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Il punto del Direttore: "Errori Var, falli e interruzioni: Napoli-Verona fotografia calcio italiano"

Il punto del Direttore: "Errori Var, falli e interruzioni: Napoli-Verona fotografia calcio italiano"
Ieri alle 17:30Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone

Antonio Gaito, direttore di Tuttonapoli.net, è intervenuto nel corso di "Napoli Talk" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): "Sappiamo che l’AIA non prende posizioni ufficiali se non in quella trasmissione preconcordata in cui analizzano alcuni episodi e fanno ascoltare alcuni audio. La Gazzetta fa filtrare quella che sarebbe la posizione dell’AIA: a quanto pare verranno fermati gli arbitri di Lazio-Fiorentina, perché lì hanno combinato disastri persino peggiori, mentre per Marchetti invece va tutto bene, ‘va tutto bene madama la marchesa’. Viene considerato punibile il braccio di Buongiorno. E questo significa non voler ammettere i propri errori, significa irrigidire ancora di più i tifosi. Oggi riguarda il Napoli, domani riguarderà altre squadre, come è già successo. Non ammettere errori palesi avvelena ancora di più il clima".

Perché quell’episodio non doveva finire al VAR?
"Perché quella non è una casistica da VAR. Al di là dell’errore del VAR c’è poi proprio un problema protocollare: non è un ‘chiaro ed evidente errore’, il VAR neanche doveva intervenire, ci hanno sempre detto. E nel momento in cui interviene, dovrebbe mostrare all’arbitro anche le immagini frontali. Ma c’è un discorso più grande che prescinde dal Napoli, dal Bologna, dal Torino o da chiunque: gli arbitri non possono essere sudditi del VAR, andare lì già sapendo che dovranno dire ‘signor sì’. Marchetti aveva visto bene. A quel punto mettiamo l'overrule come sul secondo gol, fallo direttamente senza mandare l’arbitro al monitor: fai prima e fai pure più bella figura. Perché ormai c’è una percentuale del 99%: quando l’arbitro va al VAR cambia la decisione. È una presa in giro. E in quel tragitto l’arbitro viene seguito dai giocatori, messo sotto pressione. Ma il punto è che c’è qualcosa che non funziona nel nostro calcio".

Qualcuno ha parlato di “imboscata”. Lei che idea si è fatto?
"No, questo non lo dirò mai, perché non possiamo dirlo e non abbiamo alcun elemento per sostenere che fosse tutto organizzato. Però tutti gli episodi sono andati in un’unica direzione. E allora si parla di giornata sfortunata per l’arbitro. Anche se alcuni di questi sono sempre sfortunati: se sei sempre sfortunato, forse sei un po’ scarso, no? Un radioascoltatore ha fatto l’elenco degli episodi con il VAR Marini nelle partite del Napoli: sono tanti. E dovrebbe essere un VAR d’élite. Se questo è il VAR d’élite, siamo freschi".

Il problema, quindi, è che l’arbitro di campo ha perso peso specifico?
"Sì. Anche sul gol annullato: ci hanno insegnato che se l’immagine non è chiara al 100%, se non toglie tutti i dubbi, resta la decisione di campo. Per settimane ci hanno fatto una testa così: il VAR può intervenire solo quando c’è chiaro ed evidente errore, e si cambia solo con immagini chiarissime. Ricordate Genova-Milan col caso Pulisic: sensazione forte di tutti, ma decisione confermata perché non c’era immagine definitiva. Qui invece si dice che loro avrebbero immagini chiare. Va bene, mostriamole. Non può essere che dobbiamo informarci dai rallenty pubblicato sui social da Hojlund per capire se c’è un tocco o no".

C’è anche un tema di “immediatezza” sul tocco di mano nel gol annullato.
"L’immediatezza, da regolamento, ci sarebbe: controlla e tira subito. Ma il punto è che non sappiamo se c’è il tocco. Abbiamo dubbi sul tocco stesso: da davanti non sembra, di lato sembra. Non c’è immagine chiara. E poi il pallone non cambia chissà quale traiettoria. Oggi più che un VAR è una moviola: si va a vedere se sfiora forse il polpastrello. E il senso della regola dovrebbe essere il vantaggio, non la caccia al millimetro".

Secondo lei Conte e Politano sono stati troppo morbidi nel post partita?
"Conte, mediaticamente, doveva insistere di più sul rigore: quello rovina la partita del Napoli. Andare sotto 1-0 può capitare, lo ribalti nel secondo tempo col Verona che aveva speso tantissimo, infatti il Napoli fa un grande secondo tempo e fa quattro gol, poi due vengono annullati per situazioni borderline. Il problema è il 2-0: il Verona entra una seconda volta in area, c’è un corpo a corpo in cui Buongiorno subisce una strisciata e una spinta, e viene fuori quel rigore. Io posso anche aspettarmi un errore dell’arbitro in campo, nella concitazione e sotto il nubifragio. Ma qui arriva la decisione da un VAR che sta al caldo, con tutti i monitor, rivede mille volte e richiama l’arbitro alla review: allora c’è qualcosa che non va".

Oltre agli episodi, quanto hanno inciso le interruzioni sul ritmo della partita?
"Tantissimo. Napoli-Verona è paradigmatica di tutto quello che non funziona nel calcio italiano. Andrebbe studiata dai vertici: errori, episodi, e soprattutto interruzioni continue. Ogni volta 4-5 minuti di gioco fermo. E questo, per una squadra come il Verona che nel secondo tempo era stremata dalla pressione del primo, è ossigeno puro. Poi c’è il recupero, che è un’altra cosa grottesca: puoi fermarti quattro volte cinque minuti, oppure mai, e alla fine dai sempre 5-6, massimo 7. Recuperi standardizzati. Tempo effettivo bassissimo. E in più un metro che ha favorito il Verona: è una squadra prima in Serie A per contrasti, per falli fatti, per intercetti. Se lasci correre un gioco duro, maschio, favorisci chi vive di quello. C’è un frame con una mossa da MMA prendendo per il collo Elmas e non esce neanche un giallo. Montipò andava ammonito già nel primo tempo per perdite di tempo. Per un telespettatore neutrale o estero, questa è una partita inguardabile".

C’è la sensazione che il Napoli, per stile, non protesti mai davvero in modo ufficiale. È una scelta societaria?
"È che non è costume del Napoli fare proteste ufficiali. Io sono del parere che le cose vadano dette bene nel post partita, perché è l’unico modo per presentare il danno che hai subito. Certo, ci sono responsabilità del Napoli nel primo tempo, lo diciamo chiaramente. Ma giocare male un tempo non significa che puoi essere penalizzato tra rigori, falli, perdite di tempo. L’Inter col Verona giocò peggio e vinse al 96’ su autogol. Perché il Napoli in una giornata storta non può vincere soffrendo o rimontando?".

Cosa salva, allora, di questo pareggio?
"Salvo il secondo tempo e la voglia della squadra. Ma questo pari ti mette in condizioni scomode a Milano: magari dovrai proporre più calcio. Detto questo, l’obiettivo deve essere non perdere, perché altrimenti rischi quasi di uscire dai giochi, visto il rendimento dell’Inter. E poi un’ultima cosa: facciamoci rispettare in campo. Essere troppo corretti non paga. Quel rigore nasce anche da questo: Buongiorno paga cosa? Paga che non si è rotolato col volto tra le mani. Siamo arrivati a questo livello nel calcio italiano".