Allegri-Napoli, Anelli: “Tipica scelta conservativa, non mi convince! Avrei preso Italiano”
Gioele Anelli, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto nel corso di "Sabato Sport" sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Stavamo analizzando questo Mondiale. Partiamo dalla Turchia: una grande delusione, una delle sorprese negative. C’erano molte aspettative sugli uomini di Montella. Cosa è successo? “Sì, tante aspettative, perché è una squadra con un valore della rosa molto alto, sicuramente superiore rispetto a una nazionale che è stata eliminata aritmeticamente con una giornata d’anticipo. Ci sono anche molti giocatori che militano nello stesso campionato, soprattutto nel Fenerbahçe e nel Galatasaray. Questo è un tema importante nelle nazionali: avere giocatori che si conoscono bene a livello di club può fare la differenza. Tra i nomi più importanti c’erano Çalhanoğlu e altri giocatori di livello, ma non ci si aspettava questa eliminazione così netta”.
Si può parlare anche di sfortuna? I dati parlano di 65 tiri e circa 3,5 gol attesi senza segnare nemmeno una rete...”Sì, un po’ di sfortuna c’è stata. Sono numeri importanti: 65 tiri e nessun gol con un dato di expected goals così alto. Nel calcio è sempre difficile parlare di sfortuna, perché se perdi ci sono sempre delle cause. Però è una Turchia che, secondo me, avrebbe meritato qualcosina in più. Probabilmente ha pagato anche una gestione mentale non perfetta della pressione”.
Quale nazionale ti ha convinto di più finora? Chi ti ha sorpreso in positivo? “Una delle squadre che mi ha convinto di più è la Germania. Anche se ha affrontato avversari non particolarmente probanti, come Curaçao, è una nazionale ricca di talento e molto organizzata dal punto di vista collettivo. Uno dei problemi principali resta l’assetto difensivo: non sempre la squadra è pulita nei movimenti. Schlotterbeck, ad esempio, non è sempre stato impeccabile nemmeno nelle qualificazioni”.
Che giudizio dai alla Germania? “Kimmich è un giocatore straordinario, ma forse è un po’ sprecato da terzino, perché ha qualità tecniche e visione di gioco da centrocampista puro. La coppia centrale, con Pavlović e Tah, sta crescendo e si sta comportando bene. Musiala e Wirtz insieme fanno magie, si conoscono perfettamente. Havertz, in questo contesto, si trasforma: è intelligente tatticamente e può essere molto utile come prima punta. È una Germania che mi piace e che può andare lontano. Sarà interessante la sfida contro la Costa d’Avorio, squadra fisica e molto preparata”.
Quali sono le tue favorite per la vittoria finale? “Una delle favorite principali, anche se un po’ sottotraccia, è l’Inghilterra. Lo si è visto anche nell’ultima partita: è una squadra molto organizzata e pericolosa. Nel complesso è una delle nazionali meglio attrezzate. Metto tra le favorite anche l’Argentina, campione in carica, che viene però citata meno di quanto meriti”.
L’Inghilterra può finalmente vincere un Mondiale dopo il 1966? “L’Inghilterra vive sempre con il peso di essere “eternamente seconda”, ma i numeri dicono che è competitiva. Forse questo può essere il suo momento, anche perché il Mondiale si gioca negli Stati Uniti, dove si parla anche inglese: un piccolo dettaglio, ma che può incidere sul contesto”.
Parliamo del Belgio: De Bruyne e Lukaku possono essere decisivi per il Napoli di Allegri? “Sì, penso decisamente di sì. Sono due giocatori che, nel contesto giusto, possono essere perfetti per Allegri. Lukaku è imprescindibile se sta bene fisicamente. Tuttavia, devo dire che non sempre mi è piaciuto il suo atteggiamento nei confronti di ambiente, tifosi e allenatori. Però, dal punto di vista tecnico, resta un giocatore molto importante. È già decisivo con il Belgio appena entra in campo: nel contesto giusto può fare la differenza”.
E De Bruyne? “De Bruyne sta attraversando una fase fisica non semplice. Già nell’ultima fase al Manchester City si vedeva una leggera flessione. Con Allegri, però, potrebbe essere valorizzato: il sistema di gioco non richiede pressioni alte e grande intensità continua come quello di Conte. Questo può aiutarlo a esprimersi meglio in Italia”.
Ti aspettavi la scelta di Allegri? In molti pensavano a Vincenzo Italiano…”In Italia c’è spesso la tendenza a scegliere l’“usato sicuro”, opzione conservativa. Allegri è un allenatore esperto e vincente, ma non sono del tutto convinto della scelta. Spero naturalmente di essere smentito dai fatti. Tra i due avrei scelto Vincenzo Italiano, che è una soluzione più rischiosa ma anche più moderna e orientata al futuro”.
Perché Italiano sarebbe stato più adatto? “Perché è un allenatore che cambia molto, che valorizza la forma dei giocatori e che ama ruotare molto la rosa. Con il Napoli, che ha già tanti giocatori adatti a questo tipo di gestione, sarebbe stata una scelta coerente. È un tecnico che premia chi sta meglio durante la settimana, ed è un approccio interessante e dinamico”.
Un giudizio finale sulla scelta del Napoli? “È una scelta conservativa, che segue una tendenza italiana piuttosto diffusa. Non è detto che funzioni, ma la qualità della rosa c’è. Allegri è un grande allenatore, ma dovrà dimostrare sul campo che questa scelta è quella giusta”.
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