Cosa abbiamo capito della prima di Politano da titolare (e come cambierà il Napoli)

Un'ora abbondante senza lasciare il segno, seminando qualche avversario, provandoci nei primi minuti, smarrendosi nei successivi
11.02.2020 08:00 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Cosa abbiamo capito della prima di Politano da titolare (e come cambierà il Napoli)

"Egoista" è la parola più utilizzata per descrivere la prima da titolare di Matteo Politano. Un'ora abbondante senza lasciare il segno, seminando qualche avversario, provandoci nei primi minuti, smarrendosi nei successivi, dalla mezz'ora in poi. La sua bocciatura - legata ad una singola partita, sia chiaro - comprende quella dei compagni. Era difficile brillare da solo. Politano lo ha fatto all'inizio, quando con personalità s'è presentato ai nuovi tifosi con quella cattiveria tipica di chi vorrebbe spaccare il mondo dopo esserne rimasto ai margini (all'Inter). Ma la foga, spesso, può rivelarsi un nemico. 

STATISTICHE - Politano, che aveva esordito pochi minuti con la Sampdoria, ha sostituito Callejon sulla destra contro il Lecce. Perfetto l'approccio: qualità, intensità, partecipazione alla manovra. È partito alla grande e s'è spento lentamente. Prevedibile, anche per una questione fisica. Avrà tempo per dimostrare il suo valore. Le statistiche fornite dalla Lega aiutano a scoprire qualcosa in più della sua "prima" da titolare. Politano, in 61 minuti, ha toccato 48 palloni completando appena 28 passaggi. Pochi. Spesso s'è messo in proprio, soprattutto nella ripresa, ma sbattendo contro gli altri, rientrando sul mancino per assecondare la sua giocata classica ma leggibile senza il sostegno (nei movimenti) dei compagni. Dovrà migliorare nell'intesa collettiva: ci vorrà qualche partita. 

GENEROSO - Con Politano, il Napoli perde profondità - i movimenti di Callejon sono unici, così come i rientri in fase difensiva - ma guadagna maggior imprevedibilità, la possibilità di creare anche a destra, non solo a sinistra, dove Insigne - da anni - rappresenta la principale (spesso l'unica) fonte di gioco. L'ex Inter reclama palla sui piedi, ha libertà d'inventare, è un esterno che salta l'uomo sfruttando dribbling e rapidità. Col Lecce ha recuperato due palloni. Ha carattere. Alla voce "velocità in sprint", domenica, è stato il migliore: 30.11 km/h. Emblematico un contropiede che ha condotto rapidamente, a testa alta, ma concluso con l'appoggio sbagliato per Di Lorenzo. Classica mancanza di lucidità. Poi si è intestardito, ha perso duelli individuali, dopo un'ora è uscito per Callejon. Avrà modo di riscattarsi.