Da 0 a 10: la frase choc di Gattuso, lo squallido rifiuto di Hysaj, ADL compra i Navigator e i caroselli dopo le tre pere

Il Napoli crolla a Bergamo: Gattuso si rifugia nelle assenze, Insigne gioca una gara di anonimato assoluto. Si salva il solito Lozano.
11.02.2021 15:20 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
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Da 0 a 10: la frase choc di Gattuso, lo squallido rifiuto di Hysaj, ADL compra i Navigator e  i caroselli dopo le tre pere

(di Arturo Minervini) - Zero euro. A gennaio si è scelta l’austerità, imposta anche dal Covid, nonostante la squadra palesasse una carenza rovinosa sulle corsie laterali della difesa. Non solo: sono stati ceduti Milik, Llorente e pure Malcuit, che con l’infortunio di Hysaj poteva essere l’unico a dare respiro ai titolari. Se hai dei jeans bucati (e la tua prima ambizione non è fare il tronista a Uomini e Donne) puoi fare due cose: comprarne un nuovo paio, o almeno metterci una toppa. Il Napoli è andato oltre: con le forbici ci ha fatto un nuovo foro. Ingiustificabile.

Uno a Maksimovic. Perchè lo guardi negli occhi e già sai, che sarà una di quelle sere in cui riuscirebbe a confondere anche la scarpa destra con la sinistra. Un tracollo senza fine per Nikola, si perde gli avversari senza che questi debbano fare nessuna fatica evitando il problema a monte: li scansa. Robe che nemmeno Alberto Tomba nello storico slalom speciale di Lech del 1994…

Due a zero. Il Napoli in campo è certificato solo da un dato visivo, mancano tutti gli altri sensi. Manca, soprattutto, il pudore. Hysaj si infortuna, lascia il campo e nega la mano a Rrahmani. In quella testa bassa, in quel gesto mancato, in quell’astio non giustificabile ci sono molte delle risposte alle domande che ci facciamo sui problemi di questo gruppo. Minato, dall’interno, da piccoli vizi, mai sopiti fastidi, invidie non represse, aspettative mancate. Tutto quello che cova sottoterra, prima o poi, troverà il modo per venire fuori sotto la forma di silenziose esplosioni.

Tre reti, senza ostilità. Prendete un calmante e seguite le istruzioni: Youtube, gol Atalanta-Napoli. Osservate, osservate bene. Lasciate parlare quei corpi, la staticità d’animo che inchioda in molti a responsabilità inevase. Zapata e due volte Pessina vanno in gol calpestando un red carpet, con la difesa del Napoli che arriverà sulla passerella per ritirare la statuetta per il miglior film dell’orrore. Vi sblocco un pochino di vergogna, se ancora non fosse sopraggiunta.

Quattro sconosciuti in difesa. Non c’è bisogno di tirare fuori la geopolitica, ma l’intesa tra il quartetto arretrato è complicata. È il frutto di scelte troppo timide in passate, con Rrahmani confinato ai confini dell’Impero e ritrovatosi con la Corona in testa per pura necessità. Ci sono colpe anche in questa mancata ricerca di nuove soluzioni, nel restare aggrappato a certe convinzioni e a certi uomini spremuti fino all’osso. Valorizzare la rosa è tra le cose meno riuscite a Gattuso. Non che ne gliene siano riuscite molte altre…

Cinque gol. Un’altra squadra poteva prendere cinque gol. Lo ha detto davvero Gattuso. Al punto che, leggendo il tabellino, qualcuno avrà quasi pensato di andare in piazza a fare i caroselli. “Sì, che meraviglia, ne abbiamo presi solo tre. Abbracciamo e vogliamoci tanto bene”. Poi qualcuno ha pensato al coprifuoco ed ha rimesso il cappotto nell’armadio. Surreale come Charlie Chaplin che partecipa ad un concorso di Sosia per Charlie Chaplin ed arriva terzo. Inquietante, come un tecnico che nel dopo gara ha esposto un campionario di banalità che sono già leggenda. Aggiungiamo una nuova perla.

Sei metri da Gollini e chissà. Osimhen gioca una gara complessa, per una condizione ancora precaria ed un piano gara che non lo gratifica. Il calcio, però, è fatto di momenti da cogliere, treni che non ripassano e non arrivavano in orario nemmeno quando c’era lui. Il pallone buono arriva all’improvviso e l’attimo fornisce il tesserino di bomber di razza o quello dell’occasionale d’area di rigore. Senza alcun merito, il Napoli poteva trovare il 2-2 ma il nigeriano non è Giulio Cesare. Il Veni, Vidi, Victor resta una proiezione mentale, sfaldata da una realtà che racconta di una grande (unica) occasione fallita. 

Sette al colpo di genio. C’è fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione. Mamma Rai ci regala un sorriso amaro in una notte dove non ci sarebbe nulla da ridere. Pessina salta gli immobili azzurri e deposita in rete il 3-1, un urlo sovrumano in cronaca: “Zapata per Pessina, lascia libero il pallone, Pessina… OSIMHEEEEEEN”. Sì, il telecronista ha urlato Osimhen sul gol del 3 a 1. Senza motivo. Cult assoluto, roba che Quentin Tarantino potrebbe prenderlo come protagonista per il suo prossimo film.

Otto rovesciato. Non bisogna promettersi l’infinito, ma la stabilità è elemento fondamentale per una squadra di calcio mentre Napoli e sull’orlo di una crisi di nervi. Il precariato di tecnico, direttore sportivo, di calciatori in scadenza sono un disastro progettuale, il design arruffato di una casa che non ha in questo momento il sapore di casa, ma di squallido motel. De Laurentiis potrebbe pensare di assumere un Navigator, se ne sono liberati 2700. 

Nove a Lozano. Agli occhi di Lozano. Che sbatte e si rialza. Che si vede respinto il tiro, ma mica si arrende. Che dribbla, prende i calci e torna ancora a dribblare. Che segna il 13 gol stagionale, ma non si culla nella gloria personale. Il primo pensiero, l’unico, è raccogliere il pallone dalla porta con una fame che purtroppo non è contagiosa. Nell’asettico Napoli, privato da ogni pulsione, fa commozione e rabbia vedere uno col cuore (e col talento) del Chucky. Prende più soldi di quasi tutti gli altri e se qualcuno storce il naso sbaglia: se li merita.

Dieci sconfitte in stagione in trentadue gare ufficiali: sette di queste arrivate dal 16 dicembre in poi. La spiegazione: Dieci giocatori, più Ospina. Identità sospette ed isolate, leader sbiaditi, gambe tirate indietro, mezze prestazioni come le verità. Gattuso si gira dall’altra parte, resta aggrappato ad un treno che l’ha già scaricato. Un treno senza binari, guidato da un capitano sbiadito nel momento del bisogno. Insigne torna nei suoi abissi, in quelle serate di spaventoso anonimato che lasciano validi argomenti a chi ne mette in discussione leadership e valore assoluto. La vittoria è un muscolo da allenare, la sconfitta è una pericolosa abitudine. Un vizio in cui questo Napoli rischia di sprofondare.