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Pizzi: "Vergara è un gioiello, il Napoli ha fatto bene a trattenerlo"

Pizzi: "Vergara è un gioiello, il Napoli ha fatto bene a trattenerlo"
Oggi alle 20:20Radio Tutto Napoli
di Antonio Noto
A Radio Tutto Napoli, Fausto Pizzi parla del mercato azzurro, di Vergara, della corsa Scudetto e del rilancio del calcio italiano.

L'ex azzurro Fausto Pizzi è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno, che puoi seguire sulle app gratuite (per Iphone o per Android, Android Tv ed LG), in DAB o qui sul sito anche in video.

Cosa manca al Napoli sugli esterni per aggiungere ancora più fantasia alla rosa?
"Ma non dimentichiamoci anche di Vergara, perché comunque è un giocatore che quest'anno ha lasciato intravedere un potenziale che va ancora un attimino plasmato, però è un giocatore che può dare fantasia soprattutto in determinati momenti della partita, anche a gara in corso. È un giocatore che, essendo anche cresciuto a Napoli, secondo me sarebbe bello valorizzare. Però è chiaro che il Napoli ha sempre delle aspettative, in questo momento è una squadra ambiziosa che deve sempre lottare per vincere qualcosa, quindi è chiaro che le pressioni sono tante e bisogna essere pronti, bisogna essere attrezzati. Io, nel caso dovesse andare via Lukaku, mi aspetto qualcosina come una seconda punta o una punta che possa dare manforte anche a Hojlund in determinati momenti della gara, oppure una seconda punta tecnica che possa giocare anche vicino all'attaccante danese."

Il Napoli ha fatto bene a trattenere Vergara e a rinnovargli il contratto, nonostante le offerte importanti?
"Le cifre che si fanno ormai sono quelle. Secondo me è un giocatore dall'enorme potenziale ancora da esprimere, perché lo ha fatto soltanto intravedere per parte di questo campionato. L'anno prima aveva fatto molto bene in Serie B, però a livello di grandi club si deve ancora consacrare. Quindi, secondo me, fa bene il Napoli a tenerselo e a valorizzarlo il più possibile, perché possa diventare o un punto fermo o un giocatore che possa essere anche più appetibile ad altre cifre. Ormai giocatori incedibili o giocatori bandiera vedo che non ne esistono più, quindi tutti, al giusto prezzo, possono partire. È chiaro che, se hanno rifiutato un'offerta da 30 milioni, avendolo visto sotto mano, sotto gli occhi tutta la stagione, possono aver capito e intravisto un piccolo gioiellino da cui poter tirare fuori qualcosa di veramente bello."

Chi vedi come principale antagonista dell'Inter e che idea ti sei fatto della crescita del Como?
"Hai detto bene. Secondo me Inter, Roma e anche Como in questo momento sono un po' più avanti rispetto alle altre, perché possono comunque dare continuità tecnica al loro progetto sportivo, hanno mantenuto gli stessi allenatori. La Roma è partita in modo leggero, ma poi è arrivata a conquistarsi una posizione centrale, come il Como. Il Como è una piccolina, una provinciale, però ormai ha dei pensieri da grande che gli permettono di riuscire a confermare Nico Paz a 60 milioni e quindi già queste cose ti fanno capire la strategia di questi club, strategie comunque improntate a voler fare qualcosa di veramente interessante. Potrebbe essere non più la rivelazione, ma qualcosa che certifica il lavoro di questi anni del Como, di Ludi e Fabregas. Sicuramente penso che potranno fare ancora meglio negli anni futuri, però è chiaro che poi ci sono i grossi club, a cominciare dal Napoli, che ha preso un allenatore come Allegri, che comunque avrà voglia anche lui di rifarsi dopo le ultime stagioni non troppo positive. La squadra viene da un momento storico in cui sta facendo vedere delle grandi cose, lo scorso anno è arrivata seconda e solo per gli infortuni non ha lottato con l'Inter per poter vincere il titolo. Quindi, al di là del cambiamento dell'allenatore e di qualche giocatore che sarà inevitabile, il Napoli lo vedo assolutamente attrezzato per stare con le grandi."

Come si può ripartire per colmare il divario con le altre nazionali e riportare l'Italia ai vertici?
"Vedere il Mondiale senza l'Italia è assolutamente triste, perché come Paese e come storia di questo sport siamo sempre stati abituati a vedere l'Italia primeggiare o quantomeno competere per stare con quelle davanti. Poi chiaramente vincere è sempre difficile, ma quantomeno esserci e combattere per poterlo fare è sempre stata la nostra base. È chiaro che il discorso sul cambiamento è un discorso un po' ampio, perché secondo me va strutturato meglio il modello calcio Italia, a cominciare dal numero dei giocatori italiani che sono pochi a completare il nostro campionato, non solo in Serie A e Serie B, ma già a livello di settore giovanile e di calcio dilettantistico. Giocatori forti ne abbiamo anche noi, ci mettiamo troppo a valorizzarli e quando li facciamo giocare pretendiamo sempre che non sbaglino mai. Questo invece è un male, perché anche il giovane deve poter costruire la propria esperienza attraverso partite, errori, cose belle e cose brutte, da mettere tutte dentro un bagaglio che poi ti permette di diventare un giocatore."