Da 0 a 10: l’incredibile colpo di scena di mercato, la cessione misteriosa, i giudizi inquinati e la Matrioska di Buongiorno
Zero alibi. Non si possono invocare gli infortuni, la stanchezza, le farfalle che col battito d’ali provocano uragani proprio nel tuo giardino. No, stavolta no. Il Napoli non vince in Danimarca perché non ha avuto la fame di vincere, ha creduto di poter gestire qualcosa che non era ancora gestibile. Ha avuto lo stesso approccio del marito cornuto, che pensa che un anello all’anulare della moglie possa essere sintomo di amore eterno. E invece l’amore te lo devi meritare ogni giorno.
Uno, il turno che manca, che sembriamo tutti Alan in Una notte da leoni mentre prova a contare le carte al tavolo da blackjack. Stiamo impazzendo a fare i calcoli, gli incastri, a cercare una piccola speranza dove di speranza ve n’è davvero poca. Pochi giri di parole: se non batti il Chelsea, le tue possibilità di passare il turno sono le stesse di Fabrizio Corona di vincere un premio sulla riservatezza. Un impulso potrebbe arrivare da un incredibile colpo di scena sul mercato, con la Lega che potrebbe sbloccare la questione “saldo zero” e permettere al Napoli di spendere liberamente i propri soldi.
Due dribbling al primo pallone toccato di Lang: i primi di tutta la stagione. Che strana coincidenza, che gli servisse un biglietto aereo per la Turchia già nel taschino per liberarsi, per fare ciò per cui era stato preso. Di chi la colpa? Quanti punti oscuri ha questa vicenda: un acquisto così costoso, un feeling mai davvero sbocciato con Conte, parole ridotte al contagocce e una pressione che ha finito per sopprimere l’istinto di Noa. Colpe da ambo le parti, perché ogni volta che un acquisto finisce male ci sono responsabilità di chi è chiamato a valorizzarlo.
Tre gol, dovevamo fargli tre gol. Come al solito ci pensa Scott, non solo in campo, ma pure con parole di chiarezza cristallina nel dopogara. “È inaccettabile”, tuona McTominay, che vuole subito mettere in chiaro una cosa: è colpa nostra. E si prende pure colpe che lui non ha. Perché così fanno i leader, quelli che il dito lo puntano prima di tutto su se stessi. Non ha la fascia, ma in questo momento il capitano morale di questa squadra è proprio Scott.
Quattro in pagella al fac-simile di Buongiorno. Bisognerebbe capire dove sia finito il difensore dominante che ci aveva rubato il cuore, infilatosi in un buco nero che risucchia tutte le sue energie e il suo talento. Pare di vedere una matrioska, un contenitore esterno e truffaldino del vero Buongiorno, così lontano dal rendimento migliore che c’è da domandarsi quale sia la sua reale versione. Rischia, con la sua sciocchezza, di pregiudicare questa stagione e pure la prossima per i risvolti economici dell’eventuale approdo ai turni successivi. Da non dormirci la notte, altro che Buongiorno.
Cinque e mezzo a Gutiérrez, che sembra un tennista che gioca solo col dritto. Si trova, non per scelta sua, catapultato sulla fascia destra quando la decisione più logica sarebbe stata mettere Spinazzola da quella parte, Leo aveva fatto molto bene a destra contro lo Sporting. Tutte le volte che la palla arriva allo spagnolo, l’azione si ferma perché deve rientrare sul piede preferito. Risultato: la manovra ristagna e le occasioni sfumano sul nascere. Decisione cervellotica.
Sei Aldo Serena, stai commentando Copenaghen-Napoli e a metà primo tempo lanci il commento: “Fino a qui un pochino in ombra McTominay”. Il resto è storia. Una sentenza, Aldo, non mollare. Livello di previsione del futuro: Mago Maestro Do Nascimento.
Sette alla prova solida di Vergara. “La storia della vita è come un incontro di boxe”, diceva uno dei personaggi di Spike Lee in Fa’ la cosa giusta. E Vergara sul ring ci sa stare alla grande, prende sempre la decisione più saggia, con tecnica e intelligenza. Sfiora un gol che gli avrebbe regalato le copertine di mezza Europa. Benvenuto ufficialmente nel pallone ad alto livello, Antonio.
Otto punti in sette gare: miseri e inquietanti come Misery non deve morire di Stephen King. Fino a qui, però, nessun giallo: l’identità dell’assassino è chiara, palese al primo sguardo. Si tratta di suicidio, quello perpetrato dal Napoli in un cammino Champions sulla soglia del ridicolo. Appena un punto in quattro trasferte, un senso di precarietà costante e una valanga di rimpianti che nell’armadio non c’hanno gli scheletri, ma i fossili di un Titanosauro.
Nove, già, i gol in stagione: irreale. Sta facendo il centrale di centrocampo, il medianaccio a far legna come Oriali, ma come fa a segnare così tanto McTominay? Dove trova le energie per essere decisivo in una zona di campo così estesa, sessanta metri in cui domina nella propria trequarti e sta sempre al posto giusto in quella avversaria? Ha il dono divino della posizione, sente il pallone giusto in area di rigore come un rabdomante avverte l’acqua in profondità. Esoterico Scott, la cosa più bella arrivata dall’Inghilterra dalle corde vocali di Freddie Mercury.
Dieci il voto a Conte per la scorsa stagione, ma questa premessa non deve inquinare le valutazioni su quella attuale. Che è un capitolo a parte, un nuovo romanzo da scrivere, che fino a qui presenta vuoti di sceneggiatura. Chi ha voluto i calciatori che il tecnico di fatto sta ignorando? Beukema, Lang e Lucca fanno cento milioni di giganteschi dubbi. Come si può dire che “il nostro livello non è ancora così alto per questa competizione”? Il Napoli è campione d’Italia, ha speso duecento milioni, al netto di tutti gli infortuni, e rischia di restare fuori a discapito di squadre nettamente inferiori. Con Juve e Chelsea ci si gioca una grossa fetta di presente e futuro. Servirà la miglior versione pure di Conte, quella che trova soluzioni e non va a caccia di alibi.
Arturo Minervini puoi ascoltarlo ogni giorno dalle 8 in "Buongiorno Tutto Napoli" cliccando qui su RadioTuttoNapoli.net
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