Favasuli come Florenzi? L'ex tecnico: "Meno gol, ma più intensità e corsa"
Roberto Breda, ex allenatore di Favasuli, obiettivo di mercato del Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Che cosa potrebbe accadere tatticamente nel Napoli, dovesse arrivare Favasuli? Lei lo ha allenato in passato: che caratteristiche ha?
"È un esterno, ma secondo me ha quel tipo di caratteristiche che puoi adattare anche in altre zone del campo. Per fare la mezzala non è vero che non sia difensivo, perché ha una grande intensità nel pressing e nell'aggressività, fai fatica a saltarlo. Magari non ha la struttura da granatiere, però ha ugualmente ottime caratteristiche. E poi ha quella grande capacità di ripartire e di riproporsi con efficacia. Nell'ultimo anno è migliorato anche in quello che forse era l'aspetto su cui doveva crescere di più, cioè le scelte: far sì che tutte queste capacità di ribaltare l'azione diventassero anche azioni pericolose. Quest'anno ha fatto assist e creato situazioni molto interessanti. Sicuramente è un ragazzo che ha caratteristiche che, secondo me, per un allenatore che vuole un calcio aggressivo ma che sa anche ripartire, si adattano molto bene."
Per la sua duttilità, perché può giocare anche sull'altra fascia, avanzare e interpretare più ruoli, qualche giorno fa lo accostavo a Florenzi. Quanto mi sono allontanato, secondo lei, come caratteristiche?
"L'idea è quella. All'inizio forse aveva più il gol, o almeno la ricerca del gol. Però come intensità di corsa e aggressività, secondo me Favasuli ha ancora qualcosa in più, perché veramente fai fatica a saltarlo. È tignoso, usando un termine un po' da spogliatoio, ma con una grande attenzione. Io l'ho allenato tre anni fa, alla sua prima esperienza con i grandi dopo la Primavera, e già aveva queste caratteristiche e anche una bella personalità per tirarle fuori. Dopo questi tre anni ha sicuramente fatto un ulteriore salto di qualità."
Lo vedrebbe più da terzino o da quinto? È chiaro che farà il salto in Serie A, poi vedremo se al Napoli o altrove.
"Per il momento più da quinto. Un po' perché ha sempre fatto quel ruolo e un po' perché gli dà quella libertà in più di proporsi con continuità. Da terzino, invece, ci sono equilibri tattici che ogni tanto ti fanno stare un pochino più bloccato. Però non vuol dire che, in un calcio di un certo tipo, non possa fare anche il quarto. Mi immagino, per esempio, il Napoli di Sarri, che aveva spesso terzini senza grandi strutture fisiche: potrebbe fare anche quel ruolo."
È un giocatore già pronto per il Napoli? Dovesse arrivare, sarebbe pronto anche in vista della Champions League? Lo ritiene maturo per i grandi palcoscenici?
"La personalità ce l'ha e, secondo me, anche le caratteristiche. Parliamo tante volte del fatto che non facciamo giocare i ragazzi: credo che l'opportunità, secondo me, ci stia. Poi starà a lui dimostrare il suo valore, ma soprattutto dovrà continuare a fare quel tipo di lavoro che ha fatto finora, con quella crescita costante che negli anni ha sempre avuto."
Da allenatore, come si colloca nel dibattito attuale? Da una parte Allegri parla di un calcio semplice, dall'altra avanzano sempre di più le statistiche. Conte dice che il blocco basso è fondamentale, però poi vincono Spagna e Argentina proponendo un calcio offensivo e coraggioso.
"Alla fine sono tutte cose ugualmente importanti, non è che ce n'è una sola. Poi le caratteristiche dei ragazzi e anche l'impostazione che vuoi dare in quell'anno fanno la differenza. Un allenatore deve conoscerle tutte e deve saperle usare tutte. Conte ha parlato di blocco basso, però è uno che va anche sui riferimenti e viene a pressarti alto. Ci sono i momenti e le letture: se estrapoli un concetto e lo trasformi in un'etichetta, secondo me fai il più grande errore. Il calcio è vero che è semplice, ma la difficoltà è farlo diventare semplice. L'obiettivo di ogni allenatore è proprio quello, però il percorso richiede capacità, attenzione, conoscenza, giocatori giusti e tante altre cose. Si parla di calcio semplice perché tante volte sembra che uno debba inventare la bomba atomica, invece non è così: l'obiettivo è semplificare tutto, ma all'interno di un contesto di alta complessità e quindi anche di alta difficoltà."
Si parla di blocco basso, ma c'è anche una differenza tra farlo bene e farlo male. Abbiamo visto l'Inghilterra, con una linea molto piatta sul tiro da fuori: se non hai l'abitudine a farlo, forse è meglio evitarlo.
"Ogni partita ha una storia a sé. Devi avere la capacità di fare più mosse possibili, perché è una partita a scacchi, e in base a quello che succede scegliere quelle giuste. Tante volte le interpretazioni vengono analizzate dopo, però non è sempre così semplice, perché in quel momento hai delle letture che ti portano a fare un certo tipo di scelta. Faccio un esempio: adesso parliamo della grande Argentina, ma poteva uscire sia con l'Ecuador sia contro il Canada. Sarebbe stato un torneo fallimentare, invece adesso si trova in finale, e con merito. È tutto relativo, in un calcio che diventa sempre più competitivo ed equilibrato. Una volta Argentina-Canada finiva 15-0, adesso non è più così. Questa è la cosa bella dell'evoluzione del calcio, anche della cultura tattica, degli allenatori e di tutti."
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