Da Zero a Dieci: l’annuncio del primo acquisto, Hysaj come via Marina, la pazza idea di Sarri e la bugia di Giuntoli

23.04.2019 09:37 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Da Zero a Dieci: l’annuncio del primo acquisto, Hysaj come via Marina, la pazza idea di Sarri e la bugia di Giuntoli

(di Arturo Minervini) - Zero all’incapacità di completare un’opera iniziata. Non si tratta, purtroppo, del ‘Non-Finito’ Michelangiolesco ma di una sindrome che ora sta diventando quasi drammatica. Il Napoli produce, crea, spreca. Tutti gli elementi del reparto avanzato hanno macchiato il loro foglio stagionale con una serie infinita di errori che hanno pesato come un macigno su tutti gli obiettivi azzurri. L’istinto del killer è la linea di confine che divide un grande attaccante, da un campione. Chi in casa azzurra può dire di poter attraversare quella striscia di terra?

Uno l’anno di distanza da una delle notti più belle della storia del Napoli. Quanti ricordi si confondono in un calendario con una data segnata in rosso: 22 aprile. Hanno il potere di trainati in un vortice emotivo che sopravvive al tempo che scorre. Una notte. Una notte per sempre diversa. La tensione, la paura, la speranza. Poi il sordo rumore della rete che si gonfia, la posa plastica di Kalidou che oscura tutto lo Stadium: la pazza idea di Sarri all'apice del suo godimento. Quel 22 aprile resterà come un seme piantato su un pianeta dove nascono fiori dai mille colori. E dopo una gara giocata così contro l’Atalanta, fa ancora più male. “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria”

Due-tre, ovvero 23 punti su 42 a disposizione conquistati nel girone di ritorno. Una brusca inversione di tendenza, che nemmeno l’indice di Wall Street nella crisi del 1929. Una caduta libera che ha radici lontane, un seme del dubbio insinuatosi nella testa e nelle gambe di questa squadra da molto tempo. E la cosa più preoccupante è che nessuno tra società, tecnico e squadra abbiano saputo trovare un rimedio. 

Tre alla bugia di Giuntoli. “Ai punti meritavamo noi con l’Arsenal” dice il diesse in riferimento, si spera, alla gara di ritorno con i Gunners. Con la superiorità dimostrata dai londinesi nel doppio confronto sarebbe stato più utile un’analisi critica, che forse da troppo tempo in casa Napoli sta mancando. Va bene l’ottimismo, ma chiudere gli occhi davanti a certi limiti è come mettere la polvere sotto al tappeto e pensare di avere la casa pulita.

Quattro partite vinte su undici in campionato dall’addio di Hamsik. Nel crollo verticale di questa squadra c’è un dato che non può essere considerato, anche alla luce della statistica con Hamsik in campo per più di 60’ in Serie A: 9 vittorie, 1 pareggio, 1 sconfitta. Un’impalcatura fatta di tecnica, intelligenza calcistica, capacità realizzativa, visione di gioco: un fenomeno vero, che andava celebrato ancora di più ed invece è diventato l’ennesima occasione per Napoli di perdersi nelle sue contraddizioni. Un centrocampista totale come Marek, non si vedrà forse mai più da queste parti.

Cinque reti in campionato e cinque assist per Hateboer che in combinata con Ilicic asfalta Hysaj più volte di Via Marina negli ultimi dieci anni. Una ferita sanguinante si apre sulla corsia mancina ed una considerazione che nasce spontanea: possibile che l’Atalanta possa permettersi un laterale con quelle statistiche ed il Napoli debba ancora interrogarsi su chi può far parte del progetto futuro tra Hysaj, Malcuit e Mario Rui? Priorità sul mercato: affrontare la questione di petto. 

Sei punti di vantaggio sull’Inter e cinque gare da giocare. Numeri che ronzano nella testa come un fastidio, perché questo finale di stagione si sta trasformando come una lenta agonia. In questo stillicidio, con gocce d’acqua che ti martellano il cervello, a pagare il prezzo più grande sono sempre i tifosi. Traditi da un atteggiamento a tratti irrispettoso, desiderosi di voltare subito la pagina di un romanzo che ha avuto un buon inizio ma si sta chiudendo con un finale più triste di Titanic. 

Sette ad uno scatenato ex. Zapata arriva al San Paolo e si carica sulle spalle l’Atalanta, fa a sportellate in area e sposta avversari con irrisoria facilità al punto da ricordare Bud Spencer in ‘Lo chiamavano Bulldozer’. Centravanti totalmente differente da Milik, ingrediente che rappresenterebbe un grandissimo upgrade per le alternative offensive di questa squadra. La freccia che colpisce il centro è il risultato di cento fallimenti”: più frecce hai, più possibilità hai di colpire il centro.

Otto gare consecutive subendo sempre gol, per un totale di dodici al passivo. La fase difensiva del Napoli è più spaventosa della sorella di Pomata in ‘Febbre Da Cavallo’ soprannominata ‘Tornato, il vento che uccide’. Un vento sfavorevole che ha iniziato a soffiare su questa squadra, che con il passare del tempo ha perso distanze, convinzioni, automatismi in maniera davvero preoccupante. Una tendenza che è diventata una di quella abitudini, che non vuoi smettere, smetterà mai. Purtroppo.

Nove annunciato. “Sarà Milik il centravanti del Napoli il prossimo anno” dice Carlo Ancelotti in conferenza stampa, sbarrando ogni discorso sull’attaccante del polacco e di fatto annunciando il primo ‘acquisto’ per l’estate. Un’investitura importante per Arek, che alla prima vera stagione completa ha già toccato 20 reti senza calciare nemmeno un rigore. Un’occasione che si è guadagnato, un’occasione che dovrà meritarsi mostrando di poter alzare ancor di più il suo livello. Il calcio è una continua scalata, le ambizioni del Napoli sono alte e nessuno potrà pensare di crogiolarsi sul passato. Il prossimo sarà un anno zero e non ci saranno più sconti per nessuno.  

Dieci lunghi respiri. L’istinto primordiale è uno, a tratti irrefrenabile, ma sarebbe la cosa più stupida da fare. Mettere a ferro e fuoco le rovine di un Napoli che ormai è in rottura prolungata, non avrebbe alcun senso e nessuna utilità. Tutti stanno aspettando la fine di questa stagione che non ha più niente da raccontare, ma che può creare crepe che non si chiuderanno più. Come quando ti cade un piatto e provi a riattaccarlo. Analizzare sì, distruggere no. Se l’ossigeno ti manca devi trovare un nuovo modo di respirare, andare oltre il limite imposto dei polmoni. Il Napoli è in apnea mentale e fisica, ma c’è un secondo posto da conquistare ed un patrimonio tecnico da proteggere. Quando è così, bisogna lasciare il paziente libero di respirare, assediarlo non serve a niente. Ed a nessuno.