Da 0 a 10: l'sms di Insigne ad ADL, Gattuso si scaglia sugli orrori, Mazzoleni tiene al passo la Juve e il trucco di Maksimovic

Segnano Osimhen, Insigne, Mertens ma a decidere è Di Lorenzo. Male anche Manolas e Bakayoko: ora testa alla Juventus per la sfida Champions
04.04.2021 08:45 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
Da 0 a 10: l'sms di Insigne ad ADL, Gattuso si scaglia sugli orrori, Mazzoleni tiene al passo la Juve e il trucco di Maksimovic
TuttoNapoli.net
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Zero a questo senso del tragico. Alla tendenza al complicarsi il pane come un adolescente che preannuncia dolori che non ha ancora provato, un giovane Werther titillato dal piacere della precarietà: “È una caratteristica propria del nostro spirito immaginare disordine e oscurità là dove non sappiamo nulla di certo”. Mordere gioie e amarezze, buttare giù bocconi indigesti ed un secondo dopo saltare tre metri dalla sedia: che condanna meravigliosa essere innamorati pazzi di questa squadra.

Uno a Maksimovic che offende principi calcistici che appartengono alla genesi del gioco. Una blasfemia tecnica che non può essere perdonata, perché si inserisce su un percorso stagionale ormai disseminato di mine anti-Napoli. Un fuoco nemico che spara e spara e spara sempre nella stessa direzione: su quella casa che non sarà più sua tra qualche settimana. Una valigia tenuta insieme da poco amore e tanto rancore.

Due passaggi vuoto, per restare in tema con lo sciagurato intervento nel finale di gara di Sassuolo. Manolas sbanda, svirgola, rimbalza su Simy che dovrebbe sovrastare col fisico, ma nessun corpo può andare oltre le amnesie del proprio cervello. Kostas errante, a caccia di una condizione ottimale quest’anno solo palpata come una passione fugace, mai tramutatasi in amore duraturo.

Tre punti. Alla fine ci sono i tre punti. E sono pesanti, sopratutto perché alimentano un fuoco che ora ha fiamme alte, al punto da spaventare anche quelli che sono lì sopra. Rosicchiati punti a Juve, Milan e Roma, addentata la quarta vittoria in fila che ha un sapore di continuità che non guasta mai. Come sempre, bisogna fare un passo indietro nelle analisi, fotografare un momento allargando l’obiettivo: per stavolta, va bene così. Nel recente passato, gare maledette come questa, erano finite con altri risultati.

Quattro gol in campionato ed il sorriso. Osimhen ritrova gol e gioia, sintonia e movimenti. Non è ancora quello di inizio stagione, ma Victor ha riscoperto un segreto perduto: muoversi fa accadere cose. Il movimento come arma letale, un attaccante che fa del rifiuto della staticità il suo punto di forza. Ritrovarsi, riscoprirsi, nuovamente dalla stessa parte, come cantano i Modena City Ramblers: “Forse un giorno potremo incontrarci. Di nuovo lungo la strada”. La via è quella giusta…

Cinque al precario equilibrio. Lì indietro manca Koulibaly, il senso della posizione di Hysaj in mezzo il dinamismo di Demme lascia posto alla fantasiosa attitudine di Bakayoko di perdere palloni in modo sempre differente. Visionario di sfere destinate ai facili di costumi, un Tim Burton dello spreco il colosso francese, che prende a questo Napoli sempre più di quello che dà. 

Sei vittorie sfiorate senza la follia finale col Sassuolo. Gattuso ritrova punti e determinazione, quel graffio affievolito nel momento delle incertezze. Rischia qualcosina con l’approccio iper-offensivo, si infuria come una iena per la gestione finale ma alla fine vince e respira. Sarà chiamato a gestire ogni energia, ma il compito più arduo sarà quello di leggere negli animi di chi vorrà dare tutto per lanciare il cuore oltre l’ostacolo. L’unico errore da non commettere: snaturarsi. 

Sette aprile, una data che nasconde forse una risposta. La sfida con la Juve racconterà molto di quello che sarà, delle ambizioni, delle speranze, delle certezze di questa squadra. E la grande notizia è che il Napoli partirà dallo stesso punto dei bianconeri: quota 56 punti. Il futuro è nelle mani, il riscatto è lì a portata di impresa. Pirlo è sull’orlo della crisi isterica, il trend dice che allo Stadium ci si arriva con la valide argomentazioni per giocarsela alla pari. Con un Mazzoleni più attento al Var, il Napoli poteva anche partire in vantaggio. Ma questa è una vecchia storia.

Otto in campionato, tre nelle due. Quando Ciro piazza il pallone sulla sua mattonella, dalle viscere risale a velocità forsennata l’anima scugnizza, il tratto ribelle fiammingo misto partenopeo. Il graffio è d’autore, la faccia è quella memorabile delle esultanze migliori. Dries riversa la sua qualità, colata a caldo di una sostanza benefica, elemento che può indirizzare le sorti verso la direzione sperata. Il suo stupore dopo l’ennesima perla da piazzato è utile anche a raccontare lo stupore per gli inutili rischi nella ripresa. Capacità di sintesi, nel destro e nelle espressioni del viso.

Nove all’albero della vita. C’è la magnificenza della creazione nelle giocate di Insigne, l’illuminazione che appartiene all’estasi del genio nella sforbiciata aerea che assolve gran parte del lavoro nel gol di Osimhen. È il Terence Malick che si mette alla regia di questo Napoli, ne organizza le giocate e ne orienta le sorti. Nella simmetria di un calcio ma banale, Lorenzo in questo momento è una sineddoche che incarna alla perfezione l’intera squadra. Non c’è soluzione di continuità tra Insigne e il Napoli: sono la stessa cosa, Insigne è gran parte del Napoli.  “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo”. Lorenzo ama, prega, segna. E sogna una vita in azzurro: una prestazione che è un sms ad ADL sul rinnovo.

Dieci al Giovanni sbagliato. L’eroe che non t’attendi, col piede che nemmeno sarebbe il suo: Di Lorenzo inverte le polarità dei luoghi comuni, assale lo stereotipo del protagonista standardizzato. Serve il quinto assist in campionato per aprire le danze, si mette in proprio per ritagliarsi uno spazio in prima pagina col mancino velenoso che non lascia spazio a Cordaz. Una meravigliosa ‘Macchia umana’, un tratto profondo di questa squadra che di lui difficilmente può fare a meno. “Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta”. Quanto è profonda quella di Di Lorenzo in questa vittoria…