Podcast

Biazzo: “Messi fuoriclasse assoluto, ma vi dico perché Diego resta unico”

Biazzo: “Messi fuoriclasse assoluto, ma vi dico perché Diego resta unico”
Oggi alle 15:15Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone

Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto nel corso di 'Sabato Azzurro', trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android).

Sky Sport ha rilanciato la forte volontà di Massimiliano Allegri di costruire il nuovo Napoli insieme al direttore sportivo Giovanni Manna. Tra i temi c’è anche Milinković-Savić, che potrebbe non essere un punto fermo della squadra. Che ne pensa? “Negli anni passati abbiamo criticato Meret. Bisogna essere onesti: Milinković-Savić, a mio giudizio, non ha dimostrato di essere superiore. È stato un acquisto molto oneroso rispetto alle aspettative e, per certi aspetti, un’operazione non positiva dal punto di vista economico e tecnico. Se poi il Napoli è arrivato in Champions come è arrivato, una parte di responsabilità va condivisa anche con le scelte fatte in quel ruolo”.

Oltre al costo di Milinković-Savić , il Napoli ha anche svalutato Meret e ceduto Caprile. Che ne pensa di questa gestione? “Sì, il problema è proprio questo. L’investimento su Milinković-Savić ha creato effetti a catena: ha ridotto il valore percepito di Meret, che ha poi rinnovato a condizioni particolari, e ha portato anche alla cessione di Caprile a una cifra relativamente bassa. In sostanza, tre operazioni collegate che hanno creato squilibrio. E aggiungerei anche una quarta considerazione: quelle risorse potevano essere investite su un esterno destro, considerando il peso e la centralità di giocatori come Di Lorenzo, che resta fondamentale per identità e rendimento del Napoli”.

Ci sono dubbi sulla condizione fisica e sul rinnovo di Anguissa. Anche lui potrebbe lasciare Napoli. Quanto perderebbe il centrocampo azzurro? E Rabiot sarebbe un sostituto ideale? “Per quanto ne so, Rabiot sarebbe considerato incedibile dal nuovo allenatore, che vorrebbe trattenerlo come pilastro del progetto. Detto questo, Rabiot è un giocatore particolare: quando decide di cambiare aria, spesso riesce a farlo. Ma sarebbe comunque un’operazione complessa e costosa. Va ricordato anche un aspetto generale: oggi nel calcio il giocatore ha un ruolo centrale, si autogestisce molto più che in passato e può arrivare a trovare formule per la risoluzione dei contratti”.

Se il Napoli vendesse Milinković-Savić per prendere Vicario, sarebbe una buona soluzione? “Sono sincero: non ho seguito molto Vicario, perché ero convinto che il Napoli avesse già un portiere come Meret. In generale, una squadra che gioca più competizioni importanti deve avere un portiere stabile, non alternanze continue. L’alternanza lasciamola alla politica, non al calcio”.

Cosa risponde a chi dice che Lionel Messi sia superiore a Diego Armando Maradona? “È un tema che mi appassiona molto. Messi è un fuoriclasse assoluto, straordinario anche oggi. I parametri FIFA lo dimostrano. Ma il confronto non può essere basato solo su numeri o statistiche. Il paragone giusto è la qualità. E da questo punto di vista Messi è il più vicino a Maradona, ma Maradona resta unico. Diego Armando Maradona è stato un rivoluzionario del calcio: inventava giocate nuove in ogni partita, cambiava il modo stesso di intendere il gioco. Lionel Messi è un talento straordinario, ma Maradona ha avuto un impatto storico e culturale superiore. Anche il confronto con Cristiano Ronaldo non regge sul piano della creatività: Ronaldo rappresenta la perfezione atletica e tecnica, ma non la genialità istintiva. Il calcio non può essere solo numeri: è soprattutto qualità e invenzione”.

Si ricorda il “gol del secolo” di Maradona? “Certo. Partì da circa 65 metri e segnò dopo 11 secondi, superando cinque avversari. È un gesto irripetibile. Sono paragoni difficili con il calcio moderno o con l’atletica: ma quella giocata resta qualcosa di unico nella storia dello sport”.

Maradona è stato definito il Mozart del calcio. È d’accordo? “Sì, assolutamente. Maradona non si limitava a giocare: reinventava il calcio. Gli altri spesso pensano alla giocata, lui la faceva mentre gli altri stavano ancora pensando. È questa la differenza tra un grande campione e un mito eterno”.