Scotto: "Trovato equilibrio senza i Fab4, così il Napoli si candida per l'anno prossimo"
Giovanni Scotto, giornalista de Il Roma, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB.
Caso Rocchi: c’è davvero bisogno di chiarezza?
"Si chiede chiarezza, secondo me la chiarezza c'è già, purtroppo. No, è chiaro che il sistema calcio, oggi si parla di arbitri, si parte dagli arbitri, ancora una volta questo asse del potere ha dei meccanismi che non sono puliti. Ricordiamo Calciopoli, ormai 20 anni fa, e sembra essere cambiato poco. Mi spiace che il VAR, che è nato come uno strumento di trasparenza, di miglioramento delle dinamiche arbitrali, diventi poi invece oggetto di pressioni e di influenze. Questo fa capire come ci sia sempre, purtroppo, anche nelle mani di chi ha grosse responsabilità, che dovrebbe tenere alto il nome del calcio e i valori del calcio, la tentazione di condizionare, di pilotare, in qualche modo di controllare quello che invece dovrebbe essere affidato soltanto al campo, compresi anche gli errori degli arbitri. Una cosa è che gli arbitri sbagliano, una cosa è che gli arbitri invece vengono condizionati. Si è aperto un capitolo che da un lato non è nuovo, perché più volte è capitato che ex arbitri minori, meno importanti, che poi guarda caso sono tutti estromessi, lanciano delle denunce, fanno delle denunce; in questo caso c'è stato un esposto. Il problema vero, secondo me, al di là di tutto, è che la Procura federale ha archiviato questo esposto come niente fosse, anche passando sotto silenzio. Invece è arrivato un giudice, a questo punto direi coraggioso, un giudice tra virgolette vero di giustizia ordinaria, che invece ha aperto un caso che ora poi la Procura federale vuole riesaminare. Quindi chiaramente si parla di indagini, però ora non voglio entrare nei dettagli, ma già il fatto che ci siano influenze sull'operato degli addetti al VAR, seduti al loro banco, si vede nel video uno che si gira e chiede chiarimenti, già non va bene, perché il regolamento è chiaro, lo conosco io, lo conoscete anche voi su Internet: non devono esserci influenze esterne sugli addetti al VAR. Quindi già questo è un caso da chiarire. Credo che si vada verso il commissariamento, a questo punto ci sono tutti gli elementi, considerando anche poi le dimissioni del presidente, con Abodi che mi pare abbia già aperto a questa ipotesi. Poi io mi auguro che veramente si possa cominciare a fare pulizia anche nei meccanismi, magari con degli incarichi molto più brevi, molto più circoscritti, sicuramente una distribuzione del potere che non va nei ristoranti, non va nei salottini, non va negli incontri privati. A Napoli li chiamiamo cofecchie, sono quelle che danneggiano i meno forti e aiutano, forse anche inconsapevolmente, vedremo, i più potenti."
Quali conseguenze possono esserci se emergono responsabilità?
"Sì, Abodi di fatto è il responsabile sia del CONI che della FIGC; più in alto, se vogliamo usare una scala, c'è il governo, il Ministero dello Sport che questo governo ha instaurato, quindi c'è la responsabilità anche politica che chiaramente deve poi dare delle risposte ai cittadini, perché il governo naturalmente è sostenuto da una maggioranza che rappresenta i cittadini, quindi è un caso delicato. La Procura federale già ieri, con Chinè, ha chiesto chiaramente gli atti per riaprire anche l'inchiesta dal punto di vista sportivo, presumo, e naturalmente si attende l'audizione di Rocchi il 30 aprile per poi capire che cosa emergerà. Io credo che anche in caso di una nuova archiviazione, o comunque penso che per il designatore Rocchi sia giunto il capolinea: il suo mandato era già in scadenza a fine stagione, quindi si aprirà uno scenario sicuramente di cambiamento. Io credo che avremo il commissariamento perché da qui a giugno, data delle elezioni, ci sono ancora molte settimane con un finale di campionato da scrivere, soprattutto per alcuni verdetti, e quindi occorre sicuramente un segnale di trasparenza. Tra l'altro attendiamo, credo a ore, forse già domani, il nuovo designatore che deve essere a questo punto un elemento terzo per garantire la regolarità del campionato che purtroppo oggi non è, come dire, certa."
Il protocollo VAR favorisce margini di soggettività?
"Come dicevo poco fa, il protocollo va sicuramente rivisto, bisogna anche aspettare qualche segnale dall'IFAB che è l'organo internazionale, però indubbiamente il protocollo deve ridare all'arbitro di campo il potere decisionale ultimo; quindi anche quando l'arbitro viene richiamato al VAR deve avere il diritto e anche la forza di rimanere sulla sua decisione, che è la decisione di campo. Io credo che quando l'episodio è molto controverso debba prevalere la decisione di campo, perché se il video con il VAR non riesce a chiarire al 100% è giusto che l'arbitro si prenda le sue responsabilità, perché il VAR non è la moviola: il VAR serve a rivedere il movimento di campo con dinamiche diverse, inquadrature diverse, velocità diverse, ma se non è chiaro l'esito della decisione è giusto che l'arbitro si assuma le responsabilità. Per quanto riguarda il secondo aspetto, sì, era quello che dicevo prima: c'è un circolo di potere che intreccia anche rapporti personali, sudditanza e soggezione anche da parte di organi arbitrali, ed è molto grave nei confronti di personaggi che sono potenti. Sono potenti chiaramente a livello calcistico perché dirigono grandi squadre, l'Inter, la Juventus in passato; abbiamo citato Calciopoli. Sono squadre che sono nel cuore di tantissimi italiani e che rappresentano per gli addetti ai lavori, sia a livello arbitrale che sportivo, un punto a cui ambire, qualcosa che viene visto come il potere da trattare con i guanti: questo non è giusto. Ogni società, anche quelle piccole, deve avere un trattamento equo, quindi a me non piace che Rocchi si veda in privato con dirigenti dell'Inter per parlare di arbitri: non è giusto, non va bene, perché può essere anche legale dal punto di vista dell'assenza di reati e illeciti, ma eticamente non è un comportamento trasparente, perché non è giusto che Marotta, che è potente, possa avere una facilità di rapporti personali con Rocchi o con chi per esso, cosa che il presidente di un club più piccolo magari non ha perché semplicemente non è attrattivo come Marotta. Serve una trasparenza, serve un'equità e soprattutto un equilibrio, un'equidistanza da parte delle istituzioni sportive e calcistiche che non devono intrecciare rapporti con i presidenti e con le proprietà dei grandi club. Non è giusto che i soliti club, quelli con le strisce, riescano ad essere così influenti, tanto da arrivare anche a scegliersi l'arbitro gradito per la finale di Coppa Italia: è qualcosa di inaccettabile, anche al di là degli illeciti."
Scandali e pirateria: cosa allontana davvero i tifosi dal calcio?
"Sì, è quello che si teme: accade il disamoramento, la sfiducia, il non credere al sistema. La battuta della Marotta League, che sembrava una cosa così ironica, potrebbe invece avere un fondamento, ed è questo che non va bene; è questo che andrebbe combattuto con figure equidistanti che possano garantire una neutralità delle istituzioni. Il calcio va salvaguardato, non è un affare di pochi, non è un giocattolo in mano a qualcuno. Dirottare tutti i problemi del calcio sulla pirateria o su altre situazioni che evidentemente non sono così gravi come altre non fa che indispettire ancora di più il pubblico, i tifosi, e farli disamorare, ma anche inquinare il clima intorno al calcio. Ci sono molte ipocrisie: dal betting, che viene ufficialmente messo ai margini ma in realtà sta per diventare forse la seconda risorsa più importante dopo i diritti TV, alla pirateria, ai costi degli abbonamenti che salgono; si crea un meccanismo già di per sé non puro e non trasparente. Se ci mettiamo poi l'operato degli arbitri condizionato e inquinato, è chiaro che il giocattolo si rompe e la nazionale che non va ai mondiali per tre volte di fila non è la causa dei mali del calcio, ma è l'effetto dei mali del calcio. Perché? Perché la nazionale non interessa come i campionati, perché girano meno soldi. Andrebbe fatta una rivoluzione culturale che deve cominciare adesso, con la speranza che tra qualche generazione il calcio possa essere un esempio di uno sport più semplice e più fruibile."
Quanto è stato importante il nuovo assetto del Napoli contro la Cremonese?
"Sì, il fatto di essere il calciatore più forte e più bravo del Napoli ha portato Conte evidentemente a sceglierlo come soluzione ai vari problemi, tra cui la ricerca dell'equilibrio o la ricerca di supporto per gli attaccanti, e questo ha penalizzato comunque McTominay che, come dicevi tu, messo un po' più dietro riesce a esprimere al meglio le sue grandi qualità. Ha giocato una partita quasi perfetta, peccato per il rigore fallito, però McTominay in quella posizione non solo è un valore aggiunto, ma è un calciatore fondamentale. Anche lo stesso De Bruyne ha beneficiato di spazi diversi e Alisson Santos è stato inserito lì dove si esprime benissimo, un po' più avanti, in quel ruolo di esterno dove si può accentrare. Conte ha trovato un equilibrio: pagano i Fab4, che è una formuletta che magari ci piaceva anche ma che effettivamente non dava equilibrio alla squadra. Abbiamo visto un Napoli finalmente equilibrato. È vero che la Cremonese non ha fatto nulla per mettere in pericolo la difesa del Napoli, però Rrahmani al centro ha tolto Buongiorno dalle difficoltà che ha nel ricoprire quel ruolo: si è trovato l'assetto giusto. Con Rrahmani, McTominay a centrocampo, De Bruyne e Alisson dietro la punta, il Napoli si candida per la prossima stagione a essere una delle squadre più forti."
Il secondo posto può avere un valore diverso alla luce di queste vicende?
"Il valore lo ha a prescindere; sulle vicende staremo a vedere. Sono una macchia. Per fortuna il Napoli ha vinto lo scudetto lo scorso anno e le partite incriminate sono quelle del 2024 e del 2025, quindi questo fa stare sereni i tifosi del Napoli: ammesso che ci siano stati questi condizionamenti, non hanno intaccato i meriti del Napoli. Il Napoli è un club pulito, De Laurentiis è un personaggio che si discosta da certe dinamiche di palazzo, è un uomo che ama operare sempre alla luce del sole, nelle sedi opportune e istituzionali e non ai tavolini privati: questo dà ai tifosi grandissima serenità. Ho trovato infelice la frase di Conte prima della Lazio, ma credo volesse esprimere un concetto diverso: è un allenatore che se non arriva primo arriva secondo, lui stesso l'ha detto. È molto importante chiudere il campionato il più vicino possibile all'Inter che, almeno per questa stagione, ha meritato il primo posto. Il valore del secondo posto è molto importante: io credo che il Napoli oggi sia favorito per ottenerlo."
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