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Padovan: "Conte vuole la Nazionale, forse vuole cambiare vita"

Padovan: "Conte vuole la Nazionale, forse vuole cambiare vita"
Oggi alle 11:50Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Giancarlo Padovan, direttore, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Conte è l’uomo giusto per la Nazionale secondo lei?

"Per me sì, perché c’è già stato ma non è una minestra riscaldata: l’altra volta se ne andò lui perché voleva allenare tutti i giorni. Stavolta è lui che vorrebbe farlo, si è proposto, forse vuole cambiare vita e fare una scelta più tranquilla. È nelle migliori condizioni per far bene perché qui c’è da ricostruire non solo una Nazionale ma una parte del calcio italiano, e lui nella ricostruzione è sempre stato vincente."

Non è un po’ presto per cambiare vita? Ha 56 anni e davanti ancora tanti anni di carriera nei club.

"Conosciamo la sua fame di calcio ma anche il suo livello di stress, che trasmette anche ai giocatori. La panchina dell’Italia può essere il connubio giusto: avrebbe più tempo per lavorare e una missione di grande prestigio. Non è presto, dipende dai punti di vista: anche a 60 anni la carriera nei club sarebbe comunque lunga."

Crede che la Federazione possa davvero puntare su di lui? È il favorito o ci sono alternative?

"Per me è lui il favorito, anche perché si è candidato. Non credo ci sia un altro come lui. Vedo una differenza netta con Allegri: Allegri sarebbe il CT del non gioco, Conte il CT del gioco e dei giocatori."

Se Conte dovesse lasciare il Napoli, quale allenatore vedrebbe sulla panchina azzurra? Continuità o progetto giovane?

"I profili possono essere diversi, ma io penso a Italiano: piace molto a De Laurentiis, ha fatto bene in questi anni e ha vinto anche la Coppa Italia con il Bologna. È un grande lavoratore, un piccolo Conte: non in miniatura, ma un Conte in sedicesimo. Io andrei su di lui."

Italiano è pronto per una big? C’è il dubbio che faccia bel gioco ma fatichi a vincere.

"Io penso che se si gioca bene si hanno più probabilità di vincere. Giocando male, come fa Allegri, non si vince: è al quarto anno senza trofei. Io sono per i giochisti."

Carlo Ancelotti ha detto che l’Italia deve ritrovare la propria identità difensiva. È questa la strada giusta?

"Le strade sono altre: la principale è investire nei settori giovanili. Napoli e il Sud sono una cantera naturale, dove esiste ancora il calcio di strada. I talenti vanno coltivati lì: portarli al Nord spesso significa perderli. Stiamo sbagliando prospettiva."

Nei settori giovanili si punta troppo al risultato invece che alla crescita dei talenti?

"Sì, ed è il problema principale. Gli allenatori vogliono salvare il posto e le società chiedono di vincere, non di far crescere i ragazzi. Così non cresce nessuno. La soluzione è semplice: contratti lunghi, di almeno cinque anni, con l’obiettivo di formare talenti. Se invece si chiede di vincere subito, anche nei pulcini, si continua a sbagliare sia la prospettiva che la pratica."