Da Zero a Dieci: il marcio che vuole abolire il Var, ADL ha comprato un nuovo fenomeno, le folli accuse in Tv ed il Ciro col veleno per la Juve

Da Zero a Dieci: il marcio che vuole abolire il Var, ADL ha comprato un nuovo fenomeno, le folli accuse in Tv ed il Ciro col veleno per la JuveTuttoNapoli.net
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 27 novembre 2017, 09:37Copertina
di Arturo Minervini

(di Arturo Minervini) - Zero come le reti subite, scontato come un paio di scarpe al Black Friday, ma inevitabile per sottolineare la solidità di questa squadra. In tre delle ultime quattro uscite fuori casa la porta di Reina è rimasta casta e pura come la famigerata Nora di ‘E Fuori Nevica’ per Buccirosso. Contro Roma, Chievo ed Udinese il portiere spagnolo non ha subito reti e non ha dovuto fare nemmeno grande fatica. Ora bisogna subito fare chiarezza, perché altrimenti andiamo al manicomio. Il difetto del Napoli non era che prendeva troppe reti? Non si diceva che per vincere bisogna non prenderle? Ora non vale più, adesso che gli azzurri hanno la miglior difesa del campionato? È come aver rimproverato per tutta la vita a Neil Armstrong di uscire poco di casa e poi, il 20 luglio del ’69’, accusarlo di non stare mai con la famiglia. Come Neil, anche certi commentatori andrebbero spediti sulla Luna, con viaggio di sola andata. 

Uno il gol segnato, di quelli sporchi che nemmeno Tom Hanks dopo anni da Cast Away su un’isola deserta. Sbagliare un rigore e segnare sulla respinta sembra avere quasi uno scopo didascalico per le rivali, gettare acqua gelida sulla loro fiammella di speranza che crede ad un Napoli ancora immaturo, troppo Narciso per indossare i panni del metalmeccanico e sporcarsi le mani. Lo specchio che usa per testare la sua bellezza, invece, viene macchiato sempre più dal meraviglioso sudore della fatica e del lavoro. Che pagano, sempre. 

Due a chi ancora trova il modo di criticare il Var come ‘non calcio’. Cos’è il calcio? Rigori non dati? Fuorigioco non segnalati perché contro la Juve ‘Ci può stare’ (Cit.). Schiaffi in faccia agli avversari in area di rigore che magari rischiavano di restare impuniti? Chi critica il Var è figlio di un sistema italiano dell’impiccio, del tirare a campare, dell’oggi mi è andata bene domani chissà. Uno dei motivi del crollo sociale e culturale del paese. Criticare il Var è figlio di una malafede interiore impossibile da estirpare, come un parassita che si sviluppa nello stagno del dubbio, nel quale alcuni sguazzano e trovano nutrimento. Rassegnatevi, è finita la festa.

Tre gare senza gol in campionato, una novità da quando è diventato centravanti. Al Dries di Udine è mancata forza, lucidità ed un Ghoulam sulla corsia che era amico fedele del belga. La fragilità è l’aspetto più interessante degli eroi, la capacità di coprire con un sorriso la fatica, primo passo per ricominciare la salita. Nella curva della vita, di cui il calcio è meravigliosa appendice, accade perché è normale che accada scendere giù. È solo il preludio verso nuovi picchi, come nelle montagne russe. Venerdì aspettiamoci un Ciro col dente avvelenato…

Quattro punti di vantaggio ed uno scontro diretto da affrontare con assoluta serenità. Venerdì sera c’è la Juve al San Paolo per una sfida decisiva, ma solo per la squadra di Allegri. È questo il capolavoro di Sarri, arrivare al match riversando una colata di pressione addosso ai campioni in carica. Uno scivolone significherebbe ritrovarsi a sette punti dalla capolista. Allegri finge di non saperlo, ripete che lo scudetto si deciderà nelle ultime gare ma la verità è che un pochino le gambe gli tremano. L’urlo feroce del San Paolo gliele farà tremare ancora di più. Al Napoli servirà leggerezza per modellare ali di cera e non lasciarle sciogliere da una temperatura sempre più incandescente. Icaro si sarebbe salvato se non si fosse lasciato vincere dall’ebrezza del volo. 

Cinque minuti di follia, squallidi e squalificanti. I violenti meritano poche parole, perché ci rubano un tempo che è bene prezioso. Andrebbero cestinati come un file da scartare sul pc, debellati come un virus che prova ad attaccare il nostro sistema. Violenti che rischiano adesso di privare il Napoli di quel cuore pulsante che irradia il proprio sangue, rigorosamente azzurro, in tutte le arterie di questa Italia ormai contagiata dalla passione partenopea. Il Napoli è di tutti, ma non certo di questi violenti.

Sei centrocampisti, tutti impiegati. Partono Jorginho, Allan ed Hamsik, subentrano Diawara, Zielinski e Rog. È il Napoli del domani che si fonde con quello del presente, quello di tre ragazzi che sono completamente versatili al punto da poter entrare anche come esterni d’attacco. È una lega che va a comporre un metallo solido e dinamico, una commistione di genere che darebbe vita ad un circolo letterario di altissimo livello. Prosa e poesia, tecnica e fisicità, rapidità e visione di gioco che si mischiano in un curioso gioco di vasi comunicanti. Il futuro è adesso. Il futuro sono quei tre. Il presente sono quei tre con i tre più ‘anziani’. 

Sette alla Juve che vince il derby con il Crotone e mostra di aver ritrovato solidità idee e gioco travolgente. Sette all’Inter corsara e con un Handanovic mai operoso. Sette alla Roma di San Daniele De Rossi, seguace delle idee del gandhismo come pochi. Sette alla Lazio che ha vinto ancora, se il Var non avesse assegnato un rigore sacrosanto alla Fiorentina, anche se i laziali si lamentano perché l’arbitro non l’aveva visto. È la fiera dell’assurdo, dove tutti celebrano tutto e dove il Napoli pare debba quasi scusarsi per aver vinto una partita senza incantare. Spegnete la tv, cambiate canale, incartateci del pesce fresco. 

Otto trasferte con sette vittorie ed un pareggio, segnando diciotto reti e subendone sei. Accade nella vita di dover stare in silenzio, prendere atto di un fatto e restare in qualche modo estasiato. Come Michelangelo dinanzi al suo Mosè che lo interroga sul perché “Non parli?!. Come dinanzi ad una suocera che sta in rigoroso silenzio. Come dinanzi ad una pizza da Michele a Forcella. Non c’è davvero niente da aggiungere al cammino in trasferta di un Napoli a suo agio fuori casa come nemmeno Macaulay Culkin dimenticato a New York.

Nove ad una squadra che ha scelto di essere squadra. Sembra tautologia ma non lo è affatto. Questo gruppo ha scavato una buca gigante, ci ha infilato dentro tutti gli individualismi, e l’ha ricoperta con un terreno pesante. È l’uno al sevizio del tutto, puntini singoli che si mettono uno accanto all’altro per creare una retta destinata all’infinito. Come nei racconti leggendari di uomini che hanno sacrificato il loro spirito a difesa di un ideale, pronti a cancellare il nome che hanno scritto dietro le spalle per portare al successo lo stemma che hanno stampato sul cuore prima che sul petto. “I nostri ideali, come gli dei antichi, ci chiedono costantemente sacrifici umani”.

Dieci a quel ragazzino con la maglia numero 11 che pare avere buone prospettive di crescita. Ha i lineamenti duri Christian Maggio e lo sguardo glaciale di chi è nato e cresciuto nella provincia vicentina. A Napoli ci è arrivato da quasi un decennio, vivendo momenti esaltanti che sembravano ormai rinchiusi nella cassaforte della memoria. A Napoli ha già lasciato un pezzo del cuore, Partenope ne ha reso lo sguardo meno malinconico ed è riuscito a rapirgli il cuore diventando una seconda casa. Seconda è anche la vita che si sta ricostruendo, stando sempre in silenzio ad aspettare il suo momento. Restando ad allenarsi più degli altri, raccontando una grande bugia alla carta d’identità che vorrebbe ricordargli che il tempo per sgroppare su quella corsia destra sta quasi finendo. Una bugia meravigliosa quella di Christian ad Udine, una vittoria che ha la sua targa da mettere nello scaffale dei ricordi. Si dice che l’anima pesi esattamente 21 grammi, quella di Maggio deve avere qualche grammo in più, perché questo spessore umano è difficile da trovare nel mondo del calcio dove proliferano traditori ed affaristi. È ancora più bello festeggiare grazie ad uno così. È ancora più doveroso e sentito porre le scuse ad un campione di tutti i giorni, da quando fa la spesa al supermercato a quando conquista un rigore dal peso specifico non definibile. Semplicemente grazie.