Ex dg Figc promuove Malagò: "Leader di relazioni, può vincere la sfida delle riforme"
Antonello Valentini, ex dg della Figc, è stato nostro ospite su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e sempre live, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in auto col DAB o qui sul sito anche in video.
Che cosa può dare Giovanni Malagò alla federazione e al movimento? Che presidente sarà, secondo te, che figura è?
"Secondo me sarà un ottimo presidente, perché ha le capacità manageriali, capacità di relazioni, l'energia e la passione sportiva, che non gli è mai mancata, per fare bene. Quindi ci sono tutti i presupposti perché Giovanni Malagò dia una svolta alla federazione, che non è soltanto la nazionale. Attenzione, però, perché la nazionale è il prodotto di un sistema e del lavoro della federazione e dei club che producono i giocatori per la nazionale. Quindi, da questo punto di vista, bisognerà fare un discorso complessivo, come Malagò ha già fatto ieri, subito dopo le elezioni, in conferenza stampa. È chiaro che dovrà ovviamente sedersi al tavolo del Consiglio federale e la grande sfida è quella di conciliare le esigenze, gli interessi legittimi, il più possibile, di tutte le componenti: Serie A, Serie B, Serie C, Serie D, calciatori e allenatori. Non è facile perché ricordo che Gabriele Gravina, che ha lavorato bene nei suoi anni di presidenza, era stato eletto con il 98,6% dei voti e non è riuscito a fare nulla dei programmi più incisivi che aveva proposto e ai quali aveva lavorato. Quindi bisogna cominciare dalla riforma dei campionati, di cui io, che sono anziano e ho lavorato 30 anni in federazione, sento parlare almeno dal 1990".
Malagò diventa presidente federale e dovrà gestire anche le pressioni di chi ha permesso a Malagò di diventare presidente federale. Parlo ovviamente dei club di Serie A. Già questa mattina abbiamo letto che Conte è un nome che molte società stanno sponsorizzando, mentre Marotta non vorrebbe Roberto Mancini come nuovo commissario tecnico. Dovrà essere molto bravo Malagò anche a gestire i rapporti.
"Malagò non è uno che rinuncia alla sua personalità e alle sue prerogative, quindi Mancini, Conte, ho sentito qualcuno che tira fuori Super Guardiola, Farioli, addirittura Baldini, ci sono varie scelte. Io penso che ovviamente la scelta debba essere sua, mentre quelle del Consiglio federale riguardano altri temi, non questo del CT".
Sulle componenti e sul sistema di veti incrociati che c'è stato in questi anni: sarà possibile superarlo solo con l'abilità politica di mediazione di Malagò oppure è necessaria una modifica dello statuto che snellisca la burocrazia interna e renda più facili le riforme? Come se ne esce?
"Questa può venire in un secondo tempo. Quello che è importante è che le varie componenti, sedute intorno a un tavolo, decidano ognuna di rinunciare a un pezzettino delle proprie rivendicazioni e trovare un terreno comune di condivisione per il bene del calcio italiano e non delle singole componenti e delle singole consorterie. Se non c'è questo salto mentale e questa disponibilità a condividere con gli altri, senza impuntarsi, senza irrigidirsi come è stato fatto finora, non si va da nessuna parte. Le qualità di Malagò, da questo punto di vista, sono una garanzia perché è un uomo di relazioni e in questo è un fenomeno, onestamente. Anche questo servirà. Poi ovviamente ci sono le prerogative delle varie componenti perché quello del calcio italiano, come di tutte le altre federazioni per carità, è un sistema di vasi comunicanti. Se tu tocchi la Serie A hai ripercussioni in B, le hai in C, le hai in Serie D e così a scendere naturalmente. Quindi va fatto un discorso di sistema di fronte a un problema non più rinviabile di sostenibilità economica del calcio italiano, cosa su cui Gravina ha puntato e ha insistito tante volte, ma purtroppo non è riuscito a portare avanti i suoi progetti che pure c'erano, anche per la riduzione della Serie C per esempio, perché lì forse è la cosa più facile che si può fare, cioè ridurre l'area professionistica tagliando in Serie C. Come tagliare in Serie C? Adesso ci sono 57 società, 60 squadre perché tre hanno la seconda squadra. Come si fa? Si possono innalzare i requisiti di ammissibilità, sia tecnici che organizzativi, strutturali e finanziari, e quindi fare una selezione naturale, ridurre ulteriormente da 60 squadre a 40, per esempio, a 45, a 50, perché altrimenti non se ne viene fuori. Finora Gravina, ma anche i suoi predecessori Abete, Carraro, Nizzola e Matarrese, hanno provato, hanno fatto commissioni, grandi discorsi, bei propositi di tutti e poi, al momento di stringere, sono scattati i veti incrociati. Io francamente non credo, a differenza tua, che la riduzione da 20 a 18 sia la soluzione di tutti i mali, perché ci sono anche altri campionati che sono a 20 squadre e non hanno questi problemi, però penso che ci voglia soprattutto la volontà".
Quando ho letto che Paolo Maldini potrebbe essere il nuovo direttore tecnico della FIGC sono stato molto contento. Ti chiedo cosa può dare Maldini al movimento e poi, tecnicamente, qual è il ruolo di un direttore tecnico all'interno di una federazione?
"Io parto dall'idea che avevo lanciato molti mesi fa anche in alcune interviste sui giornali e che vedo prendere forma in questa nuova strategia di Malagò, cioè la federazione secondo me deve funzionare con due rami d'azienda, per intenderci: uno di politica sportiva nelle mani salde del presidente, quindi problemi finanziari, economici, gestionali, giuridici, regolamentari; poi ce n'è un altro di ramo d'azienda che è quello tecnico e lì ci vuole secondo me, e Malagò è indirizzato per fortuna su questa strada, un ex calciatore, un ex allenatore, un personaggio di grande prestigio, di grande carisma. Se accetterà, di questo non sono del tutto convinto, dovrà gestire tutta la filiera delle squadre nazionali, quindi il Club Italia, quindi non solo la nazionale A ma arrivare fino all'Under 15. Credo che ci voglia una figura carismatica, di prestigio. Non voglio fare paragoni perché è sempre antipatico, ma quando c'era Gigi Riva team manager o capodelegazione della nazionale non aveva bisogno neanche di parlare, bastava la sua presenza. Valeva il carisma, il prestigio personale, il credito. E Maldini, per serietà, per competenza, per esperienza, può fare benissimo questo lavoro di direttore tecnico. Ovviamente, dico una cosa scontata, deve andare d'accordo con il commissario tecnico della nazionale e poi con tutti quelli che vengono giù. Però credo che sia necessaria questa scelta di affidare a un grande calciatore o a un grande allenatore la responsabilità della guida tecnica di tutte le nazionali".
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