Insigne: il massacrato (quando si perde), il dimenticato (quando si vince)

21.06.2020 16:57 di Arturo Minervini Twitter:    Vedi letture
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
Insigne: il massacrato (quando si perde), il dimenticato (quando si vince)

(di Arturo Minervini) - Prendi una stagione assurda e capovolgila come un calzino. Quella di Lorenzo Insigne sembrava un’annata ‘sgarrupata’, come le case dei protagonisti di un tema in ‘Io speriamo che me la cavo’. Era iniziata con Ancelotti che alla prima conferenza stampa della stagione lo aveva attaccato, risultando eccessivo e fuori luogo. “Deve avere atteggiamenti da capitano” bacchettava Carlo, quando nella stessa conferenza aveva dispensando parole al miele per chiunque (come era giusto fare alla prima intervista stagionale). Per Lorenzo, invece, subito parole amare come il fiele, che lasciavano fuoriuscire un malumore che alla fine avrebbe finito per inquinare il rapporto tra tecnico e spogliatoio. 

Il punto più basso nella notte del 5 novembre, con l’ammutinamento che ha reso per tante settimane l’aria irrespirabile dalle parti di Castel Volturno. Nella prima decade di dicembre, la svolta, che avrebbe portato frutti solo qualche settimana più avanti.

Via Ancelotti, dentro Gattuso. Le parole si fanno dure, ma chiare. Gli intenti precisi, l’obiettivo semplice: ritrovarsi. O meglio: tornare a fidarsi l’uno dell’altro, a spingere la barca nella stessa direzione senza aver paura di essere trafitto da fuoco amico.

Eccola la svolta che Insigne tanto aspettava. Un allenatore che lo rimette al centro del progetto, ne fa il simbolo della voglia di rinascita. Un napoletano alla guida del Napoli per esasperare fino all’inverosimile il concetto di appartenenza che tanto è caro a Ringhio. E Lorenzo non si tira indietro, tutt’altro. Inizia ad assumere atteggiamenti positivi e propositivi, in campo capisce che un assist al compagno può fare la differenza anche più del famigerato ‘tiro a giro’. 

Arriva lo stop forzato causa covid, ma il Napoli non molla. Non stacca mai con la testa. Mentre le altre squadre sono colpite da esodi di massa, nessuno degli azzurri lascia la città per volere della società. Si resta con la testa bassa sulla strada da fare, segreto di Pulcinella per una squadra che alla ripresa si fa trovare pronta. Più delle altre. Spedita a casa l’Inter e la Vecchia Signora turbata dalle inquietudini di un Sarri che non sa più ritrovarsi. Tra le mani del capitano c’è la Coppa Italia, un trofeo in quella che sembrava la stagione peggiore dell’era De Laurentiis.

Quando si vince, però, di lui si parla sempre meno. Quando si perde, è il primo della lista. Discrepanze emotive che hanno accompagnato gli anni napoletani di Lorenzo, ma questa volta pare essere arrivato il bivio della maturità. Con l'Inter ha guidato la squadra, impreziosito la superba prestazione con l'assist che è stato omaggio al Diego di Stoccarda.Con la Juve ha lottato in copertura ed è stato glaciale dal dischetto con tutta la pressione del mondo sulle spalle. In una sola parola, il nuovo Insigne: CAPITANO. Finalmente con i gradi messi tutti al posto giusto. Forse se n’è parlato troppo poco: su questa Coppa ci sono ben impresse le mani di Lorenzo.