La storia siete voi: il Gatto Bugatti ed il Flu Game

256 volte grazie ad uno dei più grandi portieri del calcio italiano
10.07.2013 21:00 di Leonardo Ciccarelli Twitter:   articolo letto 12976 volte
© foto di Marco Rossi/TuttoCesena.it
 La storia siete voi:  il Gatto Bugatti ed il Flu Game

“Mazza mi disse che c’erano Roma, Juventus e Napoli sulle mie tracce. I giallorossi non mi esaltavano e non ho mai sopportato i colori bianconeri, chiesi di essere ceduto al Napoli e visto che fece un’offerta migliore il presidente fu ben felice di mandarmi in Campania”. Parole e musica di Ottavio Bugatti, il Gatto Magico.

Bugatti, nato a Lentate sul Seveso nel 1928, nel profondo nord, comincia la sua carriera al Seregno prima di fare il grande salto e passare alla Spal che ricordiamo, in quegli anni, viaggiava a gonfie vele in Serie A. La squadra ferrarese ne esalta le doti, Bugatti è un portiere dalla grande abilità e così richiama le attenzioni dei grandi club, Napoli in testa, anche se a dirla tutta il presidentissimo Achille Lauro non gradiva particolarmente il calciatore lombardo. Bugatti era un bel ragazzone tutto fronzoli e voli, aveva la sinistra abitudine di posizionarsi particolarmente male tra i pali ma la sua fisicità e la sua elasticità nettamente superiore alla media oscuravano questa lacuna. Il pubblico impazziva per i suoi voli anche se talvolta esagerava. Lauro non era d'accordo col pubblico, il Comandante era un uomo tutto d’un pezzo, che voleva solo gente pratica e funzionale, doveva però pur sostituire Casari che aveva scelto di sposare la causa del Padova ed allora Bugatti fu la scelta migliore. Al suo arrivo lo accolse con un semplicissimo “Sono sicuro che Jeppson segnerà tanti gol da rimediare a quelli che prenderà questo Bugatti” ma Ottavio non ci stava. Ottavio era un portiere fuori dal comune. Era un portiere che faceva sognare la curva. Era un portiere che dava tutto per i tifosi, anche quando non era al 100% doveva scendere in campo perché la gente credeva in lui, Napoli fu dunque la soluzione più gradita.

Il suo trasferimento, come per molti della gestione Lauro, ha dell’incredibile, è quasi mitico. Mazza, il presidente della Spal, lo raccontò qualche anno fa: “Io chiedevo 80 milioni, Lauro ne offriva 40; alla fine ci accordammo per 55. Il Comandante scrisse la cifra su un pacchetto di sigarette “Turmac”, accompagnandola semplicemente da una sua firma. Mi presento in Banca e mi consegnano la somma interamente per contanti. Incredibile!", questa storia assurda è datata 1953, 60 anni fa, potete dunque capire la mentalità fuori dal comune del presidente. L’approdo in maglia azzurra non è però dei più semplici per Bugatti, non per demeriti sportivi: si mette da subito contro Monzeglio, l’allenatore, presentandosi al primo allenamento con camicia aperta a far vedere i pettorali a bordo di una spyder con una bottiglia di cognac in mano ed un’altra sul sediolino del passeggero. Monzeglio non ci vedette più: 45 minuti di sfuriata davanti a tutta la squadra.

Questo fu l’unico vero colpo di testa di un esemplare di professionalità. Resta a Napoli per 8 anni regalando ai tifosi momenti indimenticabili, su tutti una partita contro la Juventus a Torino. Prima del match viene insignito del “Premio Combi”, il premio dato al miglior portiere del campionato, ma Bugatti non c’è tanto con la testa, ha la febbre. Proprio come Michael Jordan nelle finali NBA del 1997 anche Bugatti gioca il suo memorabile Flu Game che contro la Juve, per i napoletani, ha praticamente la stessa valenza delle Finals. Davanti si trova una delle coppie di attaccanti più forti di tutti i tempi: Charles-Sivori, imbeccati da un certo Giampiero Boniperti. I bianconeri tirano da tutti i lati del campo, hanno occasioni clamorose, scagliano tiri perfetti, ma davanti c’è Il Gatto Magico. Di qui non si passa. Subisce un solo goal, il Napoli vince per 3-1 e Bugatti entra nella storia del Calcio Napoli con una delle migliori prestazioni personali che il calcio italiano abbia mai avuto il piacere di vedere.

Non è però solo rose e fiori. Gli anni napoletani sono difficili e spesso Bugatti si è contraddistinto per aver preso imbarcate clamorose, a volte per colpe esclusivamente sue. Ne prende 8 dalla Roma e 6 dal Milan nello stesso campionato, ne prende 5 dalla Lazio e 4 dalla Juventus l’anno successivo. Lascerà un Napoli in declino, in B, dopo essere stato anche capitano, per passare all’Inter dei record con cui vincerà 2 campionati, 2 Coppe dei Campioni e si consacrerà 2 volte come Campione del Mondo grazie all’Intercontinentale sotto la gestione di Helenio Herrera.

Dopo il ritiro tornerà in Campania, prima alla Salernitana, poi come preparatore dei portieri ed allenatore delle giovanili del Napoli. Per lui anche un’esperienza cinematografica, Vittorio De Sica lo vuole per fare un cameo, in cui interpreta se stesso, in “Il giudizio universale”, uno dei pochi insuccessi del regista 4 volte Premio Oscar. Il film fu prodotto da De Laurentiis e comunque Bugatti si è tolto la soddisfazione di recitare con Sordi, Manfredi, Gassman, Domenico Modugno e Mike Bongiorno. Non una cosa da poco. Bugatti è stato dunque un personaggio eclettico, in grado di interpretare al meglio gli anni ’50 e ’60, un uomo che ha raccolto molto meno di quanto il suo talento gli permettesse ma che è entrato nella storia e nel cuore di una città con oltre 250 presenze in maglia azzurra. Chi ama non dimentica e nessuno dimenticherà mai Ottavio Bugatti, un portiere, che per molti ragazzi vissuti in quegli anni, poteva considerarsi superiore anche all’incredibile Dino Zoff.