Da 0 a 10: la frase shock di Rocchi, la parola che farà squalificare Conte, le allucinazioni di Stramaccioni e l’eroe inatteso

Da 0 a 10: la frase shock di Rocchi, la parola che farà squalificare Conte, le allucinazioni di Stramaccioni e l’eroe inatteso TuttoNapoli.net
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di Arturo Minervini
Il Napoli pareggia 2-2 a San Siro con una doppietta dello strepitoso McTominay. Grande prova di Juan Jesus, assist di Lang.

Zero a questo grande casino, senza l’accento. Abbiamo assistito a capriole dialettiche che nemmeno il funambolo Philippe Petit sullo ‘Step on foot’, con Rocchi che a ottobre sentenziava: "Non tutti gli step on foot sono calcio di rigore”. E il Napoli ne aveva fatto le spese, in diverse occasioni. Poi vai a Milano, Mkhitaryan calcia il pallone e poi va a contrasto con Rrahmani: questo è rigore. Ma quali sono i criteri? Continuano a fare come gli pare? Questo enorme, infinito, inscalfibile potere discrezionale affidato agli arbitri sta distruggendo il nostro calcio. E, soprattutto, la passione.

Uno, lo scudetto sul petto, che il Napoli ha ancora una volta onorato. Questa squadra è un gigantesco virus e nessuno è immune. Non c’è alternativa al contagio. Un sapiente chirurgo come Conte ha ricucito le ferite nei cuori azzurri dell’annata di Garcia e ha reso il Napoli solido come un blocco di granito, in stile Minecraft. C’è un’idea di calcio solida come non mai. Perché l’uomo può fallire, può essere dimenticato. Ma un’idea può cambiare il mondo. Sotto questa maglia, parafrasando V per Vendetta, non c’è solo carne. Sotto questa maglia c’è un’idea. E le idee sono a prova di proiettile….

Due, come gli attributi di questa squadra, che meriterebbe di essere riconosciuta come Stato autonomo dalle Nazioni Unite, secondo il principio di autodeterminazione dei popoli. Non conosce la morte, perché non la teme. Vive il proprio destino, consapevole di poterlo cambiare con l’impegno, il lavoro e la dedizione estrema, sacrificando ogni riserva di energia sull’altare di quella divinità chiamata “Soddisfazione”. Eroico è un termine importante, che scomoda grandi imprese; ma, restando nell’ambito sportivo, come si può non definire eroico il cammino di questa squadra? Più cercano di ammazzarla, più sa curare taumaturgicamente tutte le sue ferite. 

Tre moduli cambiati in stagione, facciamo pure quattro. Non c’è Conte in panchina, ma Mary Poppins: trova nella borsa soluzioni a ogni problema, mettendo mano alla squadra con il coraggio di chi conosce ogni possibile evoluzione del proprio gruppo. Rischia non perché ama l’azzardo, ma perché conosce alla perfezione la materia. È Kevin Spacey in 21, che gioca a blackjack sapendo di non poter perdere, perché ha imparato a contare le carte.  Lascia il campo urlando un potentissimo Vergognatevi che gli costerà forse due giornate di squalifica. 

Quattro punti di distacco nati dallo scandaloso arbitraggio col Verona: non lo si deve dimenticare. È una classifica con l’asterisco, che ha permesso all’Inter di approcciarsi alla gara con serenità, prima che il Napoli le facesse vedere letteralmente i sorci verdi nel secondo tempo. Molti cronisti erano convinti, forse ci speravano, di assistere a un dominio interista: una previsione che si è rivelata un’allucinazione in stile Homer Simpson dopo aver assaggiato il peperoncino del Quetzlatatateketlambo, coltivato nei manicomi criminali del Guatemala. Avete sentito in TV l’ultrà Stramaccioni, per gli amici “StramAla”?

Cinque i cambi di Chivu, Conte mette Lang e Mazzocchi al 94’. Quando si parla di assenze che si bilanciano, si dice una fesseria. Come diceva Albert - intendo Einstein - "Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato". Ecco, scrivete bene questa frase su un foglio, fatela leggere a Chivu e Marotta, ai quali ha risposto per le rime un inspirato McTominay: “Togliete all'Inter giocatori come Thuram, Barella e Lautaro e poi vediamo”. Applausi anche per le parole fuori dal campo per lo scozzese: “Ce vulev proprio n'omm accussì… A me m'ha fatt…”

Sei e mezzo a Elmas, l’amico NON geniale. Perché non tutti devono essere come Angelo, il vicino che ha devastato l’infanzia di Troisi. Si può essere fondamentali pur senza eccellere in nulla, se non nella volontà ed in questo il macedone è geniale eccome. Non c’è nulla che sappia fare in maniera eccellente, ma fa così tante cose che la quantità diventa alla fine qualità. Suo l’assist sul gol dell’1-1, suo un lavoro sporco che fa brillare gli occhi a Conte manco avesse visto la Madonna. 

Sette alla zampata di Lang che si fa finalmente agente del caos e inverte la tendenza della gara. Sporcare il foglio, creare cose imprevedibili era la missione affidatagli da Conte, e Noa sfrutta l’unica occasione col movimento in stile arti marziali per servire McT per il 2-2. Partire dalla panchina gli ha tolto la pressione, chissà se questa giocata possa farlo sbloccare. Il segreto? È non lasciarsi abbattere dalle critiche: togli questo freno a mano tirato Noa e facci vedere la tua vera natura. Chi sei e cosa vuoi essere con quella maglia. Bravo, finalmente. 

Otto a Hojlund, che si approccia alla gara con la prepotenza del grande Achille, andando a stanare Ettore fin sotto le sue mura per dare un segnale al proprio esercito. La sua, però, non è ira funesta, ma lucida consapevolezza. Rasmus annienta Akanji, lo riduce a uno zerbino messo lì solo per accogliere l’arrivo di un incontenibile Hojlund. C’è così tanto futuro in questo ragazzo,  che si rischia quasi di fare un torto a un presente che già lo vede dominare le partite. Dalla Supercoppa ha letteralmente cambiato passo, come Genny Savastano di ritorno dall’Honduras.

Nove all’eroe che non vedi, che resta fuori dalle copertine, ma senza il quale non ci sarebbero storie fatte di vittorie e successi. Juan Jesus è l’anti-divo, ha un percorso di redenzione che andrebbe fatto studiare a chi non crede più in se stesso. Dalle feroci critiche ad un sentimento che si chiama amore. Anzi Ammore. con due EMME, che puoi sentirlo meglio. Che dura di più. Che puoi quasi masticarlo. E permettete un pensiero poetico: "A droga mia 'a teng' into 'o core, a cocaina mia se chiamme ammore!”. Come si fa a non amare BatJuan?

Dieci a McTominay in versione R136a1, la stella più grande e luminosa mai osservata nell’universo. L’errore che avvia l’azione dell’1-0 interista fa parte del percorso, è un passaggio necessario per la scintillante redenzione. Si carica il Napoli sulle spalle e inizia a trascinarlo, assume il controllo di così tante zone di campo che si potrebbe parlare di tirannia. Ciò che conta di più, è lo sguardo fiero e orgoglioso, mostrare al mondo quello scudetto che ha vinto da MVP e che non vuol mollare senza lottare per esso ogni secondo. "Se guardi il cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore".

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