Lettera a tutti i tifosi in astinenza da San Paolo: quanto ci manca lo stadio?

Diario dell'astinenza dallo stadio
18.09.2020 10:10 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Lettera a tutti i tifosi in astinenza da San Paolo: quanto ci manca lo stadio?

Domenica mattina. Ansia che sale. Mi lascio trasportare dall’attesa. Mi ci infilo dentro, mi perdo. In casa sale un buon profumo, nella testa un urlo, che è liberazione: “Goal”.

Abbracci. Calore. Condivisione. Mi vesto, un giro per abbassare l’adrenalina, e poi direzione San Paolo. Traffico. Clacson. Sullo sfondo eccolo: il tempio. Dentro eccola, ancora: l’ansia. Che ora è? A che ora si gioca? Siamo in ritardo? Dai, accelera.

Esci qui, supera questo, non troveremo mai parcheggio. Poi la strada. Le voci. I colori, anzi uno solo: l’azzurro. Nelle sciarpe, negli occhi, nel cuore.

Caffè BorghettI. Perchè si usa così. La tradizione è un omaggio agli antenati. Siamo nani sulle spalle dei giganti.

Capo il cappello: ce l’ho già.

E poi la fila. Ma chi gioca? Ma è scemo? Ma perché ha messo #Hysaj? Solita trama. E poi li riconosci. Quelli della domenica. Non ci hai mai parlato, ma li conosci. Sono amici, più di tanti amici. Perchè hanno la stessa venerazione: devono ossequiare il culto del tempio. La partita si guarda allo stadio. E li riconosci pure, sguardi di intesa.

‘Oggi che facciamo?”.

“Speriamo bene”.

Perchè noi siamo napoletani. E di sperare che le cose vadano bene proprio non possiamo fare a meno.

Gradinata. Si entra. Cambia l’atmosfera. Eccola: l’ansia. È tornata. La musica è alta, tutti alzano la voce. Gesti, saluti, poi cala il silenzio. È l’attimo prima della felicità. Entrano in campo. Applausi. Quell’arbitro ha la faccia che non mi piace. Schierati in fila. Lo stomaco sfarfalla. Non ci sono dubbi sulla diagnosi: è amore. E l’amore è mancanza. Assenza. Oggi, più che mai. Ci manchi San Paolo. Ci mancano quegli amici. Che amici non sono. Ma sono più amici di tanti amici.

Domenica mattina. Ansia che sale. Mi lascio trasportare dall’attesa. Mi ci infilo dentro, mi perdo. In casa sale un buon profumo, nella testa un urlo, che è liberazione: “Goal”. Abbracci. Calore. Condivisione. Mi vesto, un giro per abbassare l’adrenalina, e poi direzione San Paolo. Traffico. Clacson. Sullo sfondo eccolo: il tempio. Dentro eccola, ancora: l’ansia. Che ora è? A che ora si gioca? Siamo in ritardo? Dai, accelera. Esci qui, supera questo, non troveremo mai parcheggio. Poi la strada. Le voci. I colori, anzi uno solo: l’azzurro. Nelle sciarpe, negli occhi, nel cuore. Caffè BorghettI. Perchè si usa così. La tradizione è un omaggio agli antenati. Siamo nani sulle spalle dei giganti. Capo il cappello: ce l’ho già. E poi la fila. Ma chi gioca? Ma è scemo? Ma perché ha messo #Hysaj? Solita trama. E poi li riconosci. Quelli della domenica. Non ci hai mai parlato, ma li conosci. Sono amici, più di tanti amici. Perchè hanno la stessa venerazione: devono ossequiare il culto del tempio. La partita si guarda allo stadio. E li riconosci pure, sguardi di intesa. ‘Oggi che facciamo?”. “Speriamo bene”. Perchè noi siamo napoletani. E di sperare che le cose vadano bene proprio non possiamo fare a meno. Gradinata. Si entra. Cambia l’atmosfera. Eccola: l’ansia. È tornata. La musica è alta, tutti alzano la voce. Gesti, saluti, poi cala il silenzio. È l’attimo prima della felicità. Entrano in campo. Applausi. Quell’arbitro ha la faccia che non mi piace. Schierati in fila. Lo stomaco sfarfalla. Non ci sono dubbi sulla diagnosi: è amore. E l’amore è mancanza. Assenza. Oggi, più che mai. Ci manchi San Paolo. Ci mancano quegli amici. Che amici non sono. Ma sono più amici di tanti amici. La meravigliosa foto, presa dal web, è di @matacena_ph

Un post condiviso da Arturo Minervini (@arturo_minervini) in data: 17 Set 2020 alle ore 1:50 PDT