L'editoriale di Forgione: "Conte si è tolto un sassolino, l'unico ex campione per ora è Spalletti"
Il giornalista e scrittore Angelo Forgione è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Non posso non chiederti della risposta di Antonio Conte a Luciano Spalletti. Ti ha soddisfatto la contro-risposta di Conte? "Sì. Non so se Spalletti abbia avuto un lapsus o si sia un po’ inciampato su sé stesso, magari parlando più di sé che del Napoli. Perché, a ben vedere, se oggi c’è un ex campione quello è lui: l’unico ex campione in questo momento, insieme a quei giocatori che poi sono andati via. Il Napoli, invece, lo scudetto ce l’ha cucito sulle maglie. Se si è sbagliato, forse avrebbe fatto meglio a rettificare. Non l’ha fatto, e allora arriva dopo giorni la risposta di Conte, che secondo me era anche un sassolino dalla scarpa.
Secondo te Conte sapeva già cosa aveva detto Spalletti? "Io credo di sì. Perché se Conte davvero non avesse saputo, da persona intelligente quale è, avrebbe semplicemente detto: “Non ho sentito, preferisco non rispondere”. Invece è andato giù dritto. Spesso gli allenatori dicono “attenzione, perché magari me la riportate diversamente”, ma qui non è successo. È stato molto diretto. Quindi do per probabile che sapesse già e che abbia colto l’assist arrivato dalla stampa, dalla domanda del collega Carlo Alvino.
Una risposta, quindi, che secondo te ci stava? "Assolutamente sì. Era dovuta, visto che non c’è stata nessuna rettifica da parte di Spalletti. Andava puntualizzato che ci vuole rispetto per questo Napoli, soprattutto da parte di un allenatore che ha una cittadinanza onoraria per lo scudetto vinto e persino un tatuaggio dedicato. Sono due elementi che confermano quanto rispetto dovrebbe portare a questa piazza, a questa squadra, a questo club. Evidentemente negli ultimi tempi ha un po’ di dente avvelenato, ma passerà anche questo. Il calcio è bello anche per questi incroci, per questi spunti che vanno oltre il campo".
Venendo proprio al campo: come può il Napoli superare questo momento, che Conte ha definito “un mare in tempesta”? E quali errori non vanno ripetuti rispetto alle ultime due gare con Copenaghen e Juventus? "Il Napoli oggi ha un problema di tenuta psicofisica. Sui muscoli è difficile lavorare, bisogna convivere con questa condizione. L’unico elemento su cui puoi incidere davvero è la testa. Conte in questo momento deve fare tanto lo psicologo, tirare fuori risorse mentali. Dal punto di vista tattico, invece, il Napoli si è arenato nella ricerca di un’unica soluzione: entrare in porta col pallone. Cerca densità in area, a volte addirittura nell’area piccola. Ma servono alternative".
Quali alternative, nello specifico? "Tiri da fuori, per esempio. Ne parlava anche McTominay: Conte lo spinge a provarci, perché ce l’ha nelle corde. Ma vale per tutta la squadra. Qualcuno il tiro ce l’ha, e dovrebbe usarlo di più. Invece il Napoli si incaponisce nel cercare la soluzione interna. Anche i cross spesso non sono calibrati: o troppo alti o troppo lunghi. C’è un problema di qualità nei piedi e di varietà nelle soluzioni offensive".
Hojlund è a secco e non calcia in porta da diverse partite. È un dato che pesa? "Sì, è significativo. Nelle ultime sette partite non ha mai calciato in porta. Prima il Napoli aveva trovato una soluzione con Neres, bravo a servirlo. Il nostro “danesone” ora però è isolato. Un’altra opzione era Spinazzola, che dialogava bene con lui: protezione palla, ingresso in area, tiro. Questa soluzione non si vede più. Bisogna lavorare in allenamento e trovare nuove strade, perché il Napoli oggi è prevedibile. Basta un blocco basso per metterlo in difficoltà, come hanno fatto anche Juventus e Copenaghen".
Un ascoltatore scrive che, con tutti questi infortuni, il Napoli non può fare più di così. Sei d’accordo? "In parte sì. Gli infortuni sono oggettivi, evidenti, e vanno considerati. A questo aggiungiamo anche alcune decisioni arbitrali discutibili che hanno inciso sulla classifica. Però non possiamo fermarci solo a questo. A Torino il Napoli ha palleggiato soprattutto nella propria metà campo, con poca convinzione. Quando è arrivato negli ultimi trenta metri ha cincischiato, come a Copenaghen nel secondo tempo. È vero che questi ragazzi stanno facendo una stagione eroica, ma qualcosa in più si può fare, anche in emergenza".
Ti lascia più rabbia o più rammarico questa stagione? "Rammarico. Perché il Napoli era partito con un progetto tecnico chiaro: qualità nei piedi con De Bruyne, più gol rispetto all’anno scorso, Lucca e Langa per aumentare il peso offensivo. Poi sono arrivati gli infortuni, le cessioni, gli arbitri, e stiamo vedendo tutt’altro. Questa poteva essere una grandissima stagione e invece lascia l’amaro in bocca".
Se il Napoli dovesse passare il turno in Champions, cambierebbe la percezione della stagione? "Forse non la cambierebbe del tutto, ma sarebbe una stagione importante. Una Supercoppa in bacheca e l’accesso ai play-off di Champions, in un contesto così complicato, rimetterebbero in linea gli obiettivi minimi. Sarebbe una grande iniezione di fiducia e morale, di cui questa squadra ha un bisogno enorme. Per questo auguro fortemente al Napoli di farcela: in questo momento ne ha davvero bisogno".
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