Filardi: "Farei calciare i rigori a Hojlund per dargli fiducia. Il gol serve"
Grande attesa per Monza-Napoli di questa sera. Massimo Filardi, ex azzurro, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l'unica radio tematica sul Napoli live dalle 7 su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.
Cosa non ti convince del Napoli visto nelle ultime partite?
"Mi piace la fase di possesso e quella offensiva, perché si vede un lavoro diverso fin dall'inizio. Quello che non mi convince è il blocco basso, troppo passivo e senza una vera selezione. La linea difensiva deve salire, non restare dentro l'area di rigore. Anche sui calci piazzati, come abbiamo visto contro il Bodo/Glimt e la Roma, la difesa deve avanzare e liberare l'area. Il Napoli sfrutta pochissimo la tattica del fuorigioco, mentre altre squadre, come il Barcellona, utilizzano questa soluzione in maniera estrema, anche grazie al VAR. Non dico di arrivare fino alla linea di centrocampo, ma bisogna salire quando il pallone torna indietro. È un meccanismo che va allenato collettivamente. Sarri, per esempio, lavorava molto sugli spazi e sui movimenti del reparto, non soltanto sull'uomo. Il Napoli deve acquisire questi automatismi, altrimenti continuerà a concedere gol."
Qual è il rischio più grande nell'affrontare il Monza?
"Onestamente, non vedo particolari difficoltà sul piano tecnico. Il rischio è cambiare troppi uomini e non riuscire a trovare un'identità, come accaduto nel primo tempo di Venezia, quando la squadra è apparsa lenta e prevedibile. Io farei partire sempre la formazione migliore, per poi effettuare i cambi al momento opportuno. Con cinque sostituzioni a disposizione non ha più senso fare un turnover massiccio, soprattutto quando una squadra sta trovando la propria identità offensiva. Dopo le partite contro Bodo/Glimt e Roma, il Napoli sta migliorando nella manovra e rivoluzionare la formazione potrebbe essere controproducente. Il Monza, inoltre, è una squadra che aggredisce e lascia spazi: potrebbe essere la partita ideale per Højlund, che sa attaccare la profondità come ha dimostrato contro la Roma."
Ha senso rinunciare a De Bruyne dopo le ultime prestazioni, magari per gestirlo nel corso della partita?
"Bisogna dare un'identità alla squadra e non togliere continuamente i suoi punti di riferimento. Con il recupero di due centrocampisti fondamentali come Lobotka e McTominay, De Bruyne può esprimersi al meglio. Rispetto a un giocatore come Anguissa, ha caratteristiche diverse: unisce palleggio, verticalità, lancio e capacità di accompagnare l'azione offensiva, potendo giocare sia da centrocampista sia da trequartista. Offre più soluzioni e, grazie a un giocatore come Lobotka che mantiene la posizione, permette alla squadra di costruire meglio. È anche per questo che il Napoli sta creando molte più occasioni da gol rispetto a un mese fa: le caratteristiche dei centrocampisti fanno la differenza."
Qual è il problema di Højlund, che continua a fare fatica a trovare il gol?
"I gol arriveranno. Secondo me, Højlund dovrebbe avere la possibilità di calciare i rigori, perché per un attaccante segnare con continuità è fondamentale anche dal punto di vista psicologico. Un rigore realizzato può aiutarti a superare un momento difficile e a ritrovare fiducia. Højlund, anche quando non segna, è utilissimo: lotta, corre, difende palla e aiuta la squadra. Contro la Roma ha fatto una grande partita e ha creato un'occasione straordinaria, con una progressione che pochi attaccanti riescono a fare. Gli manca soprattutto un po' di concretezza e lucidità sotto porta, ma bisogna considerare anche il lavoro che svolge durante la gara. Quando un centravanti lotta continuamente contro uno o due avversari, arriva meno lucido al momento della conclusione."
Come si può aiutare Højlund a essere più lucido in fase realizzativa?
"Bisogna evitare che sprechi troppe energie rincorrendo gli avversari. Mi viene in mente il lavoro che facevamo ai tempi della squadra di Bianchi, con Maradona, Giordano e Carnevale. L'allenatore ci spiegava che dovevamo difenderci rapidamente e imparare a lavorare insieme, perché i tre attaccanti non dovevano consumare energie inutili nella fase difensiva. Ci allenavamo spesso in esercitazioni in inferiorità numerica, per imparare a difendere come reparto. Lo stesso principio può valere per Højlund: se lotta continuamente da solo contro due avversari, è inevitabile che perda lucidità. Io stravedo per lui, perché a 23 anni ha margini di crescita enormi. Oggi probabilmente non è ancora un attaccante da venti gol a stagione, ma ha tutte le caratteristiche per diventarlo: tiro, forza e velocità. Lo dimostra anche la progressione contro la Roma. Deve continuare a lavorare, senza demoralizzarsi per qualche errore, e secondo me dovrebbe battere i rigori: è una questione di allenamento e fiducia."
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