Allegri è cambiato? Pastore: "Napoli fatto per attaccare, si cavalchi la felicità offensiva!"
Giuseppe Pastore, giornalista, è stato ospite della nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tutta azzurra e live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e Dab Campania: "11 gol in 3 partite? Quel numero 11 merita una riflessione lunga, perché va contro l'analisi un po' pigra che facciamo da anni sul calcio di Allegri, quello del 'corto muso' e altre banalità nelle quali, come sempre, c'è anche un fondo di verità. Questo Napoli ha una parte offensiva qualitativamente migliore di quella difensiva. Lo dimostra anche il gol subito contro il Monza: un cross con la difesa schierata e un'altra situazione gestita male. In attacco, invece, il Napoli ha varietà di azioni, proposte, alternative e scelte. Deve cavalcare questa felicità offensiva, magari accettando di prendere qualche gol in più. Non deve pensare a difendersi, perché Napoli-Roma e anche Napoli-Bodø/Glimt ci hanno insegnato che questa squadra non lo fa particolarmente bene. Almeno finché non tornerà il miglior Rrahmani, che mi sembra il difensore più pronto a gestire una difesa bassa".
A Torino, quindi, ti aspetti un Napoli offensivo contro la Juventus?
"Mi aspetto una partita con molti gol, occasioni e situazioni. La Juventus deve vincere a tutti i costi, concede e anche il Napoli concede. Sono due squadre imperfette. Per questo è inutile pensare di andare a Torino puntando allo 0-1. Il Napoli deve attaccare, perché in questo momento è la cosa che sa fare meglio".
Con l'infortunio di Lobotka, De Bruyne può diventare stabilmente il regista del Napoli?
"È un tema bellissimo. Ho apprezzato molto il coraggio mostrato da Allegri contro la Roma nel mettere in quella posizione un giocatore così poco difensivo e così poco votato al contenimento, per di più contro la squadra più aggressiva del campionato. Per 55-60 minuti De Bruyne lo ha fatto molto bene, ma interpretando il ruolo a modo suo. Non si limita a svolgere il compito in maniera elementare: è un fuoriclasse, verticalizza, attacca e cerca continuamente la giocata capace di eliminare due o tre avversari e trovare Hojlund. È un modo molto poco allegriano, me ne rendo conto, ma molto coraggioso di interpretare il ruolo. Il problema è che, a meno che non giochi Gilmour, De Bruyne potrebbe essere chiamato a farlo tre volte alla settimana per 70-75 minuti. E questo richiede una condizione fisica importante".
Quanto sarà importante il rapporto tra Allegri e De Bruyne nelle prossime settimane?
"Il De Bruyne visto contro la Roma ha dato la sensazione di volerci stare dentro a questa idea, di non essere un giocatore intenzionato a mettersi di traverso. Per questo nei prossimi 40 giorni sarà fondamentale la comunione tra Allegri e De Bruyne. È una scelta coraggiosa, anche perché nasce in parte dalla mancanza di alternative. Se Allegri avesse avuto altri due o tre mediani probabilmente avrebbe fatto scelte differenti. Ma, visto che la situazione è questa, trovo molto interessante che De Bruyne possa reinventarsi proprio adesso che arrivano partite importanti come Juventus-Napoli. Naturalmente servirà anche recuperare Anguissa al massimo della condizione. Togliere Lobotka a questo Napoli è un problema serio, ma tutte le grandi stanno affrontando difficoltà simili".
Allegri, Spalletti e Sarri stanno vivendo un momento complicato. È il segnale di un declino dei grandi allenatori della vecchia generazione?
"Sono tre allenatori che hanno dato il meglio, lo dicono le loro carriere e anche la legge della natura. Hanno vinto tutti lo Scudetto e lasciato una grande impronta, ma in questo momento vivono una fase di declino. Bisogna però aggiungere un elemento fondamentale: ci sono tante squadre che vivono una situazione fuori di testa. Si gioca ogni tre giorni da mesi, le partite sono più intense e durano più a lungo, aumentano gli infortuni e gli allenatori sono spesso costretti quasi a recitare a soggetto. Chi ha ereditato una squadra già rodata è avvantaggiato. Quando invece sei arrivato da pochi mesi, hai tanti infortuni e non riesci neanche a lavorare tatticamente con continuità, come sta accadendo al Napoli e alla Juventus, diventa una corsa di sopravvivenza".
Quindi sarebbe sbagliato attribuire tutte le responsabilità ad Allegri?
"Questo non è il momento di buttare tutta la croce addosso agli allenatori. Il mercato del Napoli non l'ha fatto soltanto Allegri, così come ciò che è stato fatto alla Juventus non dipende esclusivamente da Spalletti. Gli allenatori sono spesso i capri espiatori perché sono quelli che ci mettono la faccia. Allegri, con la sua fama da aziendalista, finisce anche per coprire determinate scelte societarie, mercati al ribasso o giocatori che non si è riusciti a vendere. Sono allenatori fallibili, commettono errori e ne commetteranno ancora. Ma bisogna considerare tutto il quadro. Dietro di loro ci sono anche società che spesso assistono poco e male i propri tecnici, e quando in panchina hai un allenatore di grande prestigio questo problema può risultare persino meno visibile".
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