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Italia-Irlanda, Santoni esalta Di Lorenzo: "Quello che ha fatto dice tutto"

Italia-Irlanda, Santoni esalta Di Lorenzo: "Quello che ha fatto dice tutto"
Oggi alle 10:00Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Andrea Santoni, giornalista da anni al seguito della Nazionale italiana, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Che cosa trasmette questa nazionale vista ieri, che sensazione ti dà?

"Mi dà la sensazione che in questo momento è inutile stare con il dito ritto o essere troppo critici, nel senso di non capire che stiamo parlando di qualcosa che col campo c’entra, però in realtà non è un esercizio di stile. L’Italia per il recente passato, a parte la parentesi straordinaria dell’Europeo vinto nel 2021 in un clima particolarissimo, era ancora nel post Covid, quella era una nazionale, quella di Mancini, che aveva fatto un percorso. Poi anche quella nazionale lì, che comunque aveva stabilito il record mondiale di risultati utili consecutivi, si è rotta, si è rotto qualcosa, perché la nazionale è una creatura delicata, che viene giudicata spesso con il metro con cui giudichiamo i club, ed è giusto ma è anche sbagliato al tempo stesso. Io credo che la cosa migliore sia affidarsi alle parole del giocatore secondo me in questo momento, insieme a Donnarumma che è il capitano, forse più rappresentativo, che è Tonali, non a caso protagonista della partita. Lui ha una grandissima lucidità: noi all’inizio, nel primo tempo, eravamo veramente schiacciati dalla tensione. Non è una questione di spogliatoio o di richieste eccessive, è proprio una questione oggettiva: la tensione è talmente grande su questo obiettivo mondiale che quando vai in campo, anche se parliamo di giocatori campioni d’Europa, finalisti di Champions o che giocano in Premier come Tonali, questo non li mette al riparo. Una volta poi capito che si poteva fare, perché la qualità dell’avversario è quella che è, le cose si sono messe per il verso giusto. Adesso, senza essere troppo raffinati, c’è da andare a giocare e regolare un avversario che ieri ha vinto in una maniera che a noi farebbe orrore. La Bosnia a Cardiff ha vinto nella maniera più antica: stando dietro, affidandosi a Dzeko e arrivando ai rigori. La vedo così: il primo passo è stato fatto, è importante e ha dato fiducia. Adesso andremo con uno spirito un po’ più sollevato, anche se quella poi è la finale."

Quanto è importante il ruolo e la persona di Gennaro Gattuso per arrivare a questi mondiali?

"Io su questa narrazione di Gattuso invito ad andare a guardare il Gattuso di prima e quello che è adesso. L’intelligenza di Rino in questo momento è proprio questa: non chiedere di essere Gattuso. O sei Gattuso oppure quella richiesta di spirito combattivo oltremisura rischia di schiacciare. Lui è un agonista, ma non è uno sprovveduto, sa perfettamente che non basterà solo lo spirito di corpo. Però ricordiamoci che quando l’Italia riesce a fare squadra non c’è nazionale al mondo che riesce a fare squadra come l’Italia: lo dice la storia dei nostri titoli mondiali, soprattutto quelli dell’82 e del 2006. In entrambi i casi il salto di qualità passò attraverso lo spirito. Gattuso da questo punto di vista è stato bravo: ha tessuto, ha girato, ha fatto incontri conviviali, cene. Non è dare compiti o pressione, è ricordare quello che diceva Lippi: avete due maglie e una non la togliete mai, quella della nazionale. Sarà retorico, ma funziona. Questa è una nazionale che sta nascendo, diamole tempo: Tonali sta diventando un leader, Kean si sta ritrovando, ci sono elementi di qualità. Non siamo fenomeni, ma non siamo neanche scappati di casa: siamo una buona squadra."

Che cosa rappresenta il gesto di Giovanni Di Lorenzo, presente nonostante l’infortunio?

"È il punto esclamativo del discorso: sentirsi parte di un progetto, di una squadra. I giocatori sono generosi ma anche abitudinari: spostarli, farli viaggiare, non è scontato. Senza caricare di significati eccessivi, questo è proprio il concetto: sentirsi parte di qualcosa. La Nazionale ha i suoi riti, i suoi equilibri. Mi ricordo quando arrivò Di Lorenzo, c’erano critiche. Napoli e Nazionale hanno sempre avuto un rapporto bello ma complicato. Napoli ci ha ritrovato un capitano fortificato da quell’esperienza. È un campione d’Europa e Gattuso non lo dimentica. È bello vedere giocatori partire anche se infortunati, consci di quello che vale il Mondiale: capita ogni quattro anni, e magari hai poche occasioni. Non sono solo i bambini a non averlo visto, ci sono anche tanti calciatori italiani che lo hanno visto in televisione."

Che giudizio dai sull’atteggiamento di Federico Chiesa?

"Su Chiesa preferisco astenermi: penso che dietro ci sia qualcosa di più delicato, legato alla sua sfera privata. Sicuramente ha chiuso con la nazionale, però evidentemente c’è qualcosa che non lo aiuta in questo momento. Chiesa è un campione d’Europa, ha dato e ricevuto molto dalla nazionale, quindi i conti sono in parità. Preferisco ricordare il piede di Wembley."

C’è la possibilità di riaprire il campionato o lo scudetto è già dell’Inter?

"Direi 60-40. Ne abbiamo viste tante. I due competitori che possono ancora incidere sono Milan e Napoli. Ci sono sempre elementi che disturbano: a Napoli, ad esempio, certe situazioni interne. Però il Napoli, insieme all’Inter, è la squadra più importante degli ultimi anni. Deve evitare errori e sperare in un paio di pareggi dell’Inter, perché è lì che può riaprirsi tutto. È vero che l’assenza delle coppe può essere un vantaggio per l’Inter, ma tutto può ancora succedere."