Forgione: “Napoli logoro e vecchio, serve uno switch mentale. Allegri non sembra in grado di darlo"
Angelo Forgione, scrittore e opinionista, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania, per analizzare il momento degli azzurri e le difficoltà della squadra di Massimiliano Allegri.
Come leggi questo momento del Napoli e quanto può essere utile la sosta ad Allegri?
“Io ascoltavo la fine del discorso di Davide in apertura di chiamata, credo di aver capito un po’ il senso perché non ho ascoltato l’inizio. Mi riaggancio a quello che si stava dicendo, sottolineando il fatto che Spalletti accettò una situazione, ma ci fu un ricambio. Perché è vero che i senatori andarono via e si creò una frattura tra il club e la tifoseria, perché erano senatori ai quali tutti erano affezionati, però poi li andarono a sostituire con due o tre elementi importanti. Io cito chiaramente Kvaratskhelia e Kim, che cambiarono il volto della squadra, ma anche con riserve in attacco come Simeone, che diedero un giusto ricambio a Osimhen. Il primo anno di Spalletti finisce con una sorta di cambiamento generazionale, Spalletti accetta per il secondo anno. Questa squadra, rispetto allo Spalletti che poi vince lo Scudetto, è una squadra che non è stata rinforzata, invigorita, non ha riserve, non ha le necessarie risorse che poi ebbe quella squadra che partì senza troppi clamori, non aveva il favore dei pronostici, i tifosi contestarono quell’estate la società e invece poi quella squadra diede 16 punti alla fine del campionato, nonostante poi andò in flessione. Quindi era tutta un’altra situazione che quest’anno non c’è. Io questo voglio sottolineare, perché quest’anno sembra una squadra che non ha risorse, che è logora, vecchia, situazioni abbastanza palesi e chiare a tutti e che però fatichiamo a decifrare nella sua vera entità, nella vera pericolosità di questa rosa. Il fatto che non c’è una sorta di ricambio concreto, perché se noi passiamo da Simeone a Lucca, sì, noi stiamo facendo un grosso passo indietro per quelli che sono dei rincalzi. Ma questo ci basta a far capire che cosa è successo in questo club, che non riesce evidentemente a gestire le vittorie. Perché questo club ha dimostrato di sapere arrivare alle vittorie, oltre ogni aspettativa, ma poi di non saperle gestire.
Era quello che poi Conte aveva chiesto quando è venuto: questa squadra, questo club doveva imparare a vincere e poi a riconseguire la vittoria, quindi a rivincere, a restare a certi livelli. Finché c’è stato lui, con il secondo posto, lo ha fatto, ma evidentemente poi manca quella verve, manca qualcosa da parte dell’allenatore che non è Conte. Cioè Allegri non è Conte sotto il profilo dello stimolo, magari sotto il profilo psicologico può essere anche utile sotto un certo aspetto, ma non mi sembra un allenatore che riesce a dare una scossa a questa squadra. Quindi è questo che mi preoccupa, cioè il fatto che Allegri nel prosieguo non riesca a dare questo elettroshock di cui ha bisogno questa squadra. Ed è, secondo me, la cosa più preoccupante. Poi magari lui ci smentirà e ci riuscirà, perché in altre occasioni c’è anche riuscito, per carità. Però in questo momento, per quanto ci possa essere la prospettiva possibile di un cambiamento di direzione, non vedo grosse risorse dal punto di vista della psicologia, delle forze fisiche, un po’ in generale psicofisiche di questa squadra”.
Il Napoli resterà con questa rosa almeno fino a gennaio. A cosa deve aggrapparsi per ripartire?
“Deve aggrapparsi all’orgoglio, allo spirito di orgoglio di questi ragazzi che devono riuscire a fare in qualche modo squadra. Cioè si devono compattare e devono capire che sono chiamati a fare un campionato diverso. Non può essere questo il Napoli, non possono essere questi loro. C’è anche lo stesso Lucca sul quale puntiamo spesso il dito, ma uno scatto d’orgoglio questo ragazzo deve averlo, perché non si può assistere a 30 minuti, che sono 30 minuti, non sono 10 minuti di partita, sono 30 minuti finali di partita in cui si può determinare, ed entrare in quella maniera, sbagliare appoggi a centrocampo, ritrovarsi in posizione sbagliata, a rincorrere palloni che non sono i suoi, a fare addirittura la marcatura a un compagno di squadra. Ci sono situazioni kafkiane sulle quali bisogna riflettere. Parlo di Lucca perché è più evidente, ma ci sono altri calciatori che evidentemente hanno bisogno di fare uno switch mentale. Quindi c’è bisogno di capire che non si può essere questi, non si può essere questi individualmente e non si può essere questi di squadra in quanto Napoli. Le grandi squadre poi nei momenti di difficoltà ci arrivano a questo switch e il Napoli ci deve arrivare assolutamente, perché le possibilità ce le ha. In questo momento manca qualcosa dal punto di vista psicofisico, come dicevo prima, ma poi da qui a passare a un livello di rendimento così basso, scarso, in cui una squadra non riesce ad andare in porta e in rete, mi sembra anche esagerato. Quindi qualcosa in più si può fare, il Napoli lo deve necessariamente fare”.
Quanto è importante in questo momento che anche la società faccia sentire la propria presenza?
“Ma io un gruppo che si sta sfaldando francamente non lo vedo. Non l’ho mai visto completamente unito, ma se vogliamo per certi elementi. Cioè Lang mi sembra assolutamente un pesce fuori d’acqua in questo momento. Ci sono elementi che evidentemente devono entrare nello spirito di gruppo e, se sono anche elementi che vengono chiamati a fare o i titolari o comunque i giocatori importanti di rincalzo, questo è un problema. Chi in questo momento non si sente coinvolto nel gruppo deve fare quel passaggio di cui parlavo prima, entrare in sintonia con gli altri, cercare di capire che le questioni individuali devono passare in secondo piano. Qui c’è una stagione da reindirizzare, da raddrizzare e non dico da salvare perché è ancora troppo presto. Però il Napoli non può uscire dalle prime quattro, sarebbe un grave danno e se la società non lo fa capire ai calciatori sbaglia, perché ne va proprio del futuro del club. Il club deve far sentire la sua voce, deve spingere questi calciatori a rendere per quanto poi sono pagati, perché sono anche ben pagati”.
La Fiorentina è stata multata dopo quanto accaduto al Franchi. Come giudichi questi episodi?
“Sembra che abbia un conto aperto con Firenze, ma da anni evidenzio, come altre persone, non solo io qui da Napoli ma anche altri colleghi, anche di caratura nazionale, quanto Firenze sia uno stadio molto problematico. Non solo per quello che accade in curva, ma soprattutto per quello che accade in tribuna, dove sostanzialmente ci dovrebbe andare la borghesia, quindi gente che paga un biglietto più costoso, e invece lì succedono cose non proprio piacevoli. Gli episodi sono tanti, si susseguono negli anni, ma per loro è goliardia. Loro a Firenze giustificano tutto con la goliardia: la maleducazione, la discriminazione, è tutto giustificato con la goliardia. Hai voglia di dirglielo, di farglielo capire, non c’è niente da fare. La Fiorentina prende 11.000 euro di multa, la Juventus ne prende 10.000 per il voltafaccia al minuto di raccoglimento per Mazzola. Non so se ci sia un equilibrio in questo, lo lascio stabilire a chi ci ascolta. Però è evidente che il problema è generale. E questo voglio dire: l’educazione non è certamente qualcosa che fa parte del calcio italiano. Quando parlo del calcio italiano parlo anche del napoletano, non è che a Napoli ci sia un’educazione così ineccepibile. Capita dappertutto, ma in questo Paese si è abbandonata la lotta alla discriminazione territoriale e proprio non se ne parla più. Un tempo c’erano delle norme che erano state introdotte e poi sono state totalmente cancellate. Adesso ci sono rimaste le multe, ma le multe fanno solo il solletico alle società e, tra l’altro, le società questo vogliono, perché non volevano squalificare i settori, squalificare gli stadi. Quindi pagano ben volentieri queste multe. Il problema è che non c’è educazione, non si insegna educazione nemmeno nelle scuole, perché lì bisognerebbe partire. Poi cercare che siano i tifosi allo stadio, che siano le curve, che siano le tribune a dimostrare educazione quando l’educazione non si insegna nelle scuole e neanche si vuole imparare mi sembra pura utopia. Quindi purtroppo siamo in Italia e così si va avanti”.
Che impressione ti ha fatto vedere Napoli proiettata verso l’America’s Cup con l’inaugurazione del countdown sul lungomare?
“Napoli è veramente in vetrina. Veramente questo evento non fa altro che esporla ancora di più ed è un evento che va sfruttato, perché poi comporta anche disagi, comporta anche delle problematiche. Quindi bisogna saperli accettare, mettere tutto nel calderone, bene e male, ma l’importante è che poi dopo questi eventi lascino qualcosa sul territorio. Come ho detto già in altre situazioni, Napoli è una città che sta facendo grandissime cose nello straordinario e deve riuscire però a diventare brava anche nell’ordinario. L’ordinario significa strade, significa tutto ciò che riguarda i cittadini e la vita di tutti i giorni. Ho citato le strade per dirne una, ma è evidente che siamo in una situazione che non è certamente piacevole, perché camminare per le strade di Napoli è veramente uno stillicidio e un problema per tutti, ma potrei fare tanti esempi. Quindi bisogna fare in modo che questi eventi non diventino un parafulmine per chi governa la città. La città è governata in maniera tale che i soldi stiano arrivando, ma questi soldi poi devono essere reimpiegati sul territorio per stabilire uno standard dell’ordinario che sia quantomeno degno di una città come Napoli, cosa che in questo momento non è".
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