quella decisione. Quella vicenda dimostra quanto sia necessaria una profonda riforma del sistema".
Si parla anche del possibile ritorno di Roberto Mancini come commissario tecnico. È la scelta giusta?
Mancini torna perché è bravo, perché è un allenatore di livello internazionale. Mi colpisce soprattutto il fatto che Antonio Conte non sia riuscito a ottenere quell'incarico che probabilmente desiderava. Mancini rappresenta una scelta di valore tecnico e di esperienza internazionale.
Si è parlato anche di Conte e delle questioni economiche legate alla Nazionale. Che giudizio dà sul suo operato a Napoli?
"Conte ha tutta la mia stima per il modo in cui è uscito dal Napoli. Si è reso conto di non poter avere una squadra costruita secondo le sue esigenze e ha scelto di rinunciare a un contratto molto importante. È uscito da gentiluomo, da persona onesta. Tuttavia, anche lui dovrebbe riflettere su un aspetto: il calcio italiano non può vivere soltanto di giocatori maturi e costosi. Bisogna creare alternative, investire sui giovani e ricostruire il settore giovanile".
Perché il calcio italiano fatica così tanto a valorizzare i giovani?
"Perché si è perso di vista l'obiettivo principale. In Italia abbiamo ragazzi di talento fino all'età adolescenziale, poi vengono travolti dalle dinamiche del mercato. Il calcio giovanile è spesso condizionato dall'affarismo e non dalla formazione. Servono istruttori preparati e progetti seri. Ricordo che Corrado Ferlaino portò a Napoli figure come Mariolino Corso e Angelo Sormani per lavorare sui giovani: da lì nacque il percorso che portò al primo scudetto".
Passando al Napoli, come interpreta le parole di De Laurentiis secondo cui la rosa sarebbe già forte e competitiva per Allegri?
"Al Napoli manca soprattutto un presidente che torni a creare una vera scuola calcio. De Laurentiis è stato un eccellente presidente, ha sempre tenuto in ordine i conti e il bilancio. Negli ultimi anni si è speso molto per accontentare le richieste di Conte, ma senza ottenere le plusvalenze sperate. Oggi il problema non è soltanto la prima squadra: bisogna ricostruire la base, creare un sistema che produca talenti e contribuisca anche al rilancio della Nazionale".
Che giudizio dà sul lavoro del Napoli nel settore giovanile?
"Purtroppo si parla molto di centri giovanili, ma spesso restano annunci. Da un lato il Comune pensa di riqualificare le periferie attraverso il calcio, dall'altro il Napoli cerca di creare rapporti con realtà locali per avere una corsia preferenziale sui talenti. Ma il calcio giovanile è troppo spesso abbandonato a logiche economiche. Bisogna investire nella formazione e negli istruttori, non negli affari. Solo così si possono produrre davvero nuovi calciatori".
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