Corbo: "Messi calciatore in attività, Maradona un mito eterno"
Antonio Corbo, giornalista di Repubblica, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Com'è la situazione lì a Dimaro?
"Oggi bel tempo e io mi trovo nella sala stampa di Dimaro dove c'è un centro stampa molto accogliente, molto funzionale. Addirittura non ci sono ancora i colleghi che arriveranno da Napoli, immagino domani, ma c'è uno dei responsabili storici del centro stampa, il collega De Cambio, che è stato giornalista, che è stato comunicatore a Lanza. Devo dire che il Trentino accoglie il Napoli da anni sempre con delle alte professionalità."
Quando oggi si fa questo famoso, eterno e anche anacronistico paragone Messi-Maradona, vuoi dirci anche la tua, tu che hai vissuto Maradona?
"Per me è un paragone completamente sbagliato, per ovvi motivi. È incredibile, perché Messi è un calciatore in attività e invece Maradona è un mito eterno. C'è questa piccola, sottilissima differenza di categorie. Io voglio sapere quale calciatore oggi o domani avrà i murales nelle strade, non della sua città, ma di quella che è la società di riferimento, il centro storico, il cuore della metropoli che ha fatto di Maradona un idolo, ma anche un figlio e una bandiera. Quindi sono improponibili tutti. Messi è un grandissimo, sicuramente il miglior calciatore in attività in questo momento, uno dei più grandi di sempre, ma Maradona sta nella categoria dei miti, quindi sta da un'altra parte."
Il calcio è cambiato tantissimo, almeno negli ultimi decenni, anche per quanto riguarda la longevità degli atleti. Ai tempi di Maradona era impensabile arrivare a 39 anni, invece adesso sono diversi i giocatori che arrivano a questa soglia: la medicina dello sport, la metodologia di allenamento e le regole sono cambiate. Anche Buffon, Cristiano Ronaldo e Modric sono arrivati a giocare fino a un'età avanzata. È anacronistico paragonare giocatori che facevano forse degli sport un pochino diversi?
"Sicuramente, però bisogna dire che la medicina sportiva deve fare ancora molto, perché i 43 infortuni del Napoli non sono un vanto per la medicina sportiva e per la sapienza, la conoscenza di come si gestisce un calciatore in rapporto alla complessione fisica e all'età. Parlavo poco fa con un collega di quando Maradona andava a Roma, a Marino, e andava in una boutique delle palestre dove si preparava con l'ingegnere Dalmonte e lì lui metteva a posto il suo fisico. Io non vedo calciatori che vanno in una palestra tipo quella di Dalmonte 30 anni fa e non so neanche se ci sono per gli atleti delle palestre così attrezzate e così ben dirette."
Lunedì hai scritto nel tuo classico editoriale la questione relativa agli staff per l'aspetto medico e agli infortuni del Napoli, che sono stati eccessivi. Che tipo di conferenza ha fatto Allegri?
"Allegri ha fatto una conferenza molto misurata, molto intelligente. Lui ha parlato da uomo di calcio, questo bisogna dirlo, perché è sfuggito purtroppo a molti, ma non tutti hanno la sensibilità nel capire certe finezze. Un conto è essere tifosi, un conto è inseguire i luoghi comuni, un conto è dire aziendalista, un conto è dire cortomuso. Tutte queste belle favole che riescono a rendere più folkloristico l'ambiente del calcio. Lui ha fatto addirittura un'equazione: bisogna segnare 60 gol, è il Napoli che entra come il Milan forse in questa categoria di squadre che fanno 60 gol. Però per vincere il campionato, se tu segni soltanto 60 gol, devi subire 30 e non di più. Ecco, questo è l'esempio di un calcio ragionato, questo è il calcio. Quando tutti dicono cortomuso, 1-0, vai a vedere, porta avanti i numeri. Giustamente lui dice: 59-60 gol possono essere un ottimo bottino, benissimo, però quanti gol hai subito? Se ne hai subiti 30 va bene. C'è una regola secondo cui dovrebbe esserci un rapporto tra quanto segni e il limite di gol che puoi aver subito: la metà più una spalla. Nel senso che un rapporto perfetto è 30 gol subiti e 70 fatti."
Poteva fare anche l'inverso, cioè puoi prendere anche qualche gol in più, però se ne fai molti di più. Però lui ha fatto solo l'esempio nell'altra direzione, anche se abbiamo visto anche ieri sera che è sempre più difficile nel calcio di oggi difendere questi 1-0. Ti chiedo sul ritiro di Dimaro: le prime esercitazioni di Allegri, cosa ti aspetti di vedere da Max Allegri nei primi giorni di lavoro?
"Io non sono venuto qui per il ritiro, sono venuto per incontrare gli amici, godere di tutto ciò che offre il Trentino. Quando venne la prima volta, poi la mia famiglia e i miei nipoti si sono innamorati di questo posto, sono venuti anzitempo, vengono tutti gli anni. Per me il Trentino è qualcosa di importante da sfruttare, perché tra l'altro ha l'intelligenza, l'abilità. Il Trentino riesce a fare che cosa? Ad attrarre i tifosi delle altre squadre, in questo caso del Napoli segnatamente, e però ad accoglierli così bene da renderli clienti a vita. Ti faccio l'esempio: è anche gentile e astuta la pubblicità che trovi disseminata nei parchi, dove ci sono degli ammiccamenti a Frizzi e io non sono napoletano ma ho sangue napoletano. Quindi c'è un certo garbo nell'accogliere questi amici."
Durante la conferenza stampa molti opinionisti lo hanno ribadito: Allegri ha parlato come parla De Laurentiis, anche con alcuni termini simili, come sostenibilità e competitività. De Laurentiis ha trovato l'allenatore perfetto?
"Allegri è un allenatore perfetto con delle sue caratteristiche. È chiaro che lui non rinuncia al gioco spettacolo, al gioco del bel calcio. È sua la scelta, perché lui pone il risultato al di sopra di ogni altro obiettivo e quindi persegue l'obiettivo. Ma se voi tornate indietro nella memoria, chi ricorda Pesaola, che non è l'ultimo arrivato ma ha vinto pure un paio di scudetti con la Fiorentina, il primo nel '69, fantastico. Lui diceva: io mi diverto quando vinco. E questo è lo slogan che in qualche modo viene rielaborato e riproposto da Allegri: io mi diverto quando vinco. Se io mi diverto con 40 passaggi laterali, faccio una ragnatela e tengo il gioco, poi se ci pensi ricado nel gioco corto di Viciani che è di 50 anni fa. Però sono cose che appassionano quelli che vogliono capire il calcio e hanno voglia di studiarlo. Chi ama il calcio nella superficie e nella leggerezza del sogno a queste cose non tiene molto e fa fatica a comprenderle. Anche perché molti hanno criticato Allegri per le sue parole, però bisogna anche sottolineare che quello che ha detto è vero ed è condivisibile. Il fatto che abbiano criticato Allegri non mi stupisce: a Napoli hanno criticato anche Ancelotti."
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