TN - Da Bergamo, il racconto di Mutti: "Ho perso tanti amici, è una tragedia! Ora meno ambulanze. Una follia Atalanta-Valencia..."

Bortolo Mutti sta bene, sa che la quarantena è come un 'dono' rispetto a chi a causa del Coronavirus oggi non c'è più
01.04.2020 08:50 di Fabio Tarantino Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
TN - Da Bergamo, il racconto di Mutti: "Ho perso tanti amici, è una tragedia! Ora meno ambulanze. Una follia Atalanta-Valencia..."

Bortolo Mutti sta bene, sa che la quarantena è come un 'dono' rispetto a chi a causa del Coronavirus oggi non c'è più: "In paese ci conosciamo tutti, non ho più il coraggio di guardare i manifesti". La Val Cavallina, dove l'ex allenatore del Napoli vive, è ad una quindicina di chilometri da Bergamo. I decessi sono stati tanti: "Ho perso cari amici e conoscenti. Con tanti di loro avevo scambiato quattro chiacchiere fino a pochi giorni fa e poi ho ritrovato il loro volto sui necrologi. Una tragedia assurda". 

Si muore soli. "Il papà di una nostra amica stava in una casa di riposo, è stato ricoverato d'urgenza e poi...non c'è stato nulla da fare. Lei non lo ha mai più rivisto: è stato cremato a Udine, se n'è andato senza poter salutare nessuno. Non è giusto". 

La sua quarantena è serena? "Per fortuna sì, sono a casa con moglie e figli, stiamo tutti bene, usciamo solo per lo stretto necessario. Forse qualcosa sta cambiando...".

In che senso? "Da qualche giorno si sentono meno ambulanze, c'è qualche decesso in meno. Questo mi fa ben sperare, vuol dire che esiste una via d'uscita, ma so anche che ci vorrà ancora tempo". 

Il calcio si è fermato tardi? "Per me Atalanta-Valencia è stata decisiva. Il 19 febbraio scorso il virus già c'era e 40mila bergamaschi, senza saperlo, sono andati a Milano e avranno accelerato il contagio. Le dico un'altra cosa".

Prego. "Una domenica, non ricordo se prima o dopo la partita, comunque in quel periodo, al pronto soccorso di Alzano si erano già manifestati dei contagi. Noi lo abbiamo saputo tramite una nostra amica che lavora lì. In tre ore siamo passati dallo stato d'emergenza alla riapertura improvvisa dell'ospedale. Sono state prese scelte troppo leggere con conseguenze gravi. Prima o poi qualcuno dovrà risponderne". 

Il calcio ripartirà? "Me lo auguro perché vorrebbe dire ritrovare un po' di normalità. Rivedere qualche partita è quello di cui abbiamo bisogno. Ovviamente dovranno esserci tutte le condizioni necessarie affinché ciò avvenga e non posso essere io a stabilire la tempistica. Si parla dell'estate, perché no, basta si riprenda prima o poi".

Intanto si discute sul taglio stipendi. "È una cosa doverosa, non sarà un grande sacrificio per chi guadagna milioni all'anno. Ma raggrupperei i calciatori per fascia ingaggi: lo 'sforzo' dovrà essere soprattutto dei campioni di Serie A e non di chi in Serie B e in Serie C guadagna stipendi normali".