Urs Althaus, alias "Aristoteles": "Bisogna combattere il razzismo, nel calcio e nella vita"

"Io sono stato anche pestato a causa del colore della pelle"
08.08.2012 01:00 di Redazione Tutto Napoli.net - @tuttonapoli  articolo letto 7073 volte
Fonte: calcionews24
Urs Althaus, alias "Aristoteles": "Bisogna combattere il razzismo, nel calcio e nella vita"

"Mister, fammi entrare”, chi non ricorda la fatidica frase pronunciata da Aristoteles a Oronzo Canà. Il fortissimo attaccante brasiliano della Longobarda grazie al film “L’allenatore nel pallone” è diventato un vero e proprio mito negli anni novanta. Almeno una volta tutti gli appassionati hanno visto la pellicola di Sergio Martino. Ma Aristoteles era solo un personaggio interpretato dal grande Urs Althaus. Un uomo semplice nato nel 1959 a Herrliberg, un piccolo paesino della Svizzera. Urs con la sua umiltà è riuscito a conquistare l’affetto di molte persone e verrà ricordato soprattutto come il primo uomo di colore a posare sul mensile americano GQ. La redazione diCalcionews24.com ha intervistato in esclusiva l’attore svizzero.

Lo sa che nonostante siano passati quasi trent’anni in Italia nessuno ha dimenticato il mitico Aristoteles?
“Questa cosa mi ha stupito molto e dall’Italia ho ricevuto veramente tanto amore. Il film ha commosso il cuore di tutti gli italiani”. 

Molti non sanno che lei ha giocato per due anni con la maglia dello Zurigo. Come mai ha abbandonato la carriera da calciatore?
“Ho avuto un incidente al braccio, me lo sono rotto e sono stato costretto a fermarmi”.

Solo due anni da calciatore, poi una grande carriera da attore: a New York ha conosciuto Lina Wertmüller…
“Si questo è vero. Incontrai Lina nella mia ascensore di New York e mi disse che ero un grande attore, così arrivai in Italia nel 1981”.

Lei ha anche un primato: è stato il primo ragazzo di colore a comparire sulla copertina della rivista americana GQ. Ci furono tante polemiche, ma alla fine quella copertina contribuì al graduale processo di integrazione dei neri in America.
“Era il mese di novembre del 1977, non posso dimenticare quella data. Oltre alla copertina, mi hanno dedicato anche altre ventiquattro pagine. In America c’è stata una vera e propria rivoluzione ed io ero molto fortunato. Gli uomini e le donne di colore hanno dovuto soffrire molti anni prima di ottenere un cambiamento. Quindi quella non è solo la mia copertina, ma appartiene ad ogni americano nero”.

Ha subito anche diverse aggressioni.
“Si, purtroppo sono stato pestato dieci anni fa dai neonazisti e mi ha salvato un giornalista che mi ha riconosciuto. Anche nel 2009 mi hanno pestato”.

Siamo nel 2012 e purtroppo il razzismo è ancora una piaga della nostra società. Come si può sconfiggere?
“Con l’istruzione. Ci sono tante persone che vanno in chiesa e pregano, ma appena lasciano la chiesa dimenticano cos’è l’umanità”. 

Nel 2009 ha pubblicato anche il suo primo libro: “Io, il negro”, nella quale narra gli alti ed i bassi della sua intensa vita.
“In Svizzera si è piazzato all’ottavo posto nella classifica dei libri più venduti. Un giorno spero di riuscire a farlo pubblicare anche in Italia”.

Purtroppo anche nel calcio il razzismo continua ad essere un tema caldo.
“Anche questa è una cosa che non capisco: il calcio unisce tutte le persone del mondo e sicuramente è lo sport più seguito. I tifosi dovrebbero sempre onorare ogni giocatore, a prescindere dal colore della pelle o della razza”.

Parliamo di calcio giocato: segue il campionato italiano?
“Seguo sempre il vostro campionato e sono molto felice se vincono le squadre italiane. Sapete perche? Perché vedo la felicità delle persone italiane. Io amo l’Italia e la sua cultura”.  

La squadre che preferisce?
“Longobarda e Brasile”. 

Purtroppo in questi ultimi anni il nostro campionato sta perdendo i suoi big: la prossima stagione non ci saranno neanche Lavezzi, Ibrahimovic e Thiago Silva…
“Per questi giocatori si è presentata l’occasione della vita e non potevano rifiutare. In Serie A, però, arriveranno altri grandi giocatori. In questo momento l’Italia sta vivendo un momento economico difficile, ma il vostro campionato resta sempre uno dei migliori al mondo”. 

Manchester City e PSG sono le protagoniste di questo calciomercato. Secondo lei gli sceicchi sarebbero riusciti a convincere il presidente Borlotti a cedere Aristoteles?
“No, assolutamente. Oronzo Canà mi ha portato in Italia, senza di lui non sarei quello che sono oggi. Finché avrò la fiducia del mister sarò al suo fianco! Lui è la mia famiglia e il denaro non può sostituire questo”. 

Cosa fa oggi Urs Althaus?
“Sono ancora un attore, ho scritto una sceneggiatura e sto partecipando alla produzione di un film “La Sonnambula”, che uscirà nel 2014”.

Cosa si aspetta Urs Althaus per il futuro?
“Spero di lavorare ancora per molto tempo come attore e voglio anche continuare la mia carriera da scrittore”.

Adesso vive in Svizzera, quando la rivedremo in Italia?
“Sono venuto a Milano lo scorso mese di marzo per dare il mio supporto alla Nazionale Italiana Trapianti. Il 17 abbiamo giocato una partita”.

Nel 1978 ha anche fondato una delle più importanti agenzie di modelli in campo internazionale. Diciamo che non si è fatto mancare niente.
“Si, ho vissuto tanti momenti felici, ma anche tanti momenti brutti. Però questo fa parte della vita”. 

Magari un giorno avremo un nuovo “Allenatore nel pallone” con Aristoteles nelle vesti di dirigente.
“Sarebbe meraviglioso! Se il mister o Borlotti mi contattassero la risposta sarebbe sicuramente positiva”.

Chi è l’Aristoteles dei nostri tempi?
“Messi”

L’allenatore nel pallone ha fatto nascere anche una grande amicizia tra lei e Lino Banfi.
“Lino è un grande attore, ma soprattutto una persona meravigliosa. Onore e rispetto per Lino”.

Ancora oggi i bambini in Italia conoscono Aristoteles e questa sicuramente è una grande soddisfazione per lei.
“Sono veramente contento di sapere queste cose. In Italia mi amano e rispettano tante persone”.