Allegri cambia modulo? Marino: "Vi dico quale può essere il vantaggio del nuovo sistema"
La Nazionale riparte dalla reazione mostrata contro la Francia, mentre in casa Napoli si guarda alla sosta per trovare soluzioni e correggere ciò che finora non ha funzionato. Dalla possibile svolta tattica di Massimiliano Allegri alla gestione delle risorse a centrocampo, passando per il rendimento ancora al di sotto delle aspettative di Kevin De Bruyne e Rasmus Højlund: sono diversi i temi affrontati da Pasquale Marino, intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania per analizzare il momento degli azzurri e le prospettive della squadra partenopea.
L’Italia ha ben figurato contro la Francia, mostrando un atteggiamento diverso rispetto alle ultime uscite. Come giudica la prestazione degli Azzurri? "È stata veramente una bella prestazione. Sono stati bravi a cancellare immediatamente la sconfitta in casa contro il Belgio, mostrando una reazione importante sia contro la Turchia sia contro la Francia, che, come avete detto, è una delle migliori nazionali d’Europa. L’impatto è stato importante, così come la tenuta del campo. Abbiamo sofferto nella prima mezz’ora, ma complessivamente credo che possiamo essere un po’ più ottimisti rispetto a prima. Da diversi anni non partecipiamo a un Mondiale e questa è un’iniezione di fiducia per il prosieguo. Mancini sta trovando gli interpreti giusti per aprire un ciclo e, da questo punto di vista, le ultime due prestazioni fanno ben sperare".
Quanto è difficile, per un allenatore, lasciare in panchina giocatori di grande spessore come Di Lorenzo e Barella, che sono riferimenti nei rispettivi club e hanno avuto un ruolo importante anche in Nazionale? Al tempo stesso, ci sono giocatori come Frattesi e Kayode che entrano e fanno la differenza. Quanto è combattuta una scelta del genere? "Credo che bisogna avere un gruppo. Ci sono tante partite e, nei vari periodi della stagione, può esserci un giocatore più in forma di un altro. L’allenatore cerca di mettere in campo chi vede meglio, sia dal punto di vista della condizione fisica sia da quello psicologico. Se ha scelto questi giocatori significa che li ha visti meglio in quel momento, anche in relazione a ciò che hanno fatto nei rispettivi club. Certamente c’è bisogno di tutti, perché l’esperienza di giocatori come quelli che sta alternando non può venire meno. Ci lamentiamo sempre del fatto che nel nostro campionato giochi soltanto il 30% degli italiani, quindi avere in rosa giocatori di un certo calibro è fondamentale. Non contano soltanto gli undici che scendono in campo: bisogna essere sempre pronti a subentrare. Avere un organico di 25-30 giocatori affidabili è ormai indispensabile, considerando gli impegni e le esigenze delle diverse competizioni".
Passiamo al Napoli. Da Castel Volturno arrivano indiscrezioni su una possibile variazione del sistema di gioco. Allegri starebbe valutando il 3-4-2-1. Potrebbe essere il sistema più congeniale alle caratteristiche degli interpreti, soprattutto in fase offensiva, ma anche per dare maggiore equilibrio e compattezza alla squadra? "Credo che potrebbe essere una soluzione. L’allenatore, allenando la squadra tutti i giorni, può capire dove intervenire e se è arrivato il momento di cambiare. Il Napoli ha già giocato a tre anche con Conte, in diverse partite, quindi i giocatori adatti certamente ci sono. La cosa positiva è che questo sistema potrebbe avvicinare gli attaccanti esterni alla prima punta e renderli più incisivi anche in avanti, non soltanto aiutare la fase difensiva. Avendo giocatori sugli esterni che possono coprire tutta la fascia e arrivare spesso sulla linea di fondo, gli attaccanti possono occupare maggiormente l’area e avere più giocatori che attaccano gli spazi. Per questo, secondo me, potrebbe essere anche un’ottima soluzione".
Un tema collegato è quello del numero esiguo di centrocampisti. Come valuta, in questo contesto, la scelta del doppio play Lobotka-Gilmour? Può garantire il dominio del gioco e il possesso, ma rischia di creare una distanza tra i due centrocampisti e il resto della squadra, soprattutto rispetto a un giocatore di qualità assoluta come De Bruyne? "L’allenatore valuta sempre queste situazioni perché allena i giocatori tutti i giorni. A prescindere da tutto, credo che sia stata una soluzione quasi obbligata dagli uomini che aveva a disposizione. Anguissa e McTominay non erano disponibili, quindi probabilmente Allegri ha scelto un sistema più congeniale agli uomini che aveva a disposizione. Avere contemporaneamente McTominay, De Bruyne e Anguissa cambia tutto il discorso. È una scelta che comunque non mi è dispiaciuta. In questo momento, con gli uomini disponibili, il doppio play mi sembrava la soluzione migliore".
Chiudiamo con una curiosità sul Napoli. In questi giorni abbiamo visto Rasmus Højlund segnare ancora con la Nazionale e Kevin De Bruyne realizzare una doppietta, oltre all’assist contro l’Italia. Con il Napoli, invece, qualcosa sembra non funzionare al meglio: De Bruyne trova poco spazio per creare e inventare, mentre Højlund tocca pochi palloni, soprattutto in area. Da allenatore, come si spiega questa differenza tra ciò che vediamo in Nazionale e ciò che accade nel club? "Secondo me, a poco a poco, stanno cominciando a entrare nella condizione migliore. Si esprimeranno sempre meglio sia a livello individuale sia con il lavoro di squadra. Hanno cambiato guida tecnica, ci sono metodologie di lavoro diverse e strategie tattiche differenti. Serve quindi un po’ di tempo per metabolizzare tutto ed esprimersi al meglio. Allegri, di solito, riesce a tirare fuori il meglio dai giocatori che allena e sono fiducioso che sarà così anche per loro. Credo che queste partite con le rispettive nazionali li aiuteranno a ritrovare ancora più entusiasmo e a raggiungere la forma migliore. Questo aiuterà anche il Napoli, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto offensivo. Sono giocatori determinanti, come dimostra la loro storia, e sono fiducioso anche per questo".
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