Chiariello si scusa con Gattuso: “Per il tesserino da stracciare, non per il pescivendolo”

Sul suo blog Rispetta lo Sport il giornalista Umberto Chiariello fa chiarezza sulle sue critiche a Gattuso
13.01.2021 15:50 di Redazione Tutto Napoli.net  Twitter:    Vedi letture
Chiariello si scusa con Gattuso: “Per il tesserino da stracciare, non per il pescivendolo”

Sul suo blog Rispetta lo Sport il giornalista Umberto Chiariello fa chiarezza sulle sue critiche a Gattuso, facendo anche marcia indietro per quanto riguarda alcune espressioni probabilmente eccessive: "Lunedì mattina sono stato a telefono con Ancelotti un’ora perché aveva piacere a sentirmi e mi ha ha fatto arrivare un messaggio di chiamarlo. Un gran signore, non ha battuto ciglio su nessuna critica ricevuta e mi ha detto che segue il Napoli attraverso i miei editoriali. Per me è un onore.
Gli ho detto che è un grande uomo ed il motivo per cui sono stato feroce con lui al punto da chiamarlo Carlo il Distruttore è che avevo talmente creduto in lui che avevo dato il Napoli vincente l’anno scorso e ci ho fatto una figura barbina (ed anche lui mi ha confermato che ci credeva sul serio).
Non sto qui, per serietà, a dirvi quali sono i motivi per cui la sua avventura napoletana sia finita male dal suo punto di vista, ma non ha negato nulla.
Ho sentito da parte sua tanta stima e signorilità e mi si è stretto il cuore pensando che l’ho criticato, che ho fatto bene a criticarlo, che non cambio idea, ma che mi dispiace tanto perché umanamente è una persona splendida.
Purtroppo il mio mestiere, che piaccia o no, è vedere al di là del risultato quello che accade in campo e giudicarlo, spassionatamente e senza rapporti personali che inficino il giudizio. Ovviamente sapendo che non ho la verità in tasca e posso essere io a sbagliare.
Tanto è vero che io divento amico di allenatori e calciatori dopo che sono passati, perché a differenza di altri colleghi non sbavo per fare la corte dei miracoli. Motivo per cui ho lasciato ai più giovani le conferenze stampa. E mi fa ridere l’obiezione che non posso parlare perché non alleno: io faccio il critico calcistico da oltre trent’anni e mi sono costruito una credibilità che è testimoniata dagli ascolti e dal seguito. E sono rimasto a Napoli per scelta, non per mancanza di opportunità. Perché voglio che mio figlio cresca qua e si laurei qua, come ho fatto io. Io non scappo da questa città, la amo. E voglio far qualcosa per Napoli facendo semplicemente bene il mio lavoro. E non bisogna essere fantini per parlare di ippica o scrittori per recensire un autore ed un libro.

Questa è un’altra bufala che gira: che ne ho chiesto la testa. Ormai io e Peppe Iannicelli siamo un Giano Bifronte, quel che dico io è sempre l’opposto di quel che dice lui, che invece, lui sì, ne ha chiesto la testa (io ho solo detto “che “sarebbe” da cacciare ma non ci sono i presupposti, data l’intensità del calendario, e che bisogna continuare con lui ma che deve migliorare”): niente da fare. Dal combinato disposto di Campania Sport il duo Giano Bifronte ha sentenziato “via Gattuso”, sentenza firmata del Tribunale dei Chiattoni.

Gattuso, invece di parlare dei problemi del Napoli, se ne esce con il veleno, i telefonini, Calimero, le “stronzate” dei media napoletani e la pressione di una piazza che invece lo idolatra senza motivo, visto che deve ancora tutto dimostrare.
Allora l’ho rimbeccato a muso duro: se parli di “stronzate”, parliamo di quelle che fai tu. Su questo non torno indietro, lo confermo.
Ho aggiunto: forse non sei lucido perché non sei stato bene, ma non era un’offesa, era un’attenuante al suo non capire cose evidenti a tutti, utilizzando una giustificazione che avevano tirato fuori i suoi sostenitori (“non lo attaccare, non è lucido perché non sta bene”). Perlomeno, non avevo intenzioni offensive. Se la sensazione è stata invece offensiva, allora mi scuso. Non conta quel che vuoi dire, ma ciò che arriva. Se è arrivato un messaggio non voluto, vuol dire che non mi sono espresso bene. E quindi mia è la responsabilità. Ma la morte della sorella, però, tirata in ballo da qualcuno, scusate, cosa c’entra? Anzi, sono dolori di fronte ai quali tutti dobbiamo portare il massimo rispetto, ed io so cosa significa perdere le persone più care, non avendo più i miei amati genitori e da quest’anno un amico che era un fratello.
Il riferimento alle sue pescherie, visto che ha queste belle attività fuori dal calcio, è stato invece cattivo e voluto, lo ammetto: se parli come un cafone ti ricordo che non stai vendendo il pesce ma sei l’allenatore del Napoli. Peppe Iannicelli per molto meno a Sarri gli ha levato la pelle di dosso, e molti gli hanno dato ragione. Non vedo perché a Rino vadano fatti sconti.
Certo, non sono stato elegante. Ma mi scuso con voi, a cui devo rispetto e il dovere di usare i toni giusti, non a lui. E’ lui che si deve scusare con noi.

Ma delle scuse a Gattuso le devo comunque. Tornassi indietro, la cosa che proprio non direi è il riferimento al tesserino (“Sarebbe da stracciare in faccia”). E’stato eccessivo. E’ stato sbagliato. E’ stato un grave errore. E me ne scuso. Ha parlato il mio fegato per me, o forse la mia bile. Non so bene quale parte del mio corpaccione, ma non la mente. Non sono stato lucido, non sono stato me stesso.
Rino, ti rispetto e ti chiedo scusa. Ma per il resto ribadisco tutto quanto e sono pronto a confrontarmi con tutta serenità. Io non ho chiesto la tua testa come non la chiesi per Ancelotti, per il quale usai lo slogan: “tu hai fatto i guai, tu li sistemi”. Vale anche per te.
Resto tuo tifoso: perché voglio vincere. Cominciando dalla Supercoppa".