L'unica sconfitta di Raiola

16.06.2017 09:40 di Antonio Gaito Twitter:    vedi letture
L'unica sconfitta di Raiola

Pure Gigio Donnarumma, legatissimo al Milan e da sempre convinto di diventare una bandiera rossonera, finirà nella lista dei giocatori 'spostati' da Mino Raiola. Non è bastata l'offerta da 5mln di euro complessivi del Milan e le garanzie sul nuovo progetto per sfuggire al richiamo dei top-club, ma evidentemente anche all'influenza del noto-agente, talmente potente da incassare 25mln solo dal trasferimento di Pogba e da pensare di candidarsi persino alla presidenza Fifa. Continua a far discutere la decisione definitiva del portierone di non rinnovare il contratto col Milan in scadenza 2018 e sono tanti i messaggi d'elogio sui social - non solo da parte dei milanisti - per Marek Hamsik, unico a 'liberarsi' della procura di Raiola, a suon di rifiuti e rinnovi col Napoli, per restare in azzurro.

Nel corso degli anni sono stati tanti gli assalti al talento di Banská Bystrica. Da prima scelta di Mourinho per l'Inter ed al Chelsea a mister X del Milan, in piena campagna elettorale di Berlusconi, passando per il City e per due volte la Juventus per stessa ammissione di Nedved. Tutti, però, hanno trovato di fronte un muro. Il 17 ottobre 2011, alla vigilia della sfida di Champions al Bayern Monaco, Marek addirittura smentì le parole di Raiola, già suo agente - in collaborazione con lo storico Venglos - ed in pressing su ADL: "Napoli non è una prigione, sto vivendo benissimo e mi trovo bene. Non ci penso proprio ad andare via".

Da quel momento l'inevitabile rottura. Qualche mese dopo, ad inizio 2012, Raiola tornò alla carica, confermando di aver lavorato per il passaggio al Milan inutilmente e spiegando la sua idea sul mercato: "Se ti senti un grande giocatore ti devi misurare con un'altra realtà per dimostrare il tuo valore. Il presidente De Laurentiis non la pensa così sulle cessioni e per me è un'idea sbagliata. Devi cercare nuovi stimoli, che tu sia Messi, Ibrahimovic o Hamsik. Altrimenti sei un giocatore flacco, piatto". 

Ed ancora un frecciatina a Marek nel gennaio 2013: "Il caso di Hamsik è diverso da quello di Cavani. Marek è un ragazzo speciale, ha una filosofia di vita che rispetto anche se non condivido. Un calciatore non deve mai rinunciare a migliorare e a cercare nuovi stimoli. Chi giura fedeltà è come se non volesse progredire: guardate Totti, che senso ha per un campione restare tutta la vita sempre nella stessa squadra?". 

Nel gennaio 2015 Raiola spiegò invece il motivo della chiusura del rapporto con Hamsik, già chiaro a tutti da tempo: "Si è seduto, l’ambiente si è saturato, non ha più stimoli. Non sono andato avanti nel lavoro con lui perché le nostre filosofie erano diverse. Io ero cattolico, lui protestante, non potevamo stare nella stessa chiesa". Da parte di Hamsik qualche giorno dopo una delle pochissime repliche, nel corso di un'intervista alla Rai: "Parole di Raiola? “Ogni persona la vede a modo suo, Mino ha il suo pensiero ed io ho il mio, ma resto sicuramente orgoglioso di quello che ho fatto".

ll resto è attualità, con Hamsik ad un passo dal record di Diego e indirizzato anche verso quello di presenze, una città che lo ritiene un simbolo ed una lettera (clicca qui) che ha fatto emozionare tutti i tifosi azzurri. Proprio la sua conclusione rappresenta la differenza tra lui e (quasi) tutti gli altri: "Aver giocato per il Napoli per dieci anni è stato l’onore più grande della mia vita, ma la ragione per cui sono rimasto a Napoli va oltre il calcio. A Napoli mi sento parte di una comunità, di una famiglia che ha un posto speciale nel mio cuore. Nella vita ho bisogno non solo di uno stipendio e di trofei, ho anche bisogno di sentire profondamente la mia anima. Napoli mi ha dato questo ed io le sarò grato in eterno".