L'ex arbitro Chiesa: "Conflitto interno all'AIA, non vedo alternative a commissariamento"
L'ex arbitro Massimo Chiesa è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).
Caso Rocchi, come si vivono e si gestiscono questi momenti in casa AIA?
"Io personalmente vivo con profonda amarezza, con grande delusione, perché la classe arbitraria è stata coinvolta in passato in chieste varie, Calciopoli eccetera, però come un'entità che avrebbe subito delle pressioni o delle ingerenze da un certo tipo di personaggi. Adesso no, adesso qua c'è il delineatore che è indagato per frode sportiva, concorso in frode sportiva. C'è un filmato che evidenzia in maniera incredibile che Paterna prende una direttiva, che Paterna è il VAR della partita, e le immagini si riferiscono alla domanda che fa qualcuno di bussa al vetro della cabina VAR. Questo non è consentito dal regolamento, né da parte del supervisore che era Gervasoni autosospeso così, né da parte di Rocchi, designatore, che indubbiamente se fosse stato lui avrebbe ingerito in maniera veramente importante e assolutamente inopportuna perché le regole lo vietano. E se le regole lo vietano nessuno può infrangerle, altrimenti perché ci diamo delle regole. Per quello che concerne invece l'approccio mio mentale nei confronti dell'accusa di combinazione di schermatura di doveri, mi aspetto veramente qualcosa di più concreto dalla procura di Milano perché trovo veramente incredibile, indimostrabile, che un uomo che ha abitato con 250 partite in Serie A, nel mondo mondiale perché ha dirette tre, si faccia beccare in concorso con chi per decidere un'eventuale esclusione dalla finale di doveri dandogli la semifinale perché è poco ben abito all'Inter. È prematuro, io sono un garantista, però sono un uomo di sport e nello stesso tempo devo dire che non avrei il minimo di flessibilità per nessun tipo di componente. Questa è una situazione molto, molto grave che deve essere chiarita."
Potrebbe esserci un conflitto interno all'AIA? E come lo si risolve?
"Non è una situazione davvero bella questa, anche eticamente, c'è anche un po' il rischio di far disamorare un po' gli appassionati di sport. C'è sicuramente un conflitto interno all'AIA, questo è sicuro. Io non vedo grandi alternative ad un eventuale commissariamento per l'AIA, però non è la sola componente che il commissario è, da un punto di vista personale, e per tutta una serie di motivi. È evidente che in questo momento l'AIA ha un presidente sospeso in materia di giudizio. Lui non si è autosospeso e avrebbe dovuto farlo, per etica. Tutto il resto va rifondato. Io lo sarei per aspettare pubblicamente di stare proprio e poi vedere cosa mi viene fuori. Dopodiché mandare tutti a casa per rifondare l'AIA."
Possiamo dare un messaggio di speranza: come si riparte per un calcio più sano?
"Ci siamo passati tante volte, però non siamo mai ripartiti davvero. Io qua non perché sono nostalgico per qualche ragione legata all'anagrafe. Ai miei tempi gli arbitri erano tranquilli, non perché non ci fossero aiuti o non ci fosse il VAR, ma semplicemente perché l'associazione AIA era più indipendente. L'indipendente vuol dire che è una struttura determinante per lo sviluppo dell'autonomia, però sembra essere diventata subalterna alle leghe. Sicuramente più autonomia nei confronti delle leghe. Non vuol dire un'AIA senza controlli, ma più indipendenza. Era una componente fondamentale, però stranamente l'unica che non ha una rappresentanza nel Consiglio federale. Questo già la pone in una condizione di subire pressioni. Dare più autonomia e poi coinvolgere persone nuove, altrimenti non ci sarà mai chiarezza e trasparenza."
Alcuni arbitri sembrano non arbitrare più certe squadre o essere valutati in modo particolare: come lo spieghi?
"Allora qua entriamo in un'area diversa. Mariani è di comprovata esperienza e affidabilità. In passato le società ricusavano gli arbitri, ora hanno smesso. Però se certe pressioni vengono fatte per avere designazioni accomodate è evidente che siamo sempre a livello di ingerenze e pressioni. Testare un arbitro richiede 15-20 anni, disperderlo per una partita sarebbe assurdo. Quando arrivi in Serie A devi arbitrare indipendentemente dalle squadre. Più le società aiutano gli arbitri e meglio gli arbitri migliorano. Il problema oggi è il VAR, utilizzato come moviola a campo, quando doveva servire solo per errori evidenti."
Il problema del VAR sembra più italiano rispetto ad altri campionati: perché?
"Io sono sostenitore da anni che gli interventi in una partita dovrebbero essere uno per squadra e uno per arbitro, sono più che sufficienti. Il calcio è uno sport di contatto, sono aumentate velocità e dinamica ma non tutto può essere corretto sempre dal VAR."
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