Da 0 a 10: Gattuso a valanga su ADL, la risposta di Aurelio, Lozano come un DPCM di Conte e la paralisi sul mercato

Gattuso attacca pubblicamente De Laurentiis: clima teso in casa Napoli nonostante la vittoria sul Parma firmata Elmas-Politano.
01.02.2021 13:08 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Insidefoto/Image Sport
Da 0 a 10: Gattuso a valanga su ADL, la risposta di Aurelio, Lozano come un DPCM di Conte e la paralisi sul mercato

(di Arturo Minervini) - Zero diplomazia. A fine gara Gattuso entra in modalità Bradley Cooper in Coriglianese Sniper, imbraccia il fucile dialettico e fa fuoco su tutti, anche su quelli che (sulla carta) dovrebbero essere dalla sua parte. Sgancia la bomba contro la piazza, contro ADL, tira fuori questioni che fanno parte del giochino, mostra una debolezza tremendamente umana che ti viene pure da pensare che sia fuori luogo, inappropriata al mondo delle frasi pre-confezionate sempre pronte all’uso. Qui non si tratta di dare un voto a quello sfogo, che è forse una richiesta d’aiuto. Qui si tratta di capire perché si è arrivati a quel punto, se il fuoco amico possa essere tollerato da De Laurentiis e metabolizzato dalla squadra. 

Uno il punto che sfugge: questo clima fa male al Napoli. Esiste solo il Napoli, gli altri sono personaggi secondari, a tratti marginali. Se si perde di vista questo concetto, se ci si lascia trasportare dall’animo di Cossiga e delle Picconate, si finisce come nella scena cult di Io speriamo che me la cavo,  con Paolo Villaggio e l’insulto mortale Zompapereta da opporre all’arroganza del bidello.

Due reti, una per tempo. Come delle parentesi, in mezzo ad un’equazione che lascia a bocca aperta. Ma no, non è stupore. È incapacità di dare una risposta immediata, esitazione, dubbio, titubanza. Alla prova Parma il Napoli si salva con l’artificio dell’argomento a piacere, senza mostrare una reale preparazione per sostenere l’esame. 

Tre punti (segue il punto due). Che ci abbracciamo stretti, strettissimi. Come quell’amico che ti rincuora nel momento di difficoltà, l’amico che non è lì per giudicare, non arriva con l’evidenziatore per raccontare al mondo le tue debolezze. Spera in giorni migliori, ma accoglie con rinnovata soddisfazione un piccolo passo in avanti. Perchè è sempre meglio vincere giocando male, che perdere giocando male. Se ci sfugge anche questo elementare concetto, siamo alla frutta.

Quattro cartellini. Provare ad acciuffare Lozano diventa impresa da far girare la testa per i ducali, per i quali fioccano sanzioni alla prima uscita come nemmeno dopo un DPCM di Giuseppe Conte. In questo momento El Chucky è uno che sposta gli equilibri, il vero leader tecnico di questo Napoli per capacità di trasformare in eccezionale anche un momento di ordinarietà. 

Cinque novembre 2019, la notte dell’ammutinamento e della grande rottura. “Ci sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare”. Da quella notte, tra il gruppo storico, il presidente, ed una parte della tifoseria, qualcosa non tornato a posto. È rimasto un senso di incompiuto, di irreparabile. Dopo quella notte, De Laurentiis contattò Gattuso, ponendo le basi dell’avvicendamento in panchina con Ancelotti. Niente di strano, fa parte del gioco. A rivelare il retroscena fu lo stesso patron, quindi Gattuso non si crucci troppo per le telefonate esplorative. Fanno parte del gioco pure quelle.

Sei ad Ospina, che di parate nemmeno deve farne. Se in fase di costruzione non brilla, almeno non arrivano particolari pericoli dalla parte del colombiano. Ci sarebbe da mettere insieme le due versioni, di legare momenti di intensità offensiva di altre uscite, alla ricerca di solidità in fase di non possesso.  

Sette gare. Il Napoli al completo, quello forgiato nelle idee di Gattuso, lo abbiamo visto in campionato solo per sette gare (sei delle quali vinte). Poi Osimhen e Mertens hanno incrociato la sfiga, quella che ci vede così vede da non mollarti nemmeno quando hai svoltato l’angolo di un nefasto 2021. Dries è tornato in Belgio a fare i conti con una caviglia che impietosa ricorda il chilometraggio avanzato del mezzo, Osimhen col Parma è rimasto a guardare perché il serbatoio ha ancora la spia lampeggiante. Nei tragici resoconti che si leggono/ascoltano, andrebbe sempre inserita questa postilla qui.

Otto gol in stagione per Matteo piede caldo Politano. In serie A è a quota 5, segna un gol ogni 129 minuti giocati in campionato con quel mancino che non ha bisogno di eccessiva preparazione, è impasto che non necessità di particolare lievitazione. Pronto all’uso, quando c’è da approfittare di una stanchezza emergenza nell’avversario, coltello che negli spazi sa affondare la lama con il giusto cinismo. Ha un solo conto salatissimo da pagare al destino: gioca sulla stessa fascia dell’uragano messicano.

Nove punti dal Milan capolista, con una gara da recuperare. Facendo qualche passo indietro, guardando la stagione nel complesso, le trombe apocalittiche che risuonano da settimane nell’etere, sono poco giustificabili. È un Napoli imperfetto, anche incompleto. È un Napoli che non fa mercato, pur avendo carenze sulle corsie e mediani poco considerati dal tecnico. Che incassa i problemi di Mertens e reagisce cedendo Milik e Llorente. Insomma, è una stagione dai tratti balordi, in un calcio che deve fare i conti con gli effetti balordi della pandemia. Utopia e Distopia possono essere racchiuse nelle stesse pagine di un fumetto, sono le sfumature e le interpretazioni a far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Equilibrio.

Dieci al luccichio che migra in bagliore. La fiamma macedone divampa, dopo una prima mezz'ora di gara più deprimente di quella di Enzo Cannavale in 32 dicembre. Elmas reagisce alla fiducia confermata come un giovane che ha cose da dire, pagine importanti da scrivere. Così, quasi inatteso, inizia a mordicchiare un pezzo di campo, poi un’altro ancora, fino a trovarsi a banchettare al centro dell’area avversaria. Nella sua progressione si miscelano in egual misura sfrontatezza e leggerezza, nel mancino velenoso una visione rallentata degli eventi. Come una mosca, che osserva il mondo e può prevederne tutte le mosse. Quando sembrava perduta, la pietra preziosa è tornata a brillare. Obiettivo continuità.