Maradona o Messi? Biazzo: "Diego è stato il più grande, lo supporto coi dati del gol del secolo"
Il giornalista Salvatore Biazzo è intervenuto su Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.
Alla luce dei numeri straordinari che Lionel Messi sta ottenendo anche in questa edizione dei campionati del mondo con la camiseta albiceleste, chi è stato il più grande numero 10 nella storia dell'Argentina?
"Credo che a volte siano la scienza e la tecnica a darci le risposte, perché qui ci può essere una risposta emotiva e la risposta emotiva della maggior parte dei tifosi napoletani, ma anche in tutto il mondo, è naturalmente Maradona. Poi c'è anche una risposta di tipo tecnico. Abbiamo celebrato i 40 anni del gol del secolo: era mai accaduta prima una roba del genere? No, ovviamente la risposta è no, è retorica. Secondo voi accadrà mai una cosa del genere? Anche qui la risposta è no. Allora io mi permetto di supportare la mia affermazione che Maradona è stato più grande, ma più grande di tutti, per aver inventato un nuovo modo di fare il calcio. Lo supporto anche dal punto di vista tecnico con il gol del secolo. Il gol del secolo si sviluppa su una distanza di 65, forse 68 metri, praticamente percorsi da Maradona in 9,7 secondi avendo superato cinque avversari. Ora immaginate che se invece di essere un calciatore fosse stato un atleta avrebbe percorso a ostacoli 68 metri in 9,7. Se voi considerate che soltanto 15 anni dopo ci sarà un record sui 60 metri di 6,41, cioè Maradona impiega tre secondi in più rispetto a uno specialista sui 60 metri e che però corre su una pista fatta apposta per la corsa, non ha gli scarpini da calcio. Però vi dico di più: nel 2022 mi pare questo record dei 60 metri lo ha fatto anche il nostro Jacobs, che è un centometrista campione. Anche lui è arrivato praticamente a 6,41, 6,43, adesso i decimi non li ricordo con precisione. Questo lo dico semplicemente per valutare dal punto di vista tecnico e tattico il gol di Maradona, che lui ha spiegato anche molto bene. Maradona non ha fatto soltanto il gol, Maradona ha spiazzato tutti e cinque i difensori: sulla sua sinistra c'era Valdano, lui lo guardava continuamente, faceva finta di volergli dare la palla e sbilanciava gli avversari. Poi c'è da considerare un'altra cosa: l'altitudine. Il gol di Maradona si sviluppa a un'altitudine di 2.500 metri sul livello del mare, quindi con una rarefazione dell'aria che non è certamente quella che c'è a livello del mare in cui ha giocato Messi. Detto questo, che secondo me fa la differenza, se voi mi chiedete chi è Messi, io dico che è il più grande in assoluto interprete del calcio inventato da Maradona. Maradona aveva una creatività che nessun altro ha avuto, aveva un nuovo modo nelle giocate. Andate a vedere come giocava nel Barcellona, quando lui faceva quel gesto che è unico, che non ho mai visto fare a nessun altro: quando superava l'avversario con la palla, come dicono gli argentini, sospesa in aria. Lui lanciava la palla in aria, il difensore la guardava, mentre il difensore la guardava la palla lo aveva già superato e lui la riprendeva e andava a fare gol. Tutto questo, più il Mondiale vinto praticamente da solo in una squadra quasi di pellegrini, fa la differenza. Che poi Maradona abbia detto, come giusto che sia, 'il mio erede è Lionel Messi', io credo che ci sta tutto, grandezza stellare quella di Lionel Messi. Però con Maradona siamo nel pianeta dell'invenzione, ha tracciato di netto, ha fatto una riga tra il calcio di Pelé e il calcio moderno, ha tracciato una nuova frontiera".
Quel gol contro l'Inghilterra, il gol del secolo, Maradona aveva già provato a farlo in precedenza? Tu lo confermi?
"Sì, sì, ma non soltanto una volta. Lui ce l'aveva nel sangue questa cosa. Peraltro in quell'epoca era particolarmente snello, ricordiamo anche l'età che aveva, non era il gordo con 20 kg in più, ma era un calciatore che noi chiamavamo il figlio del vento. Il figlio del vento io l'ho ritrovato solamente negli anni '90 a Trigoria, quando lui, grazie a un metabolismo eccezionale e alla preparazione di Signorini formidabile, riuscì a dimagrire credo 16-17 kg in due o tre settimane e poi divenne il figlio del vento. Io ricordo, lo avevo fatto proprio per la Domenica Sportiva, seguivo proprio l'Argentina e avevo fatto un pezzo chiamandolo il figlio del vento. Questo per dire semplicemente che con un po' di retorica noi diciamo la mano de Dios, ma io mi permetto di dire: la mano era di Dio, ma il piede di Dio".
Vorrei un tuo commento al messaggio che i calciatori dell'Iran hanno lasciato nell'ultima gara disputata a Los Angeles .
"Devo fare una piccola premessa di tre secondi: premesso che quello che accade in Iran, dove c'è una negazione quotidiana, minuto per minuto, di quelli che sono tutti i diritti, soprattutto nei confronti delle donne ma anche degli uomini, e appena tre giorni fa ci sono state tre esecuzioni, quindi premesso tutto questo, a me non piace quello che accade in Iran. Nel momento in cui negli Stati Uniti c'è un'involuzione della democrazia, c'è qualcosa che mi turba, che non va. Gli iraniani comunque hanno lasciato qualcosa di straordinario, un messaggio straordinario, che da solo dovrebbe valere la pace tra due Stati, ma non sarà così e quindi questa resterà come dire un'epigrafe, una carta morta. Hanno lasciato un biglietto straordinario e credo che i Mondiali saranno ricordati. Vedete che i Mondiali, al di là di chi vince e di chi perde, poi vengono sempre ricordati per qualcosa di diverso, qualcosa che reagisce come il portiere dell'Iran che ha fatto 40.000 mestieri e poi ha raggiunto l'albergo. Allora sapete chi mi ricorda? Vi sto dando proprio delle perle, delle cose che non fa nessuno e sono secondo me bellissime. Molti pensano che gli Stati Uniti siano una specie di Cenerentola del calcio, invece non è così. Gli Stati Uniti hanno quasi sempre partecipato, certo non le 20 del Brasile, le 19 dell'Argentina, le 18 dell'Italia, hanno partecipato a un bel numero di Mondiali, credo che siano 15, 16, ma non è questo il problema. Nel 1950, alla ripresa dei campionati del mondo, si presentò per la prima volta l'Inghilterra, che aveva tre federazioni e si era rifiutata di presentarsi nel 1930, nel 1934 e nel 1938, ritenendo con grande fiducia di aver inventato il calcio e di essere il numero uno. Quando si presentarono finalmente nel 1950, furono sconfitti dagli Stati Uniti d'America. Il gol lo segnò un certo Joe Gaetjens, era haitiano, faceva il lavapiatti prima di andare in nazionale e lui andò in nazionale sperando di avere la cittadinanza americana. Immaginate quanto di modernità, di attualità c'è in questa cosa. Dopo quel gol, in Inghilterra scoppiarono letteralmente i tabloid contro la nazionale inglese che aveva subito il peggiore upset della storia. Gaetjens ritornò negli Stati Uniti convinto di ottenere la cittadinanza e invece no, non gliela diedero. Fu costretto a ritornare nel suo Paese e gli squadroni della morte lo fecero secco. I Mondiali sono tutto questo, sono storie di squadre ma sono anche storie umane. La concezione positivista della storia ci porta a immaginare che col trascorrere degli anni certe cose migliorino, in realtà poi non è così, le cose possono ripresentarsi. Pensate che ha prodotto due film, uno di questi era In fuga per la vittoria. Questo era ispirato a Joe Gaetjens".
De Laurentiis ha detto che il Napoli dovrà avere un allenatore serio, entusiasta, perché la squadra a sua disposizione è forte e pronta. Allegri è l'allenatore giusto? E in queste battute ADL ha lanciato qualche frecciatina, forse a Conte?
"Sicuramente la frecciatina c'è, perché io adesso vi avviso che se uno fa un contratto triennale e poi lo rompe prima e dice che vuole aprire un ciclo, poi il ciclo deve essere portato fino in fondo, quali che siano i problemi. Se metà squadra era contro Conte la fai fuori, come sempre accade, togli quelli che ti danno fastidio. Dici al presidente che ha sbagliato a fare determinati acquisti, a partire dal portiere che era superfluo, perché il grande portiere ce l'hai, e vai avanti. Invece no, è De Laurentiis che è stato costretto a scegliere il suo allenatore. Ora io personalmente so che Allegri è divisivo, così come invece era aggregante Italiano, però io tra l'uno e l'altro professionalmente e giornalisticamente non mi schiero, perché a me non interessa chi il presidente sceglie per guidare il prossimo campionato, a me interessa qual è il progetto, qual è la finalità, che cosa vuole De Laurentiis: il ritorno alla qualificazione Champions e quindi andare avanti nella Champions, cercare di raggiungere gli obiettivi primari come lo scudetto. Questo è il progetto e lui credo che l'abbia fatto capire. Ricordiamoci che non avrebbe scelto un allenatore a caso, trattandosi peraltro del campionato del centenario".
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