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Caos arbitri, Caccavale: "Sistema designazioni è un punto debole, io sono per il sorteggio"

Caos arbitri, Caccavale: "Sistema designazioni è un punto debole, io sono per il sorteggio"
Ieri alle 23:50Radio Tutto Napoli
di Francesco Carbone
Ernesto Caccavale, giornalista ed ex europarlamentare, è intervenuto nel corso di 'Difendo la Città', trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli

Ernesto Caccavale, giornalista ed ex europarlamentare, è intervenuto nel corso di 'Difendo la Città', trasmissione sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito o sulle app (qui per Iphone/Ipad o qui per Android): "Inchiesta arbitri?  Io sono abbastanza d’accordo con quanto hanno detto alcuni ex arbitri della mia generazione. Purtroppo oggi la classe arbitrale è sottoposta a pressioni molto forti, legate all’importanza economica che circonda il mondo del calcio. Di fatto, l’arbitro oggi è sempre meno un direttore di gara “puro” e sempre più un gestore di interessi. Deve prendere decisioni in pochi secondi: se c’è un fallo, un fuorigioco, un calcio di rigore. Ma lo fa in un contesto in cui tutto ha un peso economico enorme. Questo, ovviamente, non fa bene al calcio. E infatti molti giovani si stanno allontanando da questo sport anche per queste ragioni. Secondo me, la politica dovrebbe preoccuparsi più di questi aspetti che non di altre questioni istituzionali, come ad esempio il commissariamento delle federazioni".

Qual è il problema principale del sistema calcio e della gestione economica e istituzionale? "La politica dovrebbe concentrarsi sul garantire il rispetto delle regole e su una gestione sana degli interessi economici che ruotano attorno al calcio. Parliamo di un sistema che muove miliardi, con club privati, spesso quotati in Borsa e controllati da fondi internazionali. È fondamentale che questi soldi vengano spesi e investiti in modo serio, con regole chiare e una reale tutela dei contratti, ma soprattutto con attenzione verso lo spettatore: chi va allo stadio o guarda le partite in TV e paga per assistere a uno spettacolo. Oggi invece prevale spesso una contrapposizione tossica tra tifoserie e club - Inter contro Milan, Napoli contro Juventus - invece di una difesa comune del calcio come sistema sportivo. Questa dovrebbe essere la priorità di chi ha responsabilità politiche e istituzionali".

Il problema arbitrale è solo italiano oppure riguarda anche altri paesi? E cosa pensi delle recenti indagini? "È vero che siamo reduci da un referendum sulla giustizia e il tema è molto più ampio, perché il sistema giudiziario italiano è spesso diverso rispetto a quello di altri paesi occidentali. Le procure, quando intervengono su vicende come queste, alzano inevitabilmente un grande polverone. Se le accuse fossero confermate, si tratterebbe di fatti molto gravi, ma al momento bisogna capire se tutto sia supportato da prove concrete. Parliamo di risultati che, secondo le ipotesi, potrebbero essere stati alterati da decisioni soggettive o da possibili favoritismi. Va ricordato che il calcio oggi è un sistema economico complesso, fatto di club privati, investitori e fondi internazionali. Proprio per questo serve estrema cautela nel giudizio".

Che cosa non funziona nel sistema delle designazioni arbitrali e quali soluzioni proporresti? "Il problema esiste anche sul piano sportivo: il sistema delle designazioni arbitrali è un punto debole, perché spesso non è chiaro secondo quali criteri vengano scelti gli arbitri. Io, per esempio, sarei favorevole all’introduzione del sorteggio per le designazioni. Sarebbe una soluzione che ridurrebbe molte opacità e renderebbe il sistema più trasparente, eliminando sospetti e polemiche continue su questo o quell’arbitro. In questo modo si avrebbe un sistema più chiaro e meno esposto a pressioni esterne o interpretazioni controverse".