Da 0 a 10: l'infamata di Chiellini, lo scandaloso commento SKY, la rosicata di Pirlo e lo strazio di Lozano

Napoli batte la Juventus col rigore di Insigne: Gattuso scaccia via il momento negativo e trova una tregua con De Laurentiis.
14.02.2021 15:18 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da 0 a 10: l'infamata di Chiellini, lo scandaloso commento SKY, la rosicata di Pirlo e lo strazio di Lozano

(di Arturo Minervini) - Zero agli Steven Spielberg, che raccontano un mondo con i dinosauri che gironzolano tra le strade. Incapaci di contestualizzare e ancorati al pensiero mesozoico, antepongono il loro pensiero all’attualità. Quella che racconta di una squadra in crisi di nervi, di gambe, logorata da infortuni e stanchezza. Di gente che finisce la gara con i crampi, di gente che è finalmente tornata a lottare. Fare gli schizzinosi, dopo una gara così, vuol dire essere incapaci di raccontare il presente.

Uno a zero soffrendo, battendo la Juve con un rigore. Il cliché del delitto perfetto, rovistando nei rifiuti della partita, finendo con le mani zozze e la faccia stremata ma sorridente. Quella soddisfazione che abita solo nella fatica estrema, nell’impresa che ha richiesto uno sforzo fisico maggiore della benzina che avevi nel serbatoio. “Quando hai dato il massimo, ed il massimo stavolta è bastato”. Non siamo guariti, ma qui c’è bisogno disperato di entusiasmo. E se non lo si trova dopo una vittoria sulla Juve, allora abbiamo un problema grosso. 

Due rigori e due cartellini gialli (almeno). Questo lo score di Chiellini, che alla fine viene sanzionato con un solo rigore e un solo cartellino. Tira botte per tutta la gara, ma dopo il primo giallo scatta l’immunità. Come Pai Mei con Elle Driver in Kill Bill, tenta di cavare un occhio a Rrahmani a centro area e trova l’ardire di protestare. “Peggio di un bugiardo c’è solo un bugiardo che è anche ipocrita”. E poi c’è Giorgione…

Tre a Beppe Bergomi. Che, pensate, riesce a ricamare un’agiografia anche sulla scelta delle maglie a maniche corte dei difensori bianconeri: “Questo dimostra la forza della Juve” afferma in avvio. Si sorvola sul rigore NETTO di Chiellini per il tocco di gomito, si cerca di giustificare anche quello concetto per l’attentato alla vista di Rrahmani. “Non so, non lo guarda, i difensori fanno quel movimento”. Una roba oscena. Inascoltabile. Non per chi ama il Napoli. Ma per chiunque ami la verità.

Quattro attaccanti dall’inizio. Gattuso va all-in, imbocca una strada costellata da grandi pericoli, ma trova nell’azzardo la mossa vincente. Non perché il Napoli produca azioni clamorose, ma perché impone variazioni nella scacchiera del match. Se la gioca a modo suo, non come altri avrebbero voluto, lanciando tutto quello che c’era in mezzo al tavolo e seguendo la regola fissata da Mike McDermott in ‘The Rounders’: La vita si gioca in un colpo solo, il resto è attesa.

Cinque a Pirlo che rivendica giustizia per la povera Juve. Surreale, come Cannavacciuolo al Ministero della Dizione per il ‘NON’. La povera, Vecchia Signora, che è sulla bocca di tutti. Che viene maltrattata dagli arbitri. Pensate a che tipo di faccia tosta serva per presentarsi davanti a un microfono e dire certe robe, pensate quanto sia triste non sentire nessuno che intervenga per fargli notare giusto due cosine. La Juve che si lamenta degli arbitri è un nuovo episodio di Black Mirror, il mondo alla rovescia, gli uomini che tornano a camminare a quattro zampe. Livello di rosicamento: Asensio, è finita. 

Sei a Gattuso. Perchè sarebbe stupido pensare che ora sia tutto risolto, ma Rino ora ha un peso in meno. Si è liberato di quei pensieri che l’adombravano, ha chiarito la sua posizione e fatto mea culpa su alcune scelte. Rivendica quel Napoli incredibile di inizio stagione, è convinto di poterlo riproporre ritrovando gli assenti. Coerenza e coraggio che non possono essere ignorati. Come scrive Isabel Allende: “Quella notte credetti di avere perso per sempre la capacità d'innamorarmi, che mai più avrei potuto ridere o inseguire un'illusione. Però mai più è molto tempo”. Il mai più di Rino è ogni giorno, perché Napoli non ti perdona nulla. Adesso lo sa. E potrà evirare certi errori.

Sette ad Amir, nuovo acquisto con sette mesi di ritardo (non per colpa sua). Ci mette il fisico, la tecnica, la sfrontatezza nelle uscite palla al piede ed una famelica voglia di riscattare l’esordio choc di Udine. Rrahmani cancella Ronaldo, intercetta gli oggetti volanti non identificati nella sua area, si becca la cinquina in volto di Chiellini che, di fatto, decide le sorti della gara. Un corpo disposto al sacrificio per una maglia: in fondo, non serve molto di più per entrare nel cuore della gente. Bravo ragazzo. 

Otto a Meret, che incarta come una giovane marmotta la vittoria dolce come una tavoletta di cioccolato. Ci mette le manone Alex, su tutto quello che arriva dalle sue parti. Eroe per caso come Dustin Hoffman, in una gara che non avrebbe dovuto giocare. Tensione emotiva ed evolutiva che si fondono, in quei crampi finali che raccontano di scorie accumulate nelle ultime gare vissute da spettatore. Lanciato in campo a caso, tira fuori una prestazione che dovrebbe far riflettere Gattuso sulle sue gerarchie. IL FUTURO. Che dovrebbe essere già PRESENTE.

Nove reti in campionato, ma il gol più bello di Lozano è quello che non segna: quell'urlo di dolore è la cosa più bella in questa stagione. Attaccamento, dedizione, coraggio. Oltre la sofferenza, solo per la maglia del Napoli. Il messicano nel finale di gara aveva chiesto il cambio, proprio non ne aveva più, ma i cambi erano finiti. Gattuso gli chiede di stringere i denti e il numero 11 lo ripaga, andando a spazzare vie un pericolo sulla trequarti sebbene avesse dolore nel calciare.Sul giocatore, pochi dubbi: è un fenomeno. Sull'uomo, ora, ancor di meno. Grazie Hirving.

Dieci gol in campionato, cento in maglia Napoli. È giornata di cifre tonde per Insigne, che piazza sul dischetto un pallone che pesa quanto il Monte Rushmore. Su quella pietra scolpita una maledizione dal dischetto contro la Juve, ma il capitano questa volta non esita. Assolve al dovere, facendo quello che fanno gli uomini coraggiosi: non teme le conseguenze dei propri gesti. Va col petto dinanzi al futuro, alle cose che accadono senza poterle controllare tutte. Lorenzo questa volta le doma, ed è indomito nel cercare di indirizzare il cammino dei suoi. Un capitano deve leggere le esigenze, i momenti, le mancanze. E deve provare ad infilarci dentro tutto quello che ha. Tutto quello che può.