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Biazzo: "Se c'era Agnelli, avrebbe cacciato Spalletti per quel gesto"

Biazzo: "Se c'era Agnelli, avrebbe cacciato Spalletti per quel gesto"
Oggi alle 15:30Radio Tutto Napoli
di Fabio Tarantino

Salvatore Biazzo, giornalista, è intervenuto su Radio Tutto Napoli, prima radio tematica sul Napoli, che puoi ascoltare/vedere qui sul sito, in auto col DAB Campania o sulle app gratuite (scarica qui per Iphone o qui per Android).

Con quale emotività ti avvicini a questa partita cruciale?
"È chiaro che il Napoli ha fatto un bel po’ di disastri. Ora deve rimediare e, proprio alla fine, proverà a prendere per i capelli questa qualificazione. Il cammino resta comunque, da un modestissimo punto di vista, parecchio deludente, per non dire disastroso in Champions League".

Che aspettative hai per la partita contro una grande squadra come il Chelsea?
"Ho rivisto più volte la partita del Chelsea contro il Pafos: prima in diretta, poi negli highlights. È una squadra fortissima, lo sappiamo tutti, anche perché ha elementi giovanissimi di straordinaria qualità: Caicedo, Estevão, João Pedro, Garnacho. Sono nomi che sembrano già delle leggende, nomi romantici che evocano Sud America, danza, triangolazioni, dribbling. Detto questo, soffrono un po’, perché gran parte del centrocampo si spinge continuamente in avanti. È una squadra che ti lascia giocare. L’abilità del Napoli dovrà stare nel sapersi inserire, nel fare buone transizioni, senza andare all’arrembaggio, ma aspettando l’avversario. Io sono moderatamente ottimista, lo sono per natura e anche per questa partita. La Champions, così com’è organizzata, si basa molto sulla differenza reti: a parità di punti conta tantissimo. Le squadre a 8 o 9 punti non hanno match semplici, quindi il mio ottimismo nasce anche dal calendario".

Resta però il rammarico per Copenaghen…
"Sì, perché al netto di un percorso negativo bastava vincere lì. Oggi il Napoli avrebbe avuto ampie possibilità anche con un pareggio. Le statistiche lo dicono chiaramente: esiste persino una speranza remota anche con la sconfitta, ma parliamo di uno zero virgola.
È una situazione complicata, ma lo è anche per le altre. Il Monaco con la Juventus, il Leverkusen con il Villarreal, l’Atlético con lo Sporting Lisbona: non sono partite semplici. Per questo resto moderatamente ottimista".

In campionato invece che giudizio dai?
"Ne abbiamo già parlato: è stato un campionato un po’ deludente, anche perché isterico. Abbiamo visto pessime prestazioni, come contro il Bologna, poi una Supercoppa straordinaria sempre contro il Bologna. Pareggi uggiosi, come la pioggia e l’umidità di questi giorni, contro il Parma, e poi la partita con l’Inter dove potevi fare qualcosa in più".

Parlando di impresa: c’è una partita del passato paragonabile a questa?
"In Champions è difficile fare paragoni. Forse quella contro il Real Madrid: segni, poi Butragueño ti punisce. Ma la Champions di allora non è quella di oggi. All’epoca avevi andata e ritorno, differenza reti, possibilità di rimediare. Qui è un campionato a girone unico: sono quasi tutte partite secche.
Il vero rimpianto resta quel 6-2 subito, che pesa come un macigno. Bastava perdere in modo onorevole: con 3 o 4 gol in meno oggi saresti tranquillamente tra le 24. Devi fare un disastro per restarne fuori, e il Napoli purtroppo finora l’ha fatto".

Tornando alle ambizioni iniziali: oggi si parla molto di alibi legati agli infortuni…
"Gli infortuni ci sono stati ed è vero che i giocatori sono spremuti. Questo è diventato l’alibi che sana ogni discorso. È una narrazione che passa per l’affetto e la stima che c’è verso Conte, che resta un grande allenatore. Però bisognerebbe anche fare un’indagine interna. Io parlo seriamente: una distorsione alla caviglia io l’ho avuta, anche grave, e l’ho recuperata in 35 giorni a 50 anni. Qualcosa non mi convince. Sulla spalla, se uno entra e si aggrava, lì c’è stata una leggerezza. Il giocatore voleva giocare, ma la gestione è responsabilità dello staff. E Conte ha uno staff molto importante: Oriali, il vice, professionisti esperti. In un momento della stagione sono state fatte valutazioni sbagliate, e va detto con chiarezza".

C’è però un dibattito continuo “pro Conte” o “contro Conte”…
"A me fa ridere. Io non sono né pro né contro Conte. Non sono contro il Napoli per criticare Conte. Io rilevo delle criticità, perché chi mi ascolta si aspetta libertà di pensiero, non schieramenti. Quando tutti portavano Spalletti sugli scudi, io dissi che non mi piaceva come persona. E i fatti recenti lo dimostrano. Le sue uscite su Conte, sull’intelligenza artificiale… erano evitabili. Napoli gli sarà sempre riconoscente per lo scudetto straordinario, ma ora basta. Faccia l’allenatore e stop. Alla Juve oggi manca lo stile di una volta. Se ci fosse stato ancora l’Avvocato, certi comportamenti non sarebbero passati. Come non dare la mano a un dirigente storico. Per ora c’è solo lo stile, mancano le vittorie".