Dir. Wall Street Italia: "Troppi errori arbitrali incidono anche su investimenti"
Leopoldo Gasbarro, direttore di Wall Street Italia, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi seguire sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o per Android), qui sul sito anche in video. "Faccio una premessa: il calcio non può più essere considerato solo un fatto sportivo. Intorno al calcio girano interessi enormi. Non è più soltanto competizione agonistica, è un’industria complessa, ad alta intensità finanziaria. Ogni punto in classifica ha un valore economico: arrivare tra i primi quattro significa Champions League, quindi incassi importanti; andare fino in fondo in Coppa Italia può valere anche una decina di milioni. Tutto questo incide sui bilanci e sulle prospettive future di club come Napoli, Inter o Milan. In questo contesto, lasciare che l’esito di una stagione sia deciso in maniera soggettiva e non oggettiva è anacronistico. Addirittura la Serie C è più evoluta della Serie A: lì ogni allenatore ha tre chiamate al VAR, come nel tennis. È assurdo."
Lei sostiene che così si alimentano sospetti.
"Si sta facendo di tutto per alimentare dubbi. Ieri è stato clamoroso: sia il primo fallo di Ramon su Højlund sia il secondo. La seconda ammonizione era evidente. Non darla è stato un errore grave. Anche il primo episodio era quantomeno da rivedere. Il VAR non è intervenuto e questo fa riflettere. Perché a volte si usa la tecnologia e a volte no? Nel football americano la partita si ferma, tutti vedono le immagini. Da noi no. Anche il cronometro allo stadio che si ferma al 90’: sono dettagli che aumentano i punti interrogativi."
Lei scrive: “La regola chiara non c’è più per tutti, il VAR oggi è più soggettivo che mai. Quando il futuro non è chiaro, si smette di investire”. È un rischio reale?
"Investire significa guardare al futuro con una prospettiva positiva. Se investo 100, lo faccio perché penso di guadagnare 110 o 120. Nessuno investe senza una prospettiva di ritorno. Il VAR era nato per garantire una linea di partenza comune. Oggi quella chiarezza si è persa, perché c’è troppa discrezionalità nel decidere quando usarlo. In altri sport funziona: nel tennis, nel basket, nel football americano, perfino in Serie C. Perché non in Serie A? Nel caso del Napoli, sarebbe bastata una chiamata ieri e Ramon sarebbe stato espulso. Perfino Fabregas lo ha sostituito subito, riconoscendo l’errore. Sono situazioni che fanno male al calcio."
Lei arriva a dire: “Così rischiamo di perderci il calcio”.
"Sì, perché quando vedo un episodio come quello del secondo fallo su Højlund mi chiedo: chi me lo fa fare di guardare la partita? Figurarsi un investitore. Mi metto nei panni di un presidente che investe milioni, affronta una stagione complicata dagli infortuni, compra nuovi giocatori e poi si trova davanti a episodi del genere. È inevitabile chiedersi se valga la pena continuare a investire."
Direttore, sul piano economico Conte ha aggiunto valore al Napoli?
"Conte porta valore perché è un vincente. Ha conquistato uno scudetto che nessuno si aspettava, valorizzando tanti calciatori. Il Napoli ha investito per accrescere ulteriormente il proprio valore, ma questa stagione è stata condizionata da infortuni pesanti. Giocare partite importanti senza sette titolari è qualcosa di raro. Forse è un aspetto su cui la società dovrà riflettere. Però Conte resta un allenatore che tiene la squadra ai vertici. E in una stagione difficile è emersa una nota bellissima: Vergara. Un ragazzo che nessuno si aspettava, decisivo in più partite. Da lì bisogna ripartire con fiducia."
Secondo lei, gli episodi arbitrali sono costati punti al Napoli?
"Se guardiamo alle ultime settimane, al Napoli possono mancare almeno sei o sette punti per episodi legati al VAR. Ed è proprio questo il problema: quando la percezione di equità viene meno, il sistema perde credibilità."
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