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Media Hojlund di 0,8 tiri a partita, Auletta: “La responsabilità principale è di Allegri"

Media Hojlund di 0,8 tiri a partita, Auletta: “La responsabilità principale è di Allegri"
Oggi alle 14:50Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
Antonello Auletta analizza le responsabilità di Allegri e della società e si sofferma sulle difficoltà di Hojlund.

Antonello Auletta, giornalista di Cronache di Napoli, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, la prima radio tematica sul Napoli in onda tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania.

Il Napoli ha raccolto sette punti nelle prime cinque giornate. È un momento delicato e a chi attribuisci le maggiori responsabilità?
“È ancora la quinta giornata, quindi è un discorso che lascia il tempo che trova. Non ha ottenuto i risultati che si era prefissato e che sperava, anche se il calendario è stato abbastanza complicato. Per quanto riguarda le responsabilità, ovviamente sono di tutti e dicendo questo non scopro niente di nuovo. Però devo dare qualche percentuale in più, mi duole dirlo, alla dirigenza, per chi ha sottovalutato il tempo che passa e sottovalutato il fatto che qualche calciatore è arrivato veramente a fine ciclo. Forse lo era già, non dico l’anno scorso, ma addirittura negli anni scorsi. E poi dal mercato è arrivato veramente poco, a parte Favasuli e l’altro calciatore che è arrivato, Benoît Badiashile, che non si è ancora visto. Anzi, l’unica apparizione di lui l’abbiamo voluta dimenticare subito. Impiego veramente con il contagocce, anzi soltanto una goccia per Badiashile, e amara goccia. Qualcosina in più per Favasuli, anzi nella trasferta di Firenze ci siamo un po’ chiesti perché avesse languito in panchina per larghi tratti della gara”.

Questa squadra avrebbe le caratteristiche per proporre un calcio differente e più offensivo?
“Sì, sono d’accordo quando dici che ci sono comunque le qualità tecniche per fare qualcosa di diverso e quando abbiamo ascoltato le interviste agli allenatori che propongono calcio ad un certo livello dicono sempre che i calciatori sono stimolati nell’apprendere di più, nel capire quali movimenti fare per migliorare, per esaltare le proprie caratteristiche. Insomma, se fosse arrivato un allenatore di quel genere, era ovvio che comunque un po’ di entusiasmo in più si sarebbe visto. Allegri ha le sue idee, ha il suo modo di lavorare, è un allenatore esperto e ha gli strumenti per risollevare il Napoli. La speranza è che lo faccia. Poi è ovvio che, al di là dell’entusiasmo, della curiosità di vedere che proposta di calcio fa l’allenatore che ti sta seguendo, questi ragazzi devono dare qualcosa in più di quello che si è visto nelle prime sei partite ufficiali”.

Hojlund ha giocato 439 minuti in sei partite, segnando due gol, con appena 15 tocchi in area di rigore e una media di 0,8 tiri a partita. Quanto dipende dal centravanti e quanto dal gioco del Napoli?
“Con molta sincerità, i numeri dei palloni toccati in area e delle conclusioni verso la porta, è ovvio che la responsabilità principale è quella dell’allenatore che non riesce ad innescare questo calciatore. Però, diamine, attivati anche tu, fai vedere qualcosa di più. Sugli angoli non salta mai, non salta mai l’uomo, non so se rendo l’idea. Ma anche tu, quando vedi che i compagni non ti assistono, cerca una giocata. Ci sei riuscito solo col Como e con l’Inter, i due gol che ha fatto. Il resto ha fatto veramente vedere poco”.

“Si è criticato per anni Simeone, le sue qualità tecniche, però quando questo partiva, quando si incaponiva, cercava di scuotere. Ovvio che riconosco che le responsabilità al momento sono dell’allenatore, però c’è un bellissimo detto a Napoli che dice: aiutati che Dio ti aiuta. Mettici anche del tuo. Le qualità ce le hai, sei ancora giovanissimo, però quell’atteggiamento con cui scende in campo, sempre arrabbiato col mondo, con i compagni... mostra anche tu che quello che si dice di buono sul tuo conto è vero. L’abbiamo già visto, però in una situazione del genere, quando le cose non girano, ci vuole anche il guizzo e la determinazione del campione. Hojlund la deve tirare fuori perché abbiamo visto calciatori che le porte le facevano tremare, con Hojlund hanno tremato fino a un certo punto. Questa è la stagione della sua consacrazione: con il Napoli o succede quest’anno o non succede più”.

Potrebbe rendere meglio giocando accanto a un altro attaccante?
“È ovvio che fare il centravanti fa gola a tutti: fare gol, copertine, titoli, stipendi più alti. Però non so se il ruolo di centravanti sia proprio nelle corde di Hojlund. Secondo me può dare il meglio di sé vicino ad un attaccante ancora più forte fisicamente, secondo il mio modesto avviso. Però poi è ovvio che gli allenatori che l’hanno visto e che lo allenano ne sanno molto più di me. Devo dire che vederlo uscire al 56° a Firenze mi meravigliò non poco. Mi aspettavo in quel frangente: ok, metti dentro Lucca, però magari provare a fare qualcosa di diverso”.

Quanto manca McTominay al Napoli e quale contributo potrà dare al suo rientro?
“Manca tantissimo. È una delle chiavi di volta per risollevare il cammino del Napoli, per rimetterlo in carreggiata per la sua qualificazione in Champions. Purtroppo questa è una stagione complicata. Lui in pratica la preparazione non l’ha fatta, è tornato tardi dopo il Mondiale, poi c’è stato questo problema dell’intervento. Ha avuto tanti problemi anche nei ritiri. Quindi bisognerà capire quando sarà pronto per scendere in campo e poi bisognerà concedergli del tempo per ritrovare la condizione. Almeno un altro mesetto per rivederlo avvicinarsi ai suoi livelli bisogna concederlo”.