Esposito sicuro: "Un giocatore del Napoli ha margini di crescita incredibili"
Massimiliano Esposito, ex attaccante del Napoli, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.
Il cambio modulo e le difficoltà contro il Villarreal: quanto hanno inciso?
La differenza è che da una parte c'è il campionato e dall'altra la Champions League. I valori e l'intensità sono diversi. Purtroppo vediamo le squadre italiane, dal Napoli all'Inter e alla Roma, fare fatica in Europa proprio perché l'intensità è completamente diversa da quella del nostro campionato.
Per quanto riguarda il modulo, Allegri è anche un po' costretto a modificarlo a causa delle assenze. Fortunatamente dovrebbero rientrare a breve Anguissa, Alisson Santos e Deira, che, anche senza essere al massimo della condizione, potranno essere ricambi utili per far rifiatare altri giocatori.
I tanti cambi sono legati anche alla necessità di evitare ciò che è successo negli ultimi due anni, con una serie di infortuni che ha costretto la squadra ad affrontare finali di stagione molto complicati. La gestione degli allenamenti di Allegri è diversa da quella di Antonio Conte, che chiedeva sempre il massimo. Allegri cerca di dosare il dispendio energetico dei calciatori, proprio per evitare di portarli al limite e rischiare nuovi infortuni.
Bisogna sperare che, con il rientro di tutti e il recupero dell'intera rosa, si possa trovare una soluzione tattica stabile. Personalmente, condivido un po' il pensiero di Allegri: alla fine il modulo è un numero, la differenza la fanno gli interpreti. Con la rosa al completo, il Napoli rimane una squadra competitiva e può ancora dire la sua sia in Champions League sia, soprattutto, in campionato. La prossima partita sarà difficile, ma potrebbe rilanciare la squadra e restituirle entusiasmo e autostima dopo la sconfitta europea.
Le difficoltà delle italiane in Champions dimostrano che il nostro calcio è in crisi?
È lo specchio di quello che succede nel nostro campionato e, se vogliamo, anche nella Nazionale, che da anni non si qualifica ai Mondiali. C'è un motivo: il calcio italiano, che un tempo era considerato il più bello del mondo, è diventato uno dei campionati con meno intensità. Nel frattempo, gli altri sono cresciuti. Ricordo che il campionato tedesco era molto lento, mentre oggi anche lì l'intensità del gioco è aumentata. Questo è avvenuto anche grazie ai nostri calciatori e soprattutto ai nostri allenatori, che sono andati all'estero e hanno trasmesso le proprie conoscenze.
Noi, invece, abbiamo fatto passi indietro. Copiamo quello che fanno gli altri, dalla costruzione dal basso al possesso palla, senza concentrarci su ciò in cui eravamo fortissimi: la fase difensiva. I nostri difensori, compresi i terzini, erano tra i più forti al mondo, così come i centrocampisti e gli attaccanti.
Oggi sembra quasi una vergogna difendere. Eppure, il problema è che molti calciatori non sanno più farlo: hanno una postura sbagliata e mancano di attenzione e concentrazione. È vero che oggi bisogna fare i conti con il VAR e che alcune situazioni non consentono più la marcatura a uomo come un tempo, ma gli allenatori devono evolversi e trovare soluzioni per migliorare la fase difensiva. Ci sono troppi errori, dalle piccole alle grandi squadre. Basti pensare all'Inter, che ha subito tanti gol dall'Udinese, dal Napoli e dal Bruges. E parliamo della squadra campione d'Italia.
Come può crescere Giovane nel Napoli e quanto possono incidere gli esterni offensivi?
Giovane ha margini di miglioramento incredibili. Può crescere soltanto giocando, acquisendo fiducia e imparando anche attraverso gli errori. In questo modo aumentano l'esperienza e la sicurezza, e può diventare un giocatore importante.
Aggiungerei che il Napoli ha esterni offensivi che nell'uno contro uno possono fare la differenza. Oltre a Giovane, penso a Lang, ad Alisson Santos e a Politano. Sono giocatori tecnicamente bravi, rapidi e capaci di saltare l'uomo.
Il problema del calcio di oggi è che l'uno contro uno viene utilizzato sempre meno. Anche nell'ultima partita ho visto Lang provarci più degli altri, ma spesso, appena incontra un ostacolo, torna indietro. Quando non si crea superiorità numerica, diventa difficile attaccare e si finisce per essere prevedibili, limitandosi al giro palla.
Io punterei maggiormente sulle caratteristiche di questi giocatori. Hanno qualità simili, ma anche caratteristiche fisiche differenti: Giovane, per esempio, ha una struttura diversa dagli altri, che sono più longilinei. Se messi nelle condizioni di affrontare l'avversario nell'uno contro uno, possono creare superiorità numerica sulle fasce e aprire diverse soluzioni offensive. Si potrebbero così servire palloni arretrati, creare occasioni per i tiri da fuori area di De Bruyne, Anguissa e McTominay oppure favorire gli inserimenti di quest'ultimo, anche di testa. Un uno contro uno efficace può aprire tante possibilità che oggi il Napoli fatica a trovare.
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