Bar Azzurro - Mondiali senza Italia, non più tutti i napoletani tifano Argentina. Colpa di quel tradimento?

Il nostro Bar Azzurro
14.06.2018 23:10 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:   articolo letto 22025 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Bar Azzurro - Mondiali senza Italia, non più tutti i napoletani tifano Argentina. Colpa di quel tradimento?

Ok, lo ammetto, ho fatto un sondaggio. Vale a dire che ho realmente chiesto a chiunque entrasse nel bar, primi fra tutti i miei compagni di caffè, per quale squadra avrebbero tifato al Mondiale. Non è stato un lavoro alla Bruno Vespa, con cartelli, campioni o agenzie, ma un risultato è comunque venuto fuori. Pare che al bar azzurro quella più simpatica a tutti sia il Brasile. Credo che ci sia un antefatto importante a tale scelta: il tradimento di Higuain. Fino a qualche anno fa, la risposta più ovvia sarebbe stata Argentina, per quel ponte che ha sempre unito Napoli e la terra di Maradona. Ma quella terra, invasa dai bianconeri Higuain e Dybala, perde ogni appeal agli occhi dei tifosi del napoli, e al contrario, suscita l’interesse juventino. Le sirene del Sud America, restano, quindi, le più ammaliatrici, in un mondiale orfano dell’Italia. Fa certamente effetto pensare che altre nazioni, come Panama o Islanda, siano rappresentate alla competizione calcistica più importante e suggestiva del pianeta e che l’Italia, seconda solo al Brasile in termini di vittorie e di blasone, debba essere semplicemente un’inerme spettatrice.

Che ne è stato delle nostre notti magiche? Tutti segnali che portano ad un’unica strada: la rifondazione. E non guasterebbe nemmeno un’operazione simpatia. Perché, la domanda da un milione di dollari, è sempre la stessa: i tifosi del napoli, se si fosse qualificata l’Italia, avrebbero davvero tifato per la propria nazionale? La verità è che sono anni che il patriottismo è andato a farsi benedire. E non date la colpa alla gente, non giudicatela. Non è semplice sentirsi italiani per noi meridionali. Quando in ballo ci sono discriminazioni non solo calcistiche, ma soprattutto sociali, politiche ed economiche. Sarà per questo, che il sentimento di vicinanza per quelle terre lontane, si è tradotto in una presa di posizione, nella volontà di vedere trionfare quel sud, così profondo, così orgoglioso come il nostro. Sarà perché, quei luoghi alla fine del mondo, conservano il fascino di una vita semplice, fatta di sabbia fra le dita dei piedi, mare e libertà.

Saranno le note coinvolgenti del tango, appassionanti, accattivanti. Saranno le belle donne o l’accento sensuale, fatto sta, che il mondo latino, si è insinuato irrimediabilmente nel nostro. Mi auguro solo che, Douglas Costa, non debba provocare bruschi risvegli nei napoletani che hanno già appeso la bandiera verde-oro al proprio balcone. Quindi ho chiesto all’avvocato, che da anni tifa contro l’Italia, e che, come è noto tiferà Brasile, quali fossero le sue ragioni. “E’ successo nell’84, la prima volta. Venne Maradona a Napoli e questo suscitò l’invidia e la cattiveria dei tifosi delle altre squadre. Su ogni campo venivamo fischiati e da allora iniziarono a sentirsi i beceri cori discriminatori contro Napoli e i napoletani. Da allora ho provato un senso di disgusto verso di loro e per quel sistema che non è mai intervenuto a tutela di quella che pure era una parte d’Italia. Da quel momento non ho più potuto tifare per la nazionale”. Quanto a me, c’è una terra che amo, che sento molto mia. Spero che vinca la Spagna, tiferò per i nostri cugini. Tornando ai fatti di casa nostra, diamo il benvenuto a Verdi, ufficialmente in azzurro, e restiamo sempre vigili con un occhio al mercato per capire quali saranno i rinforzi per il prossimo agosto.

Calde, anzi caldissime, sono anche le vicende che attengono all’assegnazione dei diritti televisivi per i prossimi tre anni. Ovviamente, Sky e Perform, si sono aggiudicate i tre pacchetti principali. Buone notizie giungono anche sul fronte Rai, che rischiava di dover rinunciare ad una trasmissione storica come 90° minuto ma, grazie ad un accordo raggiunto tra Lega e le emittenti che si sono aggiudicate la trasmissione dei prodotti in chiaro, anche coloro che per vari motivi non hanno un contratto con la pay tv, potranno continuare ad essere intrattenuti ed informati la domenica sera. Una misura più che sensata se si pensa a quanto il calcio sia rilevante per gli italiani. Inoltre, la Rai, sebbene sia tv di stato, ha i suoi costi imposti a prescindere dalla reale visione, infilati nella bolletta della luce dei contribuenti. Un misto tra tv commerciale (vedi le interminabili pubblicità) e tv a pagamento. Tutto ciò andrebbe rivisto ma, fino ad allora, non toglieteci il gusto di sapere cosa è successo in campo, a fine settimana, almeno questo, ce lo siamo guadagnati.

Fatima Parente