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Bellinazzo: "Nessun allarme Fair Play Finanziario, ma monte-ingaggi va ridotto del 10-15%"

Bellinazzo: "Nessun allarme Fair Play Finanziario, ma monte-ingaggi va ridotto del 10-15%"
Oggi alle 11:20Radio Tutto Napoli
di Pierpaolo Matrone
Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli

Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, in onda tutto il giorno, che puoi vedere qui sul sito o ascoltare sulle app (qui per Iphone o qui per Android) ed in auto col DAB: “Per chi ama il calcio, partite come Bayern Monaco-Paris Saint-Germain sono qualcosa di straordinario. È chiaro che avere certi fatturati e certi campioni aiuta a proporre un calcio di quel livello, ma credo ci sia una riflessione più ampia da fare: il calcio del futuro deve essere sempre più entertainment. Le partite molto tattiche, in cui non succede quasi nulla, difficilmente intercettano il gusto dei più giovani. Bisogna andare verso un calcio più spettacolare e valorizzare i grandi talenti”.

Anche per rendere il prodotto più vendibile all’estero?
“Assolutamente sì. Se vuoi esportare il tuo calcio e renderlo appetibile, devi migliorare la qualità dello spettacolo. Oggi il problema è che esistono praticamente due grandi prodotti globali: la Premier League e la Champions League. I campionati nazionali stanno perdendo attrattiva e la Serie A rischia di scivolare verso il livello della Ligue 1”.

Quanto pesa economicamente la qualificazione in Champions per il Napoli?
“Parliamo di cifre enormi. Il Napoli può garantirsi un assegno minimo tra i 50 e i 60 milioni di euro tra partecipazione alla Champions e piazzamento in campionato. Poi, naturalmente, più vai avanti e più incassi: basti pensare all’Inter, che arrivando in finale ha superato i 130 milioni. Vanno aggiunti anche botteghino, sponsor e bonus commerciali. La Champions cambia completamente la gestione economica di un club”.

Perché ci sono differenze nei ricavi tra le squadre qualificate?
“La UEFA ha modificato i parametri negli ultimi anni, premiando molto di più i risultati sul campo rispetto al market pool. In teoria il sistema è più democratico, ma in pratica finisce per favorire quasi sempre i club più ricchi e strutturati, quelli che arrivano regolarmente nelle fasi finali”.

Il Napoli dovrà comunque intervenire sui costi?
“Sì, credo sia corretto che il Napoli lavori per ridurre il monte ingaggi del 10-15%, così da riallineare il rapporto tra ricavi e costi. Negli ultimi anni sono stati fatti investimenti importanti e qualche equilibrio è stato inevitabilmente messo sotto pressione”.

Perché il calcio italiano continua a perdere terreno?
“Le cause sono tante. Nel mio libro ‘La fine del calcio italiano’, scritto nel 2018 dopo la prima mancata qualificazione al Mondiale, avevo indicato un decalogo di cose da fare. Purtroppo non è stato fatto quasi nulla. Servono stadi moderni, centri sportivi, internazionalizzazione e una visione industriale del sistema calcio”.

Manca la volontà o il sistema Italia frena tutto?
“Entrambe le cose. C’è una burocrazia che non aiuta, basti pensare alla vicenda stadio di Milano. Ma il vero problema è che in Italia il calcio non è mai stato visto come un’industria comune. Negli Stati Uniti i proprietari delle franchigie NBA sono rivali sul campo ma lavorano insieme fuori. Qui ognuno pensa al proprio orticello”.

Sul tema Fair Play Finanziario il Napoli può stare tranquillo?
“Sì. Il tema era il superamento della soglia tra ricavi e costi della squadra, ma il Napoli ha un vantaggio enorme: dispone di una liquidità molto importante, superiore ai 100 milioni di euro. Questo permette al club, anche in caso di sforamento dei parametri UEFA, di intervenire comunque sul mercato grazie alle riserve di cassa”.